CAOS GRAN SASSO: BANDI LAMPO E COPIATI,
TURISTI 'SOLATI' E PESSIME RECENSIONI

Pubblicazione: 30 giugno 2017 alle ore 07:17

L'albergo di Campo Imperatore
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L’AQUILA - Bandi “lampo” per la gestione delle strutture ricettive del Gran Sasso, che mostrano qualche problema di “copia e incolla” e chiedono lo stesso canone per stabili anche molto diversi tra loro.

È quanto ha scoperto AbruzzoWeb esaminando i tre avvisi relativi alla gestione dell’Hotel di Campo Imperatore, del bar ristorante e del Rifugio le Fontari, pubblicati sul sito istituzionale del Comune dell’Aquila il 14 giugno, con scadenza oggi, 30 giugno, tra l'altro in pieno periodo elettorale.

Una prima questione bollente per il nuovo sindaco, Pierluigi Biondi, anche perché la montagna aquilana sta collezionando figuracce: ancora non si è spenta la polemica sui turisti che avevano prenotato e pagato la caparra e hanno trovato il loro albergo chiuso, mentre anche sul sito specializzato Tripadvisor i giudizi negativi fanno arrossire.

I BANDI LAMPO E COPIAINCOLLA

Il primo problema che gli addetti ai lavori evidenziano su questi bandi è la durata della concessione di soli 10 mesi: dagli esperti vengono ritenuti troppo pochi per poter riuscire a risollevare le strutture stesse.

A destare qualche perplessità sono soprattutto i canoni previsti, che partono da 1.500 euro mensili per la struttura di Montecristo e 3 mila euro di base d’asta sia per il Rifugio che per l’Hotel.

In molti, dunque, si sono domandati come sia possibile chiedere lo stesso canone di locazione per un rifugio e per un albergo: le due entità, viene fatto rilevare, hanno differenze notevoli, tanto da sembrare più una svista di chi ha pubblicato i bandi che una scelta.

Che i bandi siano stati scritti in fretta e furia, o magari solo con un po’ di superficialità, si evince dalle prime righe: “Il Centro Turistico Gran Sasso S.p.A. con sede in Località Fonte Cerreto Assergi, 67100 L’Aquila, intende cedere, a soggetti interessati, il servizio di gestione della seguente struttura recettiva sita in località Montecristo; di seguito è indicata la misura del canone a base d’asta ed il periodo della concessione”.

Sono proprio le stesse parole per tutti e tre i bandi, da cui insomma sembrerebbe che l’Hotel Campo Imperatore, il Rifugio Fontari e il bar ristorante siano tutti e tre nello stesso posto, ovvero Montecristo. Chi conosce i posti in oggetto sa perfettamente che si tratta di un errore, dovuto con estrema probabilit al classico copia e incolla.

Come ulteriore ostacolo ad attrarre l’interesse degli imprenditori, bisognerebbe eseguire lavori di ristrutturazione importanti in tutti e tre gli edifici, per un totale di 5 milioni 580 mila euro.

Nello specifico, si parla di 3 milioni per l’albergo di Campo Imperatore, 700 mila euro per l’ostello, 350 mila euro per la riqualificazione delle Fontari e di Montecristo, 1 milione 259 mila euro per i sottoservizi nel comprensorio di Campo Imperatore-Fonte Cerreto, infine 200 mila euro per il parcheggio del tunnel che porta alla Funivia e 350 mila euro per interventi straordinari all’hotel Cristallo.

La stazione appaltante per la realizzazione degli interventi sarà il Provveditorato interregionale alle opere pubbliche, che a maggio 2016 ha sottoscritto un atto d’intesa con il Comune e il Centro turistico, la società comunale che gestisce l’area, siglato da Pietro Di Stefano, ex assessore alla Ricostruzione con delega alle infrastrutture e ai rapporti con il Ctgs e l’allora provveditore interregionale Roberto Linetti, poi sostituito da Vittorio Rapisarda.

Sembra di essere entrati in un circolo vizioso per cui le opere, ormai fatiscenti, avrebbero bisogno di una manutenzione straordinaria, ma l’affidamento della gestione per meno di un anno rende poco appetibili i contratti a eventuali imprenditori, i turisti sono sempre più insoddisfatti, poiché tutto questo genera un’assenza totale di servizi e i piani di sviluppo, in contrasto con gli ambientalisti tardano ad arrivare.

I TURISTI ‘SOLATI’ TRASFERITI ALTROVE

L’ultima triste avventura, anzi disavventura, sul Gran Sasso è stata quella di 11 turisti giunti dal Belgio per passare qualche giorno tra i paesaggi meravigliosi della catena, e che hanno trovato le porte d’ingresso dell’albergo di Campo Imperatore sbarrate, nonostante ben 540 euro di caparra già versata.

Chi chiamare per un legittimo reclamo? Dal Centro turistico nessuno, a detta dei malcapitati, li avrebbe contattati in anticipo per avvisarli della chiusura.

L’amministratore unico del Ctgs, Fulvio Vincenzo Giuliani, dando la sua versione ad AbruzzoWeb, spiega che tutti i clienti che avevano già prenotato il pernottamento sono stati trasferiti in altre strutture vicine.

“Si tratta di un semplice disguido dovuto alle piattaforme online, che non permettono la cancellazione se non perdendo la caparra, ma chiunque abbia già prenotato verrà trasferito in altre strutture - promette, annunciando altri casi - abbiamo già provveduto ad avvisare tutti gli interessati”.

Bar chiuso? assenza di servizi? “Assolutamente falso - asserisce Giuliani - si tratta di una vicenda ingigantita all’estremo, il bar è aperto regolarmente e i turisti sono soddisfatti”.

Un’ affermazione, questa, che non sembra rispecchiare la realtà dei fatti: tantissimi tra turisti, escursionisti e anche tra il personale delle strutture limitrofe, confermano di aver trovato il bar chiuso più volte durante la settimana e spesso anche nei weekend, momento clou per le visite e le gite in montagna.

TRIPADVISOR, CHE BOCCIATURA

Che la gestione delle strutture non soddisfi sempre i clienti, era chiaro già nel 2016, quando l’hotel era aperto a pieno regime.

Basta, infatti, addentrarsi sui siti web che si occupano di turismo, come il più noto di tutti, Tripadvisor, per scoprire, in mezzo a tante valutazioni positive, anche recensioni sull’albergo non proprio positive e che mettono il classico dito sulla piaga.

Sebbene la maggior parte dei clienti abbia lasciato 4 o 5 stelle, sottolineando la bellezza del posto per i paesaggi mozzafiato, tutti giudicano, infatti, incomprensibile come un luogo simile sia in uno stato di degrado e abbandono.

“Io amo questo posto, ma al di fuori dell’albergo, che è affascinante, ma abbandonato - ha spiegato un utente - Vi consiglio di soggiornare solo se sciate tutto il giorno, perché non c’è altro da fare”.

Anche un altro cliente ad aprile 2016 aveva posto il problema sulla gestione: “Sono molto cafoni - ha scritto testualmente - e poco organizzati. Non siamo stati gli unici a discutere per la gestione anche altre famiglie hanno supportato la stessa tesi”.

I viaggiatori lamentano infatti una scarsità e superficialità dei servizi a dir poco spaventosa: quando si è fortunati e si riesce a trovare il bar aperto, bisogna accontentarsi per un pranzo “di panini sottovuoto, e una bibita”.

Una difficoltà di gestione per la quale in molti tornano a puntare il dito contro i già citati bandi lampo per la gestione delle strutture, troppo precari per dare il via a progetti concreti che permettano di costruire una visione d’insieme per lo sviluppo turistico montano abruzzese.

LA STRATEGIA

Eppure la promozione della montagna, insieme alla valorizzazione turistica e all’aumento delle potenzialità ricettive e infrastrutturali, sono i punti cardine previsti dal piano industriale per il rilancio del centro turistico del Gran Sasso.

Il Piano abbraccia una linea strategica volta a superare i limiti e i vincoli, anche strutturali, dell’attuale capacità del Ctgs, attraverso il ripristino e la valorizzazione della seggiovia delle Fontari e Montecristo con una cabinovia e nuove infrastrutture viarie e un linea di intervento.

Quest’ultima, prevista nel business plan, è volta a ricercare capacità imprenditoriali a cui affidare le strutture e gli impianti tramite, appunto contratti di servizio.

La copertura finanziaria prevede lo stanziamento di fondi statali per 15 milioni di euro, di cui 9 milioni e 165 mila già trasferiti all’Usra; 2 milioni e mezzo da fondi Fas per la seggiovia delle Fontari e 3 milioni per la cabinovia di Montecristo.

Piani di sviluppo, mission e visione futura per il Gran Sasso, tutti temi questi inflazionati in sede di campagna elettorale aquilana. Dal candidato sconfitto Americo Di Benedetto al neoeletto sindaco Biondi, tutti hanno fatto della questione una priorità dei propri programmi.

Tante dichiarazioni e nulla di concreto, eccezion fatta per l’ok della commissione valutazione impatto ambientale della Regione Abruzzo, al Piano del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, la cui approvazione definitiva dipenderà dal Consiglio regionale abruzzese e non solo.

Infatti, come hanno sottolineato anche i consiglieri regionali di Forza Italia, Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri, data l’estensione del Parco, l’approvazione deve arrivare anche dalle altre due regioni competenti: Marche e Lazio.



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