BUSSI: SI CHIUDE LA FASE COMMISSARIALE,
POTERI AL MINISTERO E DUBBI SUI CONTI

Pubblicazione: 17 marzo 2017 alle ore 07:00

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L’AQUILA - È definitivamente chiusa l’attività commissariale sul Sito d’interesse nazionale di Bussi sul Tirino (Pescara).

Con il passaggio di consegne, martedì scorso all’Aquila, tra l’ufficio che fu dello scomparso Adriano Goio e il ministero dell’Ambiente, rappresentato dalla dirigente Laura D’Aprile, dall’agosto scorso incaricata dal governo di gestire la delicata partita della bonifica, avviata dal commissario con la gara bandita a dicembre 2015 ma non ancora espletata, si è chiusa una volta per tutte la decennale stagione guidata dall’architetto trentino.

Al passaggio di consegne, da quanto appreso, erano presenti anche il direttore generale della Regione Abruzzo, Cristina Gerardis, che come avvocato dello Stato nel processo per inquinamento ha rappresentato proprio le parti civili, l’ex responsabile unico del procedimento, Silverio Salvi, che ha rinunciato all’incarico dopo essere stato indagato nella maxi inchiesta sugli appalti della Regione, l’ingegnere romano che ha preso il suo posto, Enrico Bentivoglio, e il braccio destro di Goio, l’ingegnere aquilano Mario Dari Salisburgo.

È stato quest’ultimo, sempre secondo quanto appreso senza contratto e, quindi, gratis, a custodire nell’ultimo anno tutta la documentazione di dieci anni di attività dell’ufficio commissariale.

Il passaggio di consegne arriva a più di 8 mesi dalla cessazione delle funzioni del commissario, che era comunque deceduto 3 mesi prima, e a 6 dall’incarico alla D’Aprile, probabilmente anche a causa di molti aspetti poco limpidi che si sono dovuti chiarire della contabilità commissariale, sulla quale ha chiesto lumi anche la Corte dei conti e che la stessa dirigente del ministero non ha esitato a definire “ermetica”.

Sono stati tutti ricollocati presso altri uffici, sempre secondo quanto è stato possibile apprendere, i circa 10 dipendenti dell’ufficio commissariale, mentre restano all’Aquila, negli uffici della Regione, tutti i relativi documenti.

Ancora al palo, intanto, l’iter della gara per la bonifica delle aree inquinate Solvay: nonostante il sollecito ufficiale del ministero, il presidente, Pasquale De Lise, dopo i ripetuti rinvii, ancora non convoca la commissione giudicatrice che deve stabilire a chi affidare i lavori da circa 50 milioni di euro, tra i cinque raggruppamenti di imprese che hanno risposto alla gara e ai quali la commissione tecnica presieduta dal dirigente di palazzo Chigi in pensione Aldo Mancurti ha da tempo assegnato un punteggio a seguito della valutazione di merito dei progetti.

Proprio sulla gara, poi, incombe il ricorso al Tar del Lazio per l’annullamento presentato dal Gruppo Toto, che alla gara non ha risposto, ma che ha sempre manifestato il proprio interesse a investire sull’area: nell’udienza di mercoledì il tribunale amministrativo si è riservato una decisione.

Secondo il colosso abruzzese che fa capo a Carlo Toto, il bando di gara è illegittimo visto che, non solo il commissario non ne aveva la competenza, ma esso si limita all’aspetto ambientale trascurando quello della reindustrializzazione, non ha un adeguato progetto preliminare e un piano di caratterizzazione, cioè la mappatura dei veleni presenti nel sottosuolo.



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