L'EMENDAMENTO DELLA PEZZOPANE PER CANCELLARE LA NORMA PUO' PASSARE;
IL SINDACO, ''IL COMUNE NON PUO' GESTIRLE; L'ATER CI HA PRESO IN GIRO''

CASE EQUIVALENTI VERSO LA SOPPRESSIONE;
E CIALENTE, ''CEDIAMOLE ALL'INPS O PRIVATI''

Pubblicazione: 27 febbraio 2017 alle ore 06:58

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L’AQUILA - Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato: potrebbe avere le settimane contate, la contestata norma che consente, nel Comune dell’Aquila, ai proprietari di abitazioni rese inagibili dal terremoto del 2009 di incassare il corrispettivo del valore dell'immobile e comprarne un altro, anche in un'altra località italiana a scelta, cedendo la proprietà di quella vecchia al Comune.

Mentre, infatti, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, propone di cedere con una cartolarizzazione il patrimonio edilizio già acquisito a qualche grande ente pubblico, l’Inps in primis, o anche a un fondo di investimento privato, la senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane rivela che è pronto per essere finalmente approvato un suo emendamento al nuovo decreto terremoto che, appunto, cancellerà questa norma.

Grazie a essa, però, già circa 600 proprietari hanno potuto cedere, dall’indomani del sisma a oggi, la loro abitazione aquilana e ne hanno acquistata una altrove: la metà in altra zona del capoluogo, ma un'altra metà sulla costa adriatica, e anche a Roma, Cagliari e Courmayeur. Il tutto è costato alle casse dello Stato 170 milioni di euro, a cui vanno aggiunti altrettanti fondi per riparare le case inagibili o per abbatterle e ricostruirle.

Si teme, ora, che questo ”esodo incentivato” assumerà dimensioni ancora più grandi, visto che nelle 60 frazioni aquilane, dopo quasi 8 anni dal sisma, si sta finalmente superando la fase dell’interminabile rodaggio con l’approvazione definitiva del progetti di ricostruzione e la determinazione della cifra riconosciuta.

E molti altri proprietari sono pronti a usufruire della norma dell’abitazione equivalente. E c’è da scommettere che pure in molti sono pronti a dare battaglia in caso debba venire meno questa possibilità concessa ad altri concittadini quasi tutti del centro storico e delle immediate periferie.

L'EMENDAMENTO CANCELLA TUTTO

"È una norma che il sindaco e io abbiamo sempre contestato, avevamo proposto che almeno l’abitazione equivalente potesse essere acquistata non oltre i confini regionali - ricorda la senatrice Pezzopane ad AbruzzoWeb - Ma quella norma è stata inserita senza se e senza nel decreto terremoto del 2009, voluta dal governo di Silvio Berlusconi. Ora c’è la concreta possibilità di cancellarla senza incorrere nell’ostacolo tecnico e giuridico del ‘diritto acquisito’".

Difatti, così almeno assicura la senatrice, inserendo l’emendamento nel decreto terremoto che riguarda il nuovo cratere sismico del Centro Italia, quello colpito dalle forti scosse del 24 agosto, del 28 e del 30 ottobre 2016 del 18 gennaio 2017, si potrà fare leva sull’omogeneità normativa, visto che nelle nuove norme post-sismiche il governo si è guardato bene di inserire l’opzione dell’abitazione equivalente, che avrebbe avuto, come prevedibile effetto, lo svuotamento dei piccoli paesi dell’entroterra terremotato, a cominciare da quelli completamente distrutti come Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto.

Altro argomento politico e giuridico che si intende far valere è che quella norma poteva avere un senso in una fase di emergenza ma ora, a distanza di 8 anni dal sisma aquilano, può essere dunque rivista e soppressa, anche perché larga parte del patrimonio edilizio è stata ripristinata ed è più sicura di prima, tanto da resistere alle nuove forti scosse di territori vicini.

Un tentativo che fin qui non era mai riuscito, stoppato proprio dalle burocrazie ministeriali appunto per il famigerato vulnus della “disparità di trattamento” tra un terremotato e un altro, e della lesione del “diritto acquisito”.

L’emendamento si è già cercato di inserirlo nel primo decreto terremoto per il nuovo "cratere", nel dicembre 2016. Tentativo fallito, perché non sono stati accettati emendamenti che riguardavano la normativa di altri terremoti, come quello aquilano ed emiliano.

CIALENTE: "VENDIAMOLE A INPS O FONDI PRIVATI"

Intanto, all’Aquila il Comune deve ancora decidere cosa fare dei 400 appartamenti entrati in suo possesso. Altri non sono stati ricostruiti, ma abbattuti e rimossi, per esempio quelli che si trovavano nell’area ora trasformata nel grande e provvidenziale parcheggio vicino al tribunale.

"Lo dico da quasi privato cittadino, visto che tra qualche mese non sarò più sindaco - spiega il sindaco Cialente - il Comune non ha personale e risorse necessarie per gestire questo enorme patrimonio edilizio, tenuto conto che deve occuparsi anche del progetto C.a.s.e., con tutti i problemi che conosciamo".

Unica soluzione per Cialente è, dunque, la cessione in blocco. "L'idea l’ho già illustrata in Giunta, la cosa più saggia è una cartolarizazione, una cessione, nelle modalità e nelle condizioni da definire, a grandi enti pubblici - spiega il sindaco - Penso per esempio all’Inps, che potrebbe magari utilizzare queste abitazioni, belle e sicure, per un’operazione di housing sociale, con affitti a prezzi calmierati, oppure anche a un fondo di investimento privato. In ogni caso, questa operazione garantirebbe importanti entrate per il Comune".

Alcuni di questi appartamenti, si era detto, sarebbero dovuti finire all’Azienda territoriale per l'edilizia residenziale (Ater) ed essere trasformati in case popolari.

"Si, lo confermo, ma l’Ater deve ancora dirci se intende acquisire parte del progetto C.a.s.e e, diciamoci la verità, da certi enti regionali mi sento un po’ preso in giro", sbotta Cialente.

La norma dell'abitazione equivalente è stata osteggiata, in particolare, dall'Associazione costruttori edili (Ance) provinciale, con le accuse di aver contribuito alla fuga dei residenti e all'impoverimento del territorio.

L'Ance aveva proposto una norma che circoscrivesse la possibilità di acquisto dell’abitazione sostitutiva esclusivamente all’interno dello stesso comune. E questo per tutelare tutti i territori, non solo quello aquilano. L'emendamento della Pezzopane invece propone, come detto, la cancellazione totale.



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