IL SEGRETARIO REGIONALE GIZZI TRACCIA LA ROADMAP DELL'ATTESO APPALTO

CATTEDRALE L'AQUILA: A GIUGNO 2018 IL VIA
ALLA SOSPIRATA RICOSTRUZIONE, E IL PAPA?

Pubblicazione: 02 settembre 2017 alle ore 09:30

Il tetto sventrato dal sisma della cattedrale di San Massimo dell'Aquila
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L’AQUILA - Metà maggio, inizio giugno 2018: scherzando ma non troppo, potrebbe essere questa la data da segnare con il circoletto rosso sull’agenda di Papa Francesco, ovvero quella di partenza dei sospiratissimi lavori di ricostruzione post-terremoto 2009 della Cattedrale dell’Aquila intitolata a San Massimo d’Aveia.

Vede la luce in fondo al tunnel, e sembra quasi incredibile apprenderlo e scriverlo, una delle incompiute più clamorose di questi otto anni: la chiesa più importante nella piazza principale lasciata a marcire con il tetto sfondato e mai coperto in via provvisoria come avvenuto a Collemaggio, un’oscenità che passerà alla storia senza che ci sia una persona fisica cui attribuirne la colpa (e ti pareva).

Una bella spinta allo sblocco delle opere potrebbe aver dato anche l’invito recapitato al pontefice dall’arcivescovo metropolita dell’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi, attraverso il presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Gualtiero Bassetti, inviato della Santa Sede alla 723ª Perdonanza che ha da poco chiuso i battenti.

“Sarei contento se Papa Francesco venisse per l’apertura dei lavori del Duomo”, ha detto il presule aquilano; “Mi avete affidato un mandato di ambasciatore e cercherò di adempiere”, la replica del prelato che non si è tirato indietro.

A confermare, ovviamente al netto di eventuali imprevisti, la data approssimata di avvio dei lavori, e a esultare per questo colloquio tra alte cariche ecclesiastiche, sognando l’arrivo del Papa, è il segretario regionale per i Beni culturali dell’Abruzzo, Stefano Gizzi, che ad AbruzzoWeb, con l’aiuto dei suoi collaboratori, spiega per filo e per segno la situazione del Duomo.

“Quell’invito è stato ottimo, anche se poi, più tardi, quando ho salutato monsignor Petrocchi mi ha detto che adesso tocca a noi - racconta - Diciamolo con prudenza, ma se il Vaticano fa sentire la sua presenza anche in una fase interlocutoria come questa, potrebbe essere utile per un’ulteriore accelerazione”.

L’IMPASSE E IL PROGETTO

Gizzi riepiloga brevemente quella che questo giornale ha raccontato negli anni come una lunga guerra tra Curia ed enti pubblici per la titolarità dei lavori sulle chiese: l’Arcidiocesi voleva affidamenti diretti privatistici, come gli appartamenti per intendersi, e lo chiese anche attraverso pressioni ai governi passati, come emerso da inchieste giudiziarie; alla fine è prevalsa la via dell’appalto pubblico, però più lunga.

“Prima si era pensato ad affidamenti in maniera privatistica per i beni ecclesiastici, poi c’è stato un ripensamento anche del ministero e bisogna seguire procedure pubbliche - conferma Gizzi - Da qui si è originata l’impasse, riavviando le procedure, finché la legge 125 ha concesso la possibilità, non l’obbligo, di avvalersi delle progettazioni già depositate entro il 1° agosto 2015”.

“Un altro momento di passaggio piuttosto lungo c’è stato quando il nuovo Codice degli appalti ha disposto che non si vada più in gara con il progetto preliminare o definitivo, ma direttamente con l’ultimo step dell’esecutivo - continua - Per quanto concerne il Duomo, il gruppo coordinato dal professor Paolo Rocchi è quasi alla fine di questo percorso. Consegneranno il progetto esecutivo alla Curia che ce lo trasmetterà, siamo in attesa”.

I tempi? Risponde l’architetto del segretariato Claudio Finarelli, responsabile unico del procedimento. “Per fine ottobre al massimo, forse anche prima, dovrebbe avvenire la consegna del progetto”.

LA VALIDAZIONE EUROPEA

Il segretario Gizzi prosegue rimarcando che la cifra dell’appalto, 25 milioni di euro, “è sopra la soglia europea, va fatta, quindi, una validazione sulla base delle norme comunitarie. Una società di ingegneria autorizzata - spiega - potrà verificare che effettivamente si tratti di un esecutivo”.

“La verifica europea comporta un controllo dei requisiti di cantierabilità sotto tutti i punti di vista - aggiunge Finarelli - I tecnici attestano e verbalizzano, a quel punto il progetto esecutivo viene validato dal rup e si può passare all’appalto”.

Questo passaggio dovrebbe impiegare un’altra ventina di giorni, con l’obiettivo che diventa quello di “bandire la gara entro l’anno”.

L’APPALTO

Lo svolgimento dell’appalto sarà caratterizzato da un’altra novità, spiega il rup, ovvero che “se ne occuperà Invitalia”, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del ministero dell’Economia, “che affiancherà il Mibact tecnicamente e amministrativamente”.

I tempi? “La commissione verrà nominata di concerto, poi dalla pubblicazione ci saranno 60 giorni per esprimere le offerte, altri 60 per la valutazione e l’aggiudicazione provvisoria da parte della commissione, che rimetterà i risultati alla stazione appaltante. Quest’ultima - afferma - approverà la graduatoria e aggiudicherà in via definitiva”.

Si è arrivati, così, sempre nell’ipotesi più ottimistica, alla prima metà di aprile.

A questo punto, nella “migliore” tradizione degli appalti pubblici anche del post-sisma aquilano, sarebbe lecito attendersi un triste allungamento dei tempi per richieste di accesso agli atti e contenziosi giudiziari delle imprese escluse, allo scopo di spodestare la vincitrice, “ma con la riforma il ricorso al Tar è diventato molto costoso e va valutato bene, speriamo non ce ne sia bisogno”.

Se tutto filerà liscio, dato che “la gara si fonderà su aspetti migliorativi del progetto, l’esecutivo proposto dalla vincitrice andrà di nuovo verificato e validato immediatamente prima della firma del contratto”.

Approssimando un altro mesetto per questi adempimenti burocratici, si arriva, appunto, alla deadline iniziale di metà maggio-inizio giugno. Ci sarà anche Bergoglio?

IL BIVIO DELLA CUPOLA

Tra i tanti aspetti progettuali di cui si dovrà tenere conto, uno che emerge immediatamente è la questione della cupola: molti la ricorderanno, “dipinta” in modo che fingesse una prospettiva su un soffitto, in realtà, piatto, di legno.

“È ancora in sospeso l’eventuale ricollocamento della tela prospettica, o meglio, di quello che è rimasto di quella soluzione, creata sulla base di Sant’Ignazio a Roma - sospira Gizzi - La tela è stata recuperata, per una parte è stata restaurata dall’Istituto centrale del restauro romano, per un’altra dagli allievi della nostra Accademia delle Belle arti, dove ora si trova”.

“Tenderei a rimetterla e a integrare i buchi - confessa il segretario regionale - ma c’è anche un’altra ipotesi, quella di replicarla con simulazioni attraverso proiezioni e diapositive. A me sembra meno interessante, ma bisogna riconoscere che dell’originaria tela è rimasto meno della metà”.

Altra questione, “verificare nei sondaggi se esistono strutture originarie della vecchia cattedrale, che era ruotata di 90 gradi rispetto a questa. Sarà l’occasione di approfondire la parte scientifica e archeologica del sito”, conclude Gizzi.



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