CIALENTE, INVERARDI E COCCIA: ''COSI' AFFITTI CALMIERATI AGLI STUDENTI''

CASE EQUIVALENTI: LA SVOLTA, IN COMODATO
A UNA FONDAZIONE CON UNIVERSITA' E GSSI

Pubblicazione: 28 febbraio 2017 alle ore 07:09

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L'AQUILA - Si è vicini a una svolta sull’utilizzo di buona parte delle cosiddette abitazioni equivalenti, le oltre case 600 inagibili dopo il sisma del 2009 cedute al Comune dell’Aquila dai proprietari che, con il corrispettivo del finanziamento per la riparazione, hanno acquistato nuovi alloggi altrove, anche fuori città e fuori Abruzzo.

Questo importante patrimonio edilizio potrebbe essere, infatti, gestito in comodato d’uso gratuito dalla fondazione L’Aquila città della conoscenza, che vedrà riuniti i due atenei cittadini, la storica Università degli studi e il recente Gran Sasso Science Insitute (Gssi).

Intanto, un emendamento della senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane potrebbe cancellare questa contestatissima opzione, concessa già con il decreto terremoto del 2009.

L’idea, annunciata dal sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, sul suo profilo Facebook, proprio a commento dell'articolo di AbruzzoWeb incontra il favore dei due rettori, rispettivamente Paola Inverardi ed Eugenio Coccia.

"La proposta l’avevo fatta già un anno fa - spiega il sindaco a questa testata - partendo dal presupposto che mai e poi mai il Comune sarebbe stato in grado, con il suo scarso personale, di poter gestire un tale patrimonio immobiliare, in aggiunta a quello del progetto C.a.s.e.. Ne abbiamo riparlato giorni fa in una riunione con Inverardi e Coccia. L’idea è di cedere un numero ancora da definire di queste case, già ricostruite o in via di ricostruzione, soprattutto nel centro storico, alla nascente fondazione, che le utilizzerà per affittarle agli studenti a prezzi calmierati e si occuperà della gestione e della manutenzione ordinaria e straordinaria".

Del resto, osserva Cialente, che inizialmente aveva pensato anche a una cartolarizzazione con l’Inps o player privati, "vendere oggi questo patrimonio edilizio, vista la crisi del mercato immobiliare, sarebbe poco conveniente, soprattutto se si dovranno mettere all'asta. Darle invece in comodato - rimarca - per il Comune significa risparmiare ingenti risorse per la gestione e manutenzione, mantenere il suo patrimonio immobiliare, e soprattutto fare un passo decisivo per rivitalizzare il centro storico”.

Esprime soddisfazione anche il rettore Coccia. “Con questo patrimonio edilizio di qualità e, voglio sottolineare, sicuro dal punto di vista sismico perché ristrutturato e consolidato, in buona parte nel centro storico da ripopolare - precisa -  il Gssi e l’Università saranno ancora più competitivi. Ora andrà definito l’iter, ci incontreremo ancora, bisogna ragionare sul numero delle abitazioni e ancor prima, ma è questione di mesi, andrà costituita la Fondazione L’Aquila città della conoscenza”.

La Inverardi pone l’accento su fatto che l’acquisizione in comodato di centinaia di appartamenti direttamente da parte delle due università comporterà un meccanismo di calmieramento dei costi degli affitti, con buona pace dei possidenti che intendono ancora speculare sulla pelle degli studenti.

"La fondazione non ha nessun interesse a fare profitti - assicura la rettrice - con quello che incasserà dagli affitti dovrà solo garantire la gestione e la manutenzione e una efficiente gestione. E dunque offrire appartamenti a prezzi contenuti".

Un servizio aggiuntivo che avvicinerebbe l’Università aquilana ai migliori standard europei.

“Disponendo di un patrimonio abitativo proprio - spiega infatti la rettrice - molte università internazionali riescono a offrire in modo veloce ed efficiente una sistemazione agli studenti che arrivano da fuori, si pensi agli Erasmus. Non dimentichiamo, poi, che a causa della crisi economica, molte famiglie non si possono più permettere di mantenere i figli a studiare fuori, ecco perché anche nell’ateneo aquilano aumentano i fuori sede che non risiedono in città, ma fanno i pendolari".

"La possibilità di trovare abitazioni a prezzo calmirato è dunque strategica per l'Università e in vista del ripopolamento del centro storico, come anche la qualità dei servizi nel loro complesso che la città è in grado di offrire, penso per esempio ai trasporti”, aggiunge ancora.

Per concludere, potere dell’eterogenesi dei fini delle decisioni post-sismiche, le tanto contestate case equivalenti possono ora rappresentare un'occasione di rilancio per l’università e il centro.

Grazie al meccanismo dell’abitazione equivalente, va ricordato, già circa 600 proprietari hanno potuto cedere, dall’indomani del sisma a oggi, la loro abitazione aquilana e ne hanno acquistata una altrove: la metà in altra zona del capoluogo, ma un'altra metà sulla costa adriatica e anche a Roma, Cagliari o Courmayeur. Il tutto è costato alle casse dello Stato 170 milioni di euro, a cui vanno aggiunti altrettanti fondi per riparare le case inagibili o per abbatterle e ricostruirle.

Si teme, ora, che questo ”esodo incentivato” assumerà dimensioni ancora più grandi, visto che nelle 60 frazioni aquilane, dopo quasi 8 anni dal sisma, si sta finalmente superando la fase dell’interminabile rodaggio con l’approvazione definitiva del progetti di ricostruzione e la determinazione della cifra riconosciuta.



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