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CALCIO: L'AQUILA-TERAMO; ARBITRA AURELIANO, FISCHIO' FOLLIA DI PRATO

Pubblicazione: 11 giugno 2013 alle ore 23:34

L'AQUILA - In quel famoso 29 maggio del 2011 al termine di 99 minuti di match, con un finale di gara da psichiatria, il triplice fischio dell'arbitro Gianluca Aureliano di Bologna aveva spedito L'Aquila Calcio all'inferno e il Prato in paradiso, in una semifinale di ritorno play-off di Seconda Divisione da antologia della perversione.

Due anni dopo le strade dei rossoblù aquilani e del fischietto bolognese di incontrano di nuovo per un match storico.

Non per una semifinale, quella ha già fatto epoca e rappresenta una di quelle ferite profonde nel cuore dei tifosi del capoluogo d'Abruzzo, bensì per un derby da finalissima, gara di ritorno, fra L'Aquila e Teramo (0-1 all'andata per L'Aquila, gol di Infantino). Sempre play-off di Seconda Divisione, stavolta però all'ultimo atto.

Ultimo atto cui L'Aquila Calcio non approdò due anni orsono perché tra il 47' e il 53' della ripresa, parliamo di minuti ai confini dell'universo, contro il Prato allo stadio 'Lungobisenzio' dopo il 3-2 dell'andata in Abruzzo allo scadere (rete di Franciel), la squadra guidata dal tecnico Maurizio Ianni (esonerato a poche giornate dalla fine di questo campionato per lasciar spazio a Giovanni Pagliari), prendeva gol su rigore due minuti oltre il 90', oltretutto in 11 contro 9 per la doppia espulsione in casa pratese di De Agostini e Lamma, sacrificando così uno 0-0 che avrebbe significato accesso alla finale.

In Toscana, però, quel giorno la psichiatria più spinta aveva appena cominciato a palesarsi.

Dal gol su rigore di Schenetti, come già detto al minuto 47 della ripresa e in superiorità numerica, L'Aquila Calcio perdeva prima il terzino Prete per espulsione, quindi riusciva a pareggiare i conti con Stamilla su cross del difensore Di Francia al 51', sei minuti oltre la fine dei tempi regolamentari, con in mezzo un'altra espulsione a danno della squadra di casa (fuori Sacenti per proteste).

Epico, sì, ma anche e soprattutto folle. Perché mentre i supporters rossoblù, arrivati in 1000 nella città più 'cinese' d'Italia, festeggiavano il gol dell'1-2 in completo delirio, gol arrivato in una posizione da goduria senza freni (10 contro 8 a meno di mezzo passo dal fischio finale di Aureliano), un tiraccio della domenica di Varutti puniva una squadra e una tifoseria che avevano già preso l'autostrada verso lo spareggio per salire in Prima Divisione. Si attendeva solo il fischio finale di Aureliano, arrivato con puntualità cinematografica dopo la rete da sesso a rotta di collo per la tifoseria toscana.

Gli aquilani del pallone di sicuro sono saltati sulla sedia leggendo la designazione, ma hanno anche messo immediatamente da parte le paure da 'fattucchiera' che tanto disturbano appuntamenti così importanti nei quali contano soltanto testa, cuore e gambe. (r.s.)

 



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