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C.A.S.E. TOUR/ROIO 1: CONDANNA DELLA SOLITUDINE, MA IL VERDE DELL'ORTO FA SPERARE LE PERSONE

Pubblicazione: 30 settembre 2011 alle ore 08:35

A oltre due anni dal terremoto, il progetto C.a.s.e. è una realtà urbana e sociale giocoforza accettata dagli aquilani.

Nelle 19 aree sono stati realizzati 185 edifici, per un totale di circa 4.500 appartamenti che a oggi ospitano poco più di 13 mila persone.

Alcuni abitano alloggi vicini alle loro case di un tempo, quelle che hanno perso, altri hanno cambiato completamente zona della città o addirittura paese.

Disagi e comfort si dividono quasi equamente, mentre le famiglie del capoluogo cercano di abituarsi a passare la vita in queste abitazioni.

Come si abita oggi nel progetto C.a.s.e.? Per avere il quadro della situazione e vagliare sentiti dire positivi e negativi, AbruzzoWeb ha lanciato una rubrica che periodicamente porterà i lettori dentro le piastre e gli alloggi.

Tra problemi, speranze, disagi e comodità. Buona lettura.

C.A.S.E. roio 1- LA SCHEDA
Palazzine:  6
Appartamenti:  144
Persone a oggi:  456
Cosa va: Cosa non va:
1. Orto coltivato recintato 1. Pavimenti di scarsa qualità
2. Privacy rispetto agli alberghi 2. Guasti e dubbi sulla manutenzione
3. Prato ben curato e parco giochi 3. Servizi pubblici scadenti

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di Silvia Santucci

L’AQUILA - Con la fine del Tour che si avvicina, AbruzzoWeb e i suoi lettori non smettono di chiedersi, come si vive nel progetto C.a.s.e.?

“Dove? Nella città di cartone?”, risponde ironicamente un abitante di Roio 1, una risposta che esprime, più di tante altre, una sensazione comune di abbandono che spinge a distinguere, a distanza di oltre due anni, le C.a.s.e. dalle case.

“È come vivere ogni giorno aspettando qualcosa, anche se non si sa bene cosa”, dice la signora Maria Sfarra.

“Sappiamo - aggiunge - che ci vorrà tempo per ricostruire le nostre vecchie abitazioni, che non è facile e che questi tempi saranno lunghi, ma a volte ci sembra di essere stati messi nel ‘dimenticatoio’”.

Effettivamente la sensazione che si ha, aggirandosi tra i nuovi edifici del plesso di Roio 1, è che, oltre agli alloggi con tutto l'indispensabile, il prato ben curato e il piccolo parco giochi, alla gente manchi quello che rende davvero un quartiere tale, ovvero un punto di aggregazione.

I cittadini, infatti, raccontano di danni alle abitazioni come perdite d’acqua, serrature difettose, lavandini che si ostruiscono facilmente, ascensori che non sempre funzionano, pavimenti che non aderiscono bene e alcuni “per sentito dire” si chiedono anche se dovranno effettuarle da soli queste riparazioni, ma i problemi che li affliggono davvero sembrano essere altri.

“Ormai qui ci conosciamo tutti - afferma Walter Cappucci - ma soprattutto d’inverno ci chiudiamo dentro e questo perché non c’è un posto dove giovani o anziani possano incontrarsi; se aprissero un’attività, un negozio, oltre che dare un guadagno a quest'ultimo, visto che manca anche il lavoro, tutti potrebbero avere la possibilità di uscire”.

Della stessa opinione la signora Elide che dice “il giorno esco e non incontro mai nessuno” ma, allo stesso tempo, ricorda che “dobbiamo vivere lo Stato come se fosse una famiglia, certo qui non si vive come prima anche perché per chi come me viveva all’Aquila e per chi ha impegni la distanza pesa, ma dobbiamo adattarci e fare sacrifici perché se non li facciamo noi toccherà farli a qualcun altro”.

“Io dico - prosegue - che è stata una buona soluzione questa delle C.a.s.e., perché ti permette di organizzarti come se la casa fosse tua, dandoti quella privacy con i tuoi familiari che altre alternative, come l’albergo, non ti avrebbero dato. Insomma per una sistemazione temporanea è più che sufficiente”.

Di opinione diversa il signor Pasquale Micantoni che, pur nutrendo la stessa riconoscenza che tutti gli intervistati hanno più volte sottolineato, afferma che “non ci hanno arrestato ma ci siamo arrestati da soli. Vivere qui - insiste - è come una galera perché non c'è niente, se non avessi la macchina non potrei, alla mia età, raggiungere la fermata degli autobus con il freddo che fa qui d'inverno!”.

Quella dei trasporti pubblici è una questione spinosa di Roio 1: in molti lamentano la distanza che c'è dalle C.a.s.e. alla fermata degli autobus di linea, che si trova alla piazza del paese, un problema che riguarda soprattutto gli studenti e che si acutizza quando si fa il confronto con la vicina Roio 2 che, da quanto dicono, sembra averne una facilmente raggiungibile.

Chi era già residente a Roio è abituato, da questo punto di vista, a raggiungere L'Aquila, anche con il brutto tempo, ma per gli altri è più scomodo viaggiare, soprattutto ora che via Tancredi da Pentima, la strada che passa accanto alle 99 Cannelle è a senso unico e il dispendio di benzina è aumentato. Mentre i giovani, però, riescono a organizzarsi per stare insieme o muoversi, gli anziani vivono situazioni peggiori.

“Non abbiamo - come ci spiega il signor Achille Masciantonio, di ritorno da una solitaria passeggiata - neppure un posto dove fare una partita a carte o fare due chiacchere”, e non sanno neanche a chi rivolgersi per segnalare un guasto, come ci fa capire lo stesso Achille.

“Per gli anziani che vivono da soli anche il fatto di non avere un negozio di alimentari vicino è un grande problema”, spiega il dottor Paolo Evangelista.

“Possibile - si chiede il medico aquilano - che alla Asl non sia mai venuto in mente di portare medicine o di ricreare quelle giornate in cui si misurava la pressione o la glicemia o si faceva la spirometria (che prima del terremoto si organizzavano sotto i portici, ndr) all'interno dei progetti C.a.s.e.? Basterebbe un medico e un infermiere e io sono certo che moltissime persone parteciperebbero all'iniziativa”.

“Iniziative di questo tipo - sottolinea - servirebbero a dare un segnale ai cittadini, un segnale che dimostri che il Comune è presente perché c'è davvero bisogno di una attenzione maggiore da parte delle istituzioni”.

Non mancano, tuttavia, le note positive e la gente di Roio 1 ha preso per prima in mano zappa e bidente per coltivare un orto che ora è stato anche recintato.

Un piccolo gioiello, idea della Protezione civile ma frutto del lavoro degli abitanti, che ha stimolato la socialità di una località così in crisi sotto questo aspetto, dimostrando che, nonostante tutto, la voglia di stare insieme non cambia e “la speranza - come molte persone hanno detto ad AbruzzoWeb - è l'ultima a morire”.



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