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CENTRALE SNAM: PINGUE, ''BASTA CLIMA DA STADIO, SE OPERA SI DEVE FARE CHE SIA CONDIVISA E SICURA"

Pubblicazione: 10 luglio 2019 alle ore 11:35

Fabio Spinosa Pingue

SULMONA - "Sulla Centrale Snam non si può indulgere nell’eterna disputa, particolarmente invalsa nel nostro territorio, tra Guelfi e Ghibellini. Se quest’opera un giorno si dovesse fare deve essere realizzata con tutti i crismi, con i materiali, con le procedure e tecniche innovative e con tutto 'il sistema dei parametri', dalla sicurezza, all’inquinamento acustico, all’impatto ambientale, alle polveri sottili, alla qualità dell’aria. di molto superiori a quello che prevede la legge. Insomma, deve essere un’autentica 'opera d’arte'. Un capolavoro di condivisione con il Territorio e delle moderne tecniche di realizzazione da esportare. Questa è la sfida che lanciamo allo stato e a Snam".

E' uno dei passaggi salienti di una lunga lettera aperta a firma di Fabio Spinosa Pingue, sulmonese, ex presidente di Confindustria L'Aquila, che interviene sulla incandescente questione della realizzazione centrale di compressione dovrà essere realizzare a Case Pente, vicino Sulmona, nel cuore della valle Peligna, contro cui da anni si schierano da anni i comitati civici e ambientalisti, ed anche la politica locale. Pingue però propone di fatto una terza via, non escludendo a priori la realizzazione dell'opera, ma pretendendo tutti i crismi di sicurezza e funzionalità, e il coinvolgimento pieno del territorio. Uscendo da quello che Pingue definisce "clima da stadio".

La centrale di compressione dovrà "spingere" il gas nel gasdotto che dovrà essere collocato ad una profondità di 3 metri, e avrà un diametro di 1,5 metri, e che dovrebbe attraversare per 170 chilometri la provincia aquilana da Sulmona a Montereale, passando per i comuni Collepietro, Navelli, Caporciano, San Pio delle Camere, Prata d’Ansidonia, San Demetrio Ne' Vestini, Poggio Picenze, Barisciano, L’Aquila, Pizzoli, Barete, Cagnano Amiterno, e Montereale, per poi proseguire fino a Foligno.

L’impianto di compressione di Sulmona è funzionale al trasporto sulle dorsali della rete nazionale, e alla successiva distribuzione nelle reti regionali, dei quantitativi di gas previsti dai punti di entrata a sud (25 milioni di metri cubi standard al giorno) e dei quantitativi giornalieri aggiuntivi previsti per il campo di stoccaggio di Cupello (Chieti). L’area interessata dall’impianto di Sulmona sarà circa di 12 ettari, di cui 4 ettari con impianti fuori terra, mentre i rimanenti 8 saranno destinati a verde.

L’area è stata acquistata da Snam tramite accordi bonari con i proprietari. Il tratto Sulmona-Foligno è solo un tratto della Rete Adriatica che dovrà far arrivare in Europa il gas dei ricchi giacimenti dell'Azerbaijan. Il nuovo tratto Sulmona-Foligno dovrebbe collegarsi con il metanodotto già esistente e proveniente da Campochiaro in Molise, e che corre lungo il Parco nazionale della Majella. Il Tar del Lazio con una sentenza di giugno ha respinto un ricorso proposto dalla Regione Abruzzo contro la realizzazione dell'opera. Si attende ora il pronunciamento del Consiglio di Stato. "C’è una cospicua maggioranza silenziosa - spiega Pingue - che si interroga sull’esito finale di questa annosa e non entusiasmante vicenda e che invoca, nella sciagurata ipotesi di una conferma del responso negativo del giudice amministrativo, il miglior progetto possibile, che la politica finora non ha saputo indicare e prefigurare".

LA LETTERA APERTA

Sulla Centrale Snam non si può indulgere nell’eterna disputa, particolarmente invalsa nel nostro territorio, tra Guelfi e Ghibellini. Si continua a non capire. Credo che nessuno sia favorevole a prescindere. Perché uno dovrebbe essere incondizionatamente favorevole? Non serve a noi peligni, non l’abbiamo proposta noi e ci è piombata dall’alto, con la violenza di un meteorite. Quindi metodo sbagliatissimo.

Certo potremmo essere accusati di cultura Nimbista ( no in my back yard, non nel mio giardino ) ma qui entriamo in un ambito che meriterebbe considerazioni ed argomentazioni ben più ampie. Ma poi deve, necessariamente, prevalere il senso di responsabilità, la perspicacia e la lungimiranza di una classe dirigente.

Purtroppo qui è mancata la Politica e, più specificatamente, la classe politica, cui dovrebbe essere demandato il compito di interpretare la realtà, precorrere gli eventi, governare i processi e prefigurare gli scenari futuri. In una parola, dare risposte concrete alla comunità, con intelligenza e, laddove necessario, realismo.

Da una parte i Comitati del NO con le loro sacrosante battaglie, che, sia chiaro, si sono rivelate estremamente utili, poi le istituzioni locali con le delibere contrarie adottate all’unanimità; a seguire i ricorsi al TAR e Consiglio di Stato – che, voglio ricordare, esercitano solo un controllo sulla legittimità dell’iter e non nel merito dell’insediamento della centrale di spinta e del metanodotto. Dall’altro niente, assolutamente niente.

Credo che questo sia sbagliato. La nostra è una comunità segnata da una condizione di oggettivo sottosviluppo. Non lo dico io, lo attestano, inequivocabilmente, i dati macroeconomici. Abbiamo un equilibrio troppo precario. Complessivamente, non abbiamo dato prova di grande maturità politica e istituzionale, con l’aggravante di una costante delegittimazione ai danni di chi ha provato a rappresentare altre posizioni diverse dal NO tassativo ed incondizionato. I Comitati hanno esercitato, legittimamente, il loro ruolo. È loro prerogativa quella di sensibilizzare, farsi sentire, protestare facendo emergere criticità, obbrobri. Stanano eventuali nefandezze e/o dati sbagliati.

Questo è il sale della democrazia. Il loro ruolo è importantissimo, ma non sufficiente. Ci voleva, e spero siamo ancora in tempo, un modello che, parallelamente e alla luce del sole, dialogasse per ottenere il miglior progetto possibile nella malaugurata ipotesi di approvazione definitiva. Peraltro, questo modello non indebolisce la sacrosanta battaglia per il NO né ne inficia le ragioni e la capacità di agire.

Questo è il modello seguito dalle comunità più avanzate nel mondo, che sono in grado di trasformare anche in opportunità alcuni progetti di rilevanza strategica, di interesse nazionale ma ostici per il territorio che li ospita o è costretto ad ospitarli. Non è cerchiobottismo, nè furbizia.

E’ senso di responsabilità. E’ lungimiranza e viene comunemente definita "resilienza". E’ troppo alto il prezzo che paghiamo come comunità a dire solo No. Non possiamo permettercelo. C’è una cospicua “maggioranza silenziosa” che si interroga sull’esito finale di questa annosa e non entusiasmante vicenda e che invoca, nella sciagurata ipotesi di una conferma del responso negativo del giudice amministrativo, il miglior progetto possibile, che la politica finora non ha saputo indicare e prefigurare.

Questo è mancato negli ultimi anni: la buona politica. Una classe di amministratori che purtroppo sì è limitata solo alle delibere contro all’unanimità salvo poi, più di uno, esprimere distinguo in privato. Ma senza indicare un progetto alternativo. Si ricorda soltanto un timido tentativo della Giunta Federico di rappresentare qualcosa di diverso, successivamente naufragato. Altri non ci hanno nemmeno provato.

Non so per quale motivo , bisognerebbe chiederlo a loro. So solo che di fronte ad un progetto di questa portata ci vuole innanzitutto autorevolezza, non è sufficiente l’autorità.

Poi ci vogliono studi, ricerca, documentazione, benchmarking, relazioni, progettualità,… ma, soprattutto, Fatica. Invece si è scelta la strada più comoda e semplice, che è quella di dire solo NO. Non spetta a noi Imprenditori, che istituzionalmente recitiamo un altro ruolo, decidere se questa opera si deve fare. Spetta alle istituzioni, locali e nazionali. Ma certo non possiamo assistere passivamente, né certamente vogliamo affrontare questa materia alimentando un clima da curva sud, da stadio. A noi interessa - e voglio ricordare che siamo quella categoria che potenzialmente avrebbe i maggiori disagi da un’opera non condivisa - che se quest’opera un giorno si dovesse fare deve essere realizzata con tutti i crismi, con i materiali, con le procedure e tecniche innovative e con tutto “il sistema dei parametri”, dalla sicurezza, all’inquinamento acustico, all’impatto ambientale, alle polveri sottili, alla qualità dell’aria, ecc. di molto superiori a quello che prevede la legge. Insomma, deve essere un’autentica “opera d’arte”. Un capolavoro di condivisione con il Territorio e delle moderne tecniche di realizzazione da esportare.

Questa è la sfida che lanciamo allo stato e a Snam. Noi pretendiamo di condividere il progetto. Altrimenti non siamo d’accordo, ma certo non risolviamo il problema. Spero ci sia ancora il tempo per una Task Force - urge uno scatto d’orgoglio delle eccellenze e dei portatori di interesse del territorio coordinata da qualche istituzione locale - che lavori, parallelamente ai sacrosanti ricorsi, con lo Stato e la Snam al progetto, e solo dopo, alle compensazioni ambientali.

A queste ultime aggiungerei anche le compensazioni inerenti ai presidi pubblici che ci vogliono togliere o ridurre. Mi chiedo ad es. se la centrale elettrica possa essere un punto di partenza per il nuovo Progetto che insieme vogliamo e dobbiamo riscrivere. Questa comunità ha una spiccata cultura e sensibilità ambientali, una forte propensione al biologico. Annovera aziende certificate per i sistema di qualità, pluripremiate a livello nazionale.

Possiamo vantare comuni insigniti di premi in quanto “ricicloni” , un moderno ed efficiente impianto di gestione integrata dei rifiuti, un prezioso sistema delle acque, una filiera agroalimentare concentrata su produzioni di qualità e di assoluto pregio, una lunga tradizione di artigianato artistico, prestigiose e centenarie manifestazioni culturali e religiose, siti archeologici e di alto valore turistico, cammini intrisi di storia, una virtuosa e illuminata imprenditoria intrisa di mecenatismo, un portentoso fermento culturale e di volontariato.

Non possiamo minimamente permetterci il lusso che possano essere inficiate o screditate da un’operazione superficiale e/o peggio scellerata. Ma se, malauguratamente, la centrale non viene bloccata dal Consiglio Stato o non venisse revocata da una legge o da un decreto, ( perché di questo si tratta ) noi dobbiamo essere pronti con un progetto organico compatibile con la nostra Comunità: questo si chiama Territorialità.

E questo proprio per la nostra millenaria storia, per la nostra vocazione, per le indubbie peculiarità del territorio. Le istituzioni locali promuovono battaglie legali con ricorsi mirati ad accertare se l’iter autorizzativo sia stato esperito con tutti i crismi della legittimità amministrativa ma, contemporaneamente, non possiamo non dialogare con lo Stato e con Snam ( azienda quotata in borsa, una autentica eccellenza italiana con l’azionista di riferimento che si chiama Cassa Depositi e Prestiti ) .

Noi non abbiamo solo il diritto di farlo. Ne abbiamo il dovere e lo Stato e Snam devono sapere che noi siamo molto esigenti. Non ci accontentiamo di un progetto che è semplicemente legale in quanto risponde ai parametri prescritti dalla legge. Deve essere condiviso da questa comunità.

Questa è la sfida che lanciamo allo Stato e a Snam. Fare muro contro muro non giova a nessuno ma, certamente, non giova alla nostra comunità, che un giorno potrebbe ritrovarsi con quest’opera approvata suo malgrado. A quel punto, tutti noi , in quanto membri di questa collettività, saremo a rimproverarci di non aver fatto niente per migliorala, per ottimizzarla, per ridurne l’impatto. Solo da questo siamo mossi.

Nell’anno del Signore del 2019 d.c. si dialoga, con pari dignità. Non si presentano progetti di questa portata con la violenza che lo Stato e Snam hanno seguito nel metodo.



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