CIALENTE E TRIFUOGGI SU GALLO: ''E' UN GRAN C...''; RICORSO IN CASSAZIONE

CHIAMATE PER SBLOCCARE FONDI SISMA, PM INSULTATO VUOL RIAPRIRE INCHIESTA

Pubblicazione: 10 maggio 2017 alle ore 18:47

Massimo Cialente e Nicola Trifuoggi

L’AQUILA - Il sostituto procuratore della Repubblica dell’Aquila Stefano Gallo ha impugnato con ricorso per Cassazione la sentenza di non luogo a procedere nei confronti del sindaco uscente, Massimo Cialente, riaprendo, di fatto, la vicenda giudiziaria che lo ha visto imputato per induzione indebita a dare o promettere utilità, la cosiddetta concussione depotenziata.

Il procedimento è stato archiviato dal giudice per l’udienza preliminare Roberto Ferrari il 3 aprile scorso, dopo una complicata vicenda processuale, quasi sempre sottotraccia, per fatti risalenti ad almeno 3 anni fa.

Con lo stesso provvedimento, il giudice ha scagionato il funzionario comunale Fabrizio De Carolis, 53 anni, pugliese, figura marginale di questa vicenda anche per via del fatto che non aveva poteri decisionali.

In caso di accoglimento del ricorso, ma ci vorranno diversi mesi prima che si sappia qualcosa, gli atti verrebbero rimessi davanti a un altro giudice per le udienze preliminari, con l’obbligo di tenere conto di eventuali ulteriori indicazioni della Suprema corte.

Diversamente, il caso giudiziario sarebbe chiuso per sempre.

Ma sul caso cominciano a circolare carte giudiziarie, in particolare intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte dagli investigatori, diffuse dal sito Internet del periodico aquilano L’Editoriale, diretto da Peppe Vespa.

In uno stralcio pubblicato emerge come, nelle telefonate intercettate tra il sindaco Cialente e l’allora vice sindaco, Nicola Trifuoggi, oggi candidato sindaco, del tutto estraneo all'inchiesta, vengano espressi sbrigativi giudizi sul magistrato che indaga, lo stesso Gallo, arrivando a definirlo, come ha scritto lo stesso Editoriale, un “c...” (frase di Cialente), un “gran c...” (frase di Trifuoggi).

Parole sulle quali i diretti interessati hanno provato a fornire, per quanto possibile, una spiegazione al quotidiano Il Centro.

“È un mio modo colorito di esprimermi - dice Cialente - come ho fatto spesso rivolgendomi spiritosamente con certi toni anche a persone che mi sono amiche, ma di lì a voler offendere ce ne corre”.

Il primo cittadino dell’ultimo decennio svela anche di avere “presentato un esposto contro questa fuga di notizie. Ma, nonostante sia passato molto tempo, ancora non so nulla”.

Quanto a Trifuoggi, ammette che “evidentemente quelle parole le ho dette e me ne scuso. Ma di certo non erano giudizi sull’inchiesta, di cui non sapevo nulla all’epoca e continuo a non conoscere nulla”.

Il pm Gallo, dunque, vuole far riaprire il procedimento basandosi sul fatto che l’interpretazione data dal gup non lo soddisfa e ne chiede una rilettura nel ricorso, che è stato presentato il 18 aprile scorso ed è in attesa di discussione.

L’INCHIESTA

L’accusa, ora caduta ma che Gallo vuole riaprire, di cosiddetta concussione depotenziata, nel caso di Cialente, veniva contestata in due casi. Nel primo solo tentata, in relazione al subappalto da affidare al costruttore Eliseo Iannini, la cui posizione era stata archiviata in precedenza, nella ricostruzione di un aggregato da 178 appartamenti e 63 milioni di euro, il cosiddetto “Consorzio 201”.

Nell’altro episodio, secondo i pm, ma non secondo il gup che ha fatto cadere l’accusa, il reato si era effettivamente consumato, con lo sblocco di contributi per circa 2,7 milioni di euro alle società Palomar-Consta caldeggiato da Cialente a De Carolis e avvenuto senza che le imprese avessero le carte in regola per ottenere i fondi, in particolare la certificazione dell’avvenuto pagamento ai subappaltatori.

“I lavori non partivano, le aziende fallivano e ho dovuto fare tutto io perché i cittadini venivano da me, questa è la verità”, è sempre stata la linea difensiva del primo cittadino, assistito dall’avvocato Carlo Benedetti, che è anche presidente del Consiglio comunale.

E a facilitare contatti Cialente-Palomar fu l’ex presidente della Camera dei deputati nonché ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, Luciano Violante.

“L’intervento di Violante fu solo quello di dire che mi voleva incontrare l’avvocato di una società, mi chiese se poteva venire - ha confermato nei mesi scorsi Cialente ad AbruzzoWeb - Gli diedi il mio numero e credo di avere ancora salvati dei messaggi per prendere l’appuntamento”.



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