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CALCIO: L'AQUILA-TERAMO, I ROSSOBLU' 'INTOSTANO' INSIEME A UNA CITTA'

Pubblicazione: 15 giugno 2013 alle ore 23:31

La coreografia della Curva Sud dell'Aquila
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L'AQUILA - Arriva un momento nella vita in cui non si può proprio fare a meno di 'intostare' di più per prendersi l'orizzonte.

Anche se si è abituati a 'intostare'. Anche se si è tosti di natura.

Un passo ancora più deciso, uno sguardo ancora più profondo, un metro in più di vita conquistato con uno sforzo di quelli che ti faranno male braccia, schiena, gambe, viscere e cuore.

Domani, domenica 16 giugno 2013, L'Aquila dovrà spingere più forte. Di fronte avrà il Teramo sconfitto 1-0 all'andata, il contrario di una squadretta abbordabile e con un signore in panchina che è una lama affilata. Dovrà spingere più forte, altro non può permettersi.

Spingere più forte non per toccare il cielo con un dito, ma per superarlo e guardarlo dall'alto in basso con orgoglio, saltando più in alto di quanto permetta una montagna così fiera come quella che abbraccia, difendendone le ali, L'Aquila d'Abruzzo.

Retorica da quattro soldi? Può darsi, ma tanto fa.

Perché L'Aquila-Teramo, di qua e di là del Gran Sasso d'Italia, non è soltanto uno spareggio di Seconda Divisione.

L'Aquila-Teramo, almeno per la latitudine aquilana, è molto, molto di più. In ballo non il pallone tondo, amore purissimo, bensì il ritorno a un respiro sociale e sportivo in un'epoca di agonia post-sisma. In poco più di 90 minuti puoi far sì che per un po' l'affanno di polvere e ricordi orrendi se ne vada a morire ammazzato e una comunità intera si riappropri dei polmoni, spedendo un grido alato lassù, dove gli angeli dell'Aquila sbandierano rossoblù e neroverde.

Migliaia di aquilani di nascita, di adozione, di striscio, di passaggio e di quel che vi pare, domani saranno pronti a strillare fino a sputare l'anima.

Qualcuno allo stadio non s'era mai visto, qualcun altro ci rimette piede dopo secoli. Qualcun altro ancora non potrà venirci e per questo si affiderà a internet, radio, tv, segnali di fumo, magari un colpo di telefono a una fattucchiera. Giusto così.

Adesso bando alle ciance. Parola d'ordine: tutti.

Stanno arrivando i rossoblù. E hanno una fame del diavolo.



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