BUSSI: LA CARATTERIZZAZIONE E' DA RIFARE
E APERTURA BUSTE BONIFICA SLITTA ANCORA

Pubblicazione: 17 dicembre 2016 alle ore 11:45

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BUSSI SUL TIRINO - Caratterizzazione delle aree inquinate del Sito di interesse nazionale (Sin) di Bussi sul Tirino (Pescara): tutto da rifare.

Dalla Conferenza dei servizi convocata dal Ministero dell'Ambiente il 30 novembre scorso a Roma, è emerso che le attività di messa in sicurezza attraverso il capping sono insufficienti a contenere l'inquinamento e che è inutilizzabile la dettagliata analisi e quantificazione dei veleni, commissionata dal compianto commissario Adriano Goio, che ha svelato la presenza di un "miscuglio di inquinanti" tra cui il cloruro di vinile, il gas inodore, insolubile in acqua, tossico e cancerogeno, ritrovato nella cosiddetta Terra dei fuochi e, più di recente, sotto l'ex centrale nucleare di Latina.

Dal verbale della riunione, infatti, emerge come l'Agenzia regionale per la tutela dell'Ambiente (Arta) si rifiuti di validare la caratterizzazione commissionata sulla mega discarica dei veleni Tre Monti, ritardando così ogni possibilità di avvio dell'agognata bonifica, clamorosamente in ritardo a ormai un anno dalla pubblicazione del bando di gara da parte della struttura commissariale, il cui iter ad oggi ancora non viene espletato.

"Arta Abruzzo con note di settembre 2015 e febbraio 2016 ha evidenziato che il sistema di messa in sicurezza messo in atto dal commissario non è funzionale a garantire il confinamento della contaminazione delle acque sotterranee - emerge dal verbale - visti i superamenti per solventi clorurati ed altri parametri rilevati in campioni di acque di piezometri posti a valle della discarica".

Le indagini di caratterizzazione dell'area, effettuate tra novembre 2013 e marzo/aprile 2014, secondo l'Arta sono poi state svolte con campionamenti di "terzi incaricati dal commissario stesso", e l'Agenzia si è "limitata alla sola realizzazione delle analisi", senza dunque "aver partecipto né assistito alle operazioni di campionamento".

E che, quindi, i timbri dell'Arta presenti sui verbali di prelievo dei campioni rappresentano una "mera accettazione dei campioni ai fini dell'esecuzione delle analisi".

Il commissario, insomma, "ha trasmesso solamente copia dei certificati analitici della caratterizzazione (suolo, acqua e rifiuti), su supporto informatico, senza alcuna modalità descrittiva delle modalità di campionamento e dell'ubicazione dei punti di prelievo".

IL RUOLO DELLA EDISON

Alla Conferenza dei servizi i rappresentanti di Edison, i cui dirigenti sono finiti sotto processo per inquinamento delle acque (vicenda giudiziaria ancora in piedi visto che la Cassazione ha convertito in appello i ricorsi presentati dai pm dopo che la Corte d'Assise di Chieti ha assolto 18 dei 19 imputati), hanno proposto di effettuare nuove indagini geologiche.

Attività che, è stato deciso, "dovranno essere concordate con Arta e svolte esclusivamente alla presenza degli Enti di controllo".

Ma il colpo di scena è arrivato quando i rappresentanti del colosso belga hanno ribadito di "ritenersi soggetto non responsabile della contaminazione - si legge sempre nel verbale - e di operare in quanto proprietario dell'area".

IL LAVORO DEL COMMISSARIO

Che del lavoro quasi decennale del commissario non ci sia fiducia da parte del Ministero dell'Ambiente, si capisce anche dal fatto che la dirigente Laura D'Aprile ha chiesto all'Ispra, all'Istituto superiore di Sanità e alla stessa Arta "di trasmettere con urgenza un formale parere istruttorio sulla documentazione reperita presso gli uffici commissariali e sul piano di caratterizzazione che Edison trasmetterà e che dovrà tenere conto, nella ricostruzione del modello concettuale del sito, di tutti gli esiti delle indagini effettuate dall'ufficio commissariale con risorse pubbliche".

E QUELLO DELL'ARTA

Anche il piano di caratterizzazione delle aree pubbliche, che la Regione ha affidato all'Arta con una dotazione di 1,4 milioni di euro, rischia un clamoroso stop, visto che il direttore dell'Agenzia Giovanni Damiani ha espresso preoccupazione e rischio di ritardi "a causa dei danni strutturali subiti dal laboratorio Arta di Teramo a causa dei recenti eventi sismici".

IL GIALLO DEL RUP

Va assumendo poi le caratteristiche di un giallo la nomina del responsabile unico del procedimento (Rup) di gara per la bonifica, che ancora non viene nominato dopo che quello indicato dal commissario, l'ingegnere aquilano Mario Dari Salisburgo, era stato revocato alla luce di un parere dell'Autorità Anticorruzione (Anac) e che il funzionario della Provincia dell'Aquila Massimo Di Battista, individuato al suo posto dalla D'Aprile, ha rinunciato all'incarico.

L'assenza del rup preclude la possibilità di aprire le buste con le offerte economiche, prevista l'ultima volta il 14 novembre scorso, e contribuisce a consolidare la tesi di chi teme che la gara finisca per essere invalidata. Ipotesi smentita dalla stessa D'Aprile nell'intervista ad AbruzzoWeb del 16 novembre.

Nella Conferenza dei servizi "il rappresentante della Regione - si legge nel verbale - comunica che è già stato individuato il soggetto per la sostituzione del rup ed è in via di formalizzazione la relativa comunicazione, previo colloquio" con la D'Aprile.

E secondo quanto appreso, proprio a causa dell'assenza del rup salterà anche la riunione della Commissione aggiudicatrice fissata per il 21 dicembre, in cui si sarebbero dovute esaminare le offerte economiche

I FONDI RIMASTI E GLI INTERVENTI ULTIMATI

Sulla base della rendicontazione commissariale, giudicata comunque "ermetica" dalla D'Aprile, acquisita dal Ministero solo l'11 novembre scorso, le risorse vincolate ad oggi ancora disponibili risultano pari a 45.560.420 euro, "più o meno l’importo della gara per la bonifica di sole due aree, le famose 2a e 2b".



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