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CALCIO: DELIRIO L'AQUILA, E' IN C1
2-1 AL TERAMO, LA CITTA' TREMA DI GIOIA

Pubblicazione: 16 giugno 2013 alle ore 10:49

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L’AQUILA - Piange, L’Aquila, ma stavolta piange di gioia. E trema di gioia, dopo aver riconquistato la promozione in Prima Divisione battendo il Teramo.

Una categoria che i rossoblù avevano lasciato un’era geologica fa, nel 2004, al termine di un’amara retrocessione, per tuffarsi in un’epoca a lungo buia, e di difficile risalita.

C’è voluto un sacco di tempo, per far tornare L’Aquila in C1, tutti la chiamano ancora così. Pochi c’erano e pochi si ricordano i campetti dell’Eccellenza, le batoste subìte dal capoluogo di regione in zone dove al massimo pochi anni prima ci si andava in villeggiatura e gli ultrà oggi, nel giorno del trionfo, hanno voluto ricordare, e ringraziare, chi non ha mai abbandonato la fede, piuttosto che riavvicinarsi solo al momento di salire sul carro dei vincitori.

Tra la C1 persa e quella riconquistata ci si è messo di mezzo anche un terremoto, che ha devastato la città ma non è riuscito a fermare la squadra di calcio, che è ripartita letteralmente dalle macerie. Il successo di oggi probabilmente è cominciato lì, nell’estate del 2009, quando si firmavano i contratti con gli allenatori mangiando in mense improvvisate accanto ai vigili del fuoco che avevano appena finito di puntellare case pericolanti.

La promozione è arrivata con gli spareggi e non poteva essere altrimenti. Sia perché in oltre ottant’anni di storia il club ha vinto un solo campionato da primo in classifica, nel 1998. Sia perché gli spareggi hanno segnato, in negativo e in positivo, come oggi, la storia calcistica recente ma anche quella sociale.

Un’intera generazione di aquilani che oggi hanno trenta e quarant’anni, infatti, ha imparato a vincere e a perdere da subito, da bambini, con le epiche disfatte dei primi anni Novanta, Gualdo e Torres, bastano le parole per chi sa, e i trionfi della seconda metà del decennio, appunto la promozione in C2 del ’98 e quella in C1 di due anni dopo, con l’epico spareggio di Avellino.

Si sono ritrovati oggi tutti sugli spalti e nonostante la vittoria della finale d’andata, nonostante il gol lampo di oggi, nonostante tutto, avevano ansia e avevano una paura irrazionale. Non di perdere, ma di vincere.

Perché l’ultimo spareggio giocato, la semifinale di due anni fa contro il Prato, aveva toccato al massimo le corde nervose dei tifosi di questa squadra. Sconfitti in un modo talmente assurdo, al novantanovesimo minuto, che ha allora era nata una sorta di maledizione, di cupa cappa sulle imprese pallonare cittadine.

Si pensava non se ne sarebbe mai usciti. Per lo meno, non così presto, dopo appena due anni. Ecco perché il fischio finale è stato una liberazione. Che ha scatenato il tripudio e che, forse, soprattutto dà l’avvio a una fase nuova della città.

Ma sì, forse dal bistrattato mondo del calcio può arrivare una spinta, una speranza, a dispetto di una ricostruzione che non parte, di soldi che non arrivano e chissà se mai arriveranno, di una crisi che pare senza fine. Una L’Aquila nuova, che non dovrà più avere paura.

La promozione parte da lontano e si è radicata soprattutto su una società finalmente solida, con tanti imprenditori, edili naturalmente, il genere che va di più oggi all’Aquila, capeggiati da quello che ci ha voluto mettere più birra e la faccia, il presidente Corrado Chiodi. Ripagato con gli interessi da una folla osannante e da una somma di emozioni che non potrà dimenticare mai.

È la promozione di Elio Gizzi, che L’Aquila l’ha raccolta con il cucchiaino nel 2007, quando rischiava di sparire ancora. Con abilità e fortuna, prima da presidente oggi da amministratore, l’ha riportata su.

È di Ercole Di Nicola, il responsabile dell’area tecnica. Bistrattato, guardato con sospetto, invitato a cambiare aria con le buone e quasi con le cattive. Ha avuto ragione lui, perché a pallone ha ragione chi vince. Di Fabio Aureli, direttore generale, eminenza grigia della società che ha visto crescere con lui e ancora dovrà crescere tanto.

E poi c’è la squadra, quella che la categoria superiore se l’è sudata sul campo. Spesso giocando male, spesso dando l’impressione di non poterci arrivare, alla fine smentita con una serie di spareggi di efficacia millimetrica. Gettando al vento la promozione diretta con il secondo posto, riprendendosela con quattro partite eccezionali per solidità e tenuta nervosa.

L’allenatore della promozione è Giovanni Pagliari, arrivato quasi a fine torneo con un’unica missione, sbrogliare i grovigli mentali e tecnici di una squadra che si stava intrecciando su se stessa e portarla nei playoff. Non solo l’ha fatto, ma li ha anche disputati con l’efficacia di un killer, e oggi ha potuto finalmente festeggiare a petto nudo, come aveva promesso.

Un pezzettino di C1 appartiene anche a Maurizio Ianni, prima di tutto tifoso rossoblù, che da allenatore ha traghettato a lungo quel progetto realizzato oggi prima di alzare bandiera bianca, e forse perfino ad Archimede Graziani, terzo tecnico stagionale, che a inizio stagione lo aveva solo avviato.

I calciatori andrebbero citati tutto uno a uno, ma ci sono alcuni simboli. Imperio Carcione, due gol decisivi nei play off, non più capitano eppure divenuto trascinatore della squadra proprio quando la fascia ha cambiato braccio. Umberto Improta, due anni e venti gol più spiccioli ma oggi visto anche a fare il terzino per portare a casa il risultato.

Saveriano Infantino, corsa continua, sbuffi, botte e anche tanti gol, la finale l’ha incanalata lui con la rete decisiva a Teramo. Gaetano Iannini, da ‘mela marcia’ da epurare nello spogliatoio ad autentico cronografo del centrocampo rossoblù nelle quattro partite più delicate e importanti della stagione. Pomante e Rapisarda, che hanno salvato due gol sulla linea nelle due finali.

Il “Fattori” li ha acclamati tutti, ed è stata una voce che si faceva sentire. L’evento, d’altronde, lo richiedeva, e la città non ha tradito. Erano 5 mila gli spettatori, e sarebbero stati di più senza le pastoie burocratiche delle misure di sicurezza. Sembrava di rivedere uno stadio da anni Novanta, dopo che durante l’anno, soprattutto nelle partite meno intriganti, il pubblico ha spesso dato forfait, pur avendo a fine anno una buona media.

Sembrava un “Fattori” d’altri tempi anche perché a calcarlo prima del match, in un’iniziativa fortemente voluta dalla società rossoblù e da AbruzzoWeb, sono state alcune delle Stelle della storia recente dell’Aquila Calcio, gli ultimi vent’anni, quelli degli spareggi vinti e persi di cui si diceva sopra.

Davide Di Nicola, il più acclamato, Marco Di Chio, il preferito dei tifosi ormai un po’ meno giovani, e poi tanti altri nomi che hanno fatto sognare, Gianni Boccia, quello che ha segnato anche alla Roma, Alessandro Cagnale, l’unico che ha vinto due campionati, Alessandro Tatomir, che in Libia pensò bene di randellare in campo il figlio di Gheddafi, Massimiliano Marcosanti, il difensore che segnò alla ‘sua’ Lazio, Marco Onesti, che ha vinto da preparatore dei portieri dopo che vinse 15 anni fa tra i pali, Massimo De Amicis, che se tira De Amicis è gol, Luca Leone, dal rossoblù alla serie B da ds e chissà che non porti bene, e Francesco D’Angelosante, l’aquilano che ha giocato e ora tifa per la squadra della sua città.

Un’atmosfera magica, una festa talmente ben disegnata e rifinita che nemmeno un grande architetto avrebbe potuto studiarla così a tavolino, ci risiamo con le metafore sulla ricostruzione.

Com’è possibile che per una volta sia andato tutto bene, sia andato tutto come doveva andare? Forse il motivo è semplice. È che oggi erano troppi gli aquilani. È che oggi era troppa L’Aquila.

L’Aquila: Testa 6,5, Rapisarda 7, Ligorio 6,5 (24’ st Gizzi n.g.), Carcione 8 (28’ st D’Amico n.g.), Ingrosso 7, Pomante 7, Menicozzo 7,5, Iannini 7,5, Infantino 7, Ciotola 6,5 (34’ st Colussi n.g.), Improta 7. All. Pagliari

Teramo: Serraiocco 6, De Fabbritiis 6, Scipioni 6, Coletti 6,5, Ferrani 5,5, Speranza 5, Foglia 6 (19’ st Patierno 4,5), Valentini 6, Olcese 5,5, Iazzetta 6 (12’ st Petrella 6,5), Ambrosini 6,5 (34’ st De Stefano n.g.). All. Cappellacci

Arbitro: Aureliano di Bologna 7

Reti: 2’ pt Carcione, 11’ st Iannini, 40’ st Coletti (rig.)

Note: spettatori 5 mila circa. Calci d’angolo 7-6 per L’Aquila. Ammoniti Ferrani, Scipioni, Menicozzo, Carcione, Colussi. Espulso al 49’ st Patierno



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