CALCIO: I 50 ANNI DI VINCENZINO ANGELONE TRA CAMPO
E PANCHINA, ''MA QUALE TRAGUARDO, IO NON MI FERMO!''

Pubblicazione: 06 dicembre 2017 alle ore 07:00

Il tecnico dell'Amiternina, Vincenzino Angelone
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SCOPPITO - “Compiere cinquant’anni non è un traguardo per me, vorrebbe dire che devo fermarmi perché sono arrivato. Invece, io voglio continuare a correre”.

Parla da maratoneta Vincenzino Angelone, tecnico dell’Amiternina di Scoppito (L’Aquila), ex calciatore che alla fine di una carriera ha intrapreso quella da allenatore (con panchine pure a Giulianova, Atri, Cologna Spiaggia), che dura da diciassette anni, riuscendo a togliersi più di qualche soddisfazione soprattutto con i giallorossi scoppitani. 

Da calciatore, Angelone, difensore e centrocampista, ha cominciato a fare sul serio nel 1980, con le giovanili nella sua Scoppito, poi una brevissima esperienza a Sulmona (L’Aquila), poi L’Aquila Calcio che “porto sempre nel cuore”.

E ancora, Paganica, Celano, ma con l’occhio e la necessità di stare più vicino a casa, quindi Scoppito, per motivi di lavoro.

“Erano tempi diversi - ammette Angelone ad AbruzzoWeb - per il calcio ci si sacrificava di più, oggi i ragazzi sono meno disposti a faticare. La testa, insomma, non punta più in alto, che porta a vedere il calcio come un divertimento e non un punto di arrivo. Il livello generale è più basso rispetto a qualche anno fa anche per questo motivo, secondo me”.

Nella sua carriera sul campo, Angelone è incappato in qualche brutto infortunio ma si è sempre rialzato, da giocatore che ha sempre sputato sangue e che ha fatto una vita da professionista pur militando tra i dilettanti. 

E il carattere se l’è tenuto stretto, non lo ha barattato, da allenatore, con un po’ di relax, tra l’altro rinunciando ai procuratori, cioè curando il suo lavoro nel calcio in completa autonomia.

In un territorio, quello aquilano, da sempre difficile per il capitolo calcio.

“Non si è mai puntato veramente ai settori giovanili - il suo pensiero - e purtroppo si sono raccolti pochi frutti. A quattordici anni, chi vuole crescere deve purtroppo andare via dall’Aquila e dal territorio, vedi il nostro Lorenzo Del Pinto, scoppitano oggi in serie A col Benevento, ma anche altri ai miei tempi. Con L’Aquila Calcio, poi, si è sempre dato spazio a imprenditori e calciatori di fuori pensando soltanto alla prima squadra, cosa che ha prodotto una specie di ‘altalena’ di risultati, fallimenti compresi”.

“Sono convinto che questo territorio debba puntare alla coesione e alla collaborazione tra le società - continua il mister amiternino - Siamo ancora in tempo per strutturarci e creare le condizioni per raccogliere buoni frutti a medio-lungo termine, ma per fare questo dobbiamo sforzarci ed emanciparci. Anche perché non siamo grandi, come numeri, rispetto ad altri territori, vedi ad esempio Pescara e dintorni, ma io negli anni ho potuto vedere tanti ragazzi di fuori città che valevano come, se non meno, degli aquilani cresciuti qui”.

“Dobbiamo proteggere i nostri giovani aquilani - prosegue Angelone - senza voli pindarici, procedendo invece a piccoli passi per arrivare col tempo a buone categorie”.

“Sempre, però - conclude - trasmettendo a chi sta crescendo innanzitutto l’amore per la maglia e per la città”. 



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