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CHIETI: LICENZIATO DIPENDENTE ALCOLISTA, POSTE CONDANNATE PERCHE' ''NON ERA IN GRADO DI INTENDERE''

Pubblicazione: 27 dicembre 2018 alle ore 07:00

CHIETI - Poste Italiane non poteva licenziare un dipendente bipolare e alcolista che si assentava dal posto di lavoro senza comunicarlo. 

A dirlo è una sentenza del tribunale di Chieti: all'epoca dei fatti l'uomo, un 40enne teatino addetto ai servizi di consulenza finanziaria, non era capace di intendere e di volere. 

Ecco perché le Poste, che lo hanno cacciato senza "una giusta causa", ora, come riporta Il Centro, dovranno risarcirlo pagando 20 mesi di stipendio per un totale di oltre 42 mila euro. 

È quanto deciso dal giudice Laura Ciarcia, che ha accolto il ricorso del dipendente, difeso dagli avvocati Enrico Raimondi e Marco Savini

Il licenziamento risale al novembre del 2017.

Il provvedimento, considerato "illegittimo perché deciso in violazione dei principi di correttezza e buona fede, in quanto la società era a conoscenza delle sue condizioni psico-fisiche, del fatto che egli seguisse terapie sanitarie per curare la sindrome bipolare, che tale patologia lo aveva indotto ad abusare di bevande alcoliche e che dai certificati medici inviati era perfettamente desumibile che si trovava in una situazione che gli impediva di lavorare", è stato impugnato dall'uomo.

Il medico legale ha confermato successivamente che "in quel periodo, per ragioni familiari e ambientali, l'uomo si era trovato in un momento di depressione grave con attuazione di abbuffate alcoliche a scopo ansiolitico verosimilmente in grado di favorire comportamenti altamente disadeguati come il non presentarsi sul posto di lavoro. L'uomo non era in grado di valutare la gravità dei comportamenti verso il datore di lavoro e la sua stessa famiglia, tanto che non rispondeva al telefono neanche alla madre". 

Tra luglio e novembre del 2017, dunque, "era verosimilmente incapace di comprendere la gravità delle sue azioni". 

Il giudice, infine, ha accolto le ragioni dell'uomo e ha condannato Poste Italiane a risarcirlo con 20 mensilità da 2.104,44 euro ciascuna e a pagare 5.534 euro di spese legali.



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