CASETTA DI LEGNO SENZA AVERNE DIRITTO,
CONSIGLIO DI STATO DA' OK A DEMOLIZIONE

Pubblicazione: 31 agosto 2016 alle ore 07:06

L’AQUILA - Il Consiglio di Stato dà il via libera alla demolizione di una casetta di legno realizzata dopo il terremoto dalla famiglia aquilana Crosta, già al centro di una causa penale che nel 2013 in primo grado ha dimostrato come fosse abusiva, perché realizzata sebbene i familiari avessero un immobile di proprietà agibile in centro, a Santa Maria di Farfa, che, tuttavia, avevano affittato ad altri.

Uno dei tanti tasselli di una complicata vicenda composta di altri due processi penali, uno concluso nel 2014 con una condanna per truffa aggravata sul conseguimento del contributo di autonoma sistemazione (Cas) e tre assoluzioni, dopo che l’intera famiglia è stata coinvolta; l’altro è stato definito quest’anno con una condanna per truffa e falso sul finanziamento pubblico per ottenere la ricostruzione della propria abitazione.

In entrambi i casi l’unico condannato, il figlio maggiore Quirino Crosta, è in attesa della fissazione del giudizio d’Appello, presentato dai suoi legali, Antonio e Paolo Mazzotta.

Quanto al Consiglio di Stato, lo scorso 21 luglio, nell’esaminare il merito del caso dopo oltre 4 anni, l’organo di secondo grado della giustizia amministrativa è tornato sui suoi passi, dopo che, in sede cautelare, il 26 marzo 2012, ribaltando il primo verdetto del Tar aveva bloccato l’abbattimento riscontrando che Quirino Crosta avesse ancora delle esigenze abitative post-sisma perché era inagibile la sua casa di proprietà a Farfa.

Ora, però, il Collegio composto dai magistrati Sergio Santoro (presidente), Giulio Castriota Scanderbeg, Andrea Pannone e Vincenzo Lopilato (consiglieri) e Italo Volpe (estensore) ha dato ragione al ricorso del Comune dell’Aquila, sostenuto dal dirigente dell’Avvocatura, Domenico De Nardis, pur senza entrare nel merito delle altre pieghe giudiziarie della vicenda.

Infatti ha valutato “in disparte gli esiti dei procedimenti penali già conseguiti ovvero (oppure, ndr) che verranno conseguiti”.

Semplice la considerazione dei giudici, per i quali, dovendo decidere sull’abbattimento o meno del manufatto, “paiono dirimenti gli elementi addotti dal Comune ricorrente in ordine all’ormai intervenuto ripristino dell’agibilità dell’immobile abitativo già interessato dai danni conseguenti al sisma aquilano del 2009 e che pertanto non ricorra più il requisito del periculum che, solo, aveva giustificato l’ordinanza”, quella del 2012 che aveva fermato le ruspe.

Torna così del tutto esecutiva e valida l’ordinanza di demolizione numero 24/2011 emessa il 30 novembre di quell’anno dall’Ispettorato urbanistico comunale, che intimava di smantellare, entro 90 giorni dalla notifica, le “opere abusive dallo stesso realizzate e consistite nell’installazione di un manufatto a uso abitativo in L’Aquila, frazione Sassa, via della Stazione n.4”.

Durissime le accuse di De Nardis per sostenere il ricorso. “Tutto quanto dedotto ed esposto dal Crosta Tancredo (padre di Quirino, ndr) ai fini cautelari è una pura e totale menzogna, esito di una condotta che, eufemisticamente, appare non conforme ai canoni di lealtà di cui all’ art. 155 del Codice di procedura civile, e non certo per caso la medesima condotta preprocessuale delle suddette persone è stata oggetto di severo apprezzamento da parte del giudice penale”.

Tancredo Crosta disponeva, in aggiunta all’alloggio reso temporaneamente inagibile dal sisma, di un altro immobile, che dopo il terremoto, aveva locato (ad alto canone!) a terze persone - prosegue il legale comunale - Risulta quindi l’insussistenza ab origine delle ragioni di emergenza alloggiativa”.

E ancora il ricorso dell’amministrazione fa notare che “la presunta abitazione del Quirino, sita in L’Aquila, piazza Matteotti n. 2, era locata a terzi da anni e mai il Quirino vi aveva abitato, avendo anzi sempre abitato il medesimo insieme con i propri genitori”.

Depositando le sentenze penali, De Nardis evidenzia ai giudici come, a suo dire, l’ordinanza di blocco della demolizione “fu ottenuta mediante asserzioni assolutamente false”.

In ogni caso, e proprio questo aspetto alla fine ha fatto la differenza tra i giudici romani, “come emerge dall’allegata documentazione estratta dalla banca dati del sisma, sin dal 26 settembre 2013, si sono conclusi i lavori di riparazione dell’immobile di proprietà del suddetto Quirino”.

“Pertanto le esigenze abitative emergenziali del Crosta Quirino, giammai esistite, sono comunque e certamente venute meno”.



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