CHIETI: USURA AI DANNI DI AGRICOLTORE, 4 CONDANNE Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

CHIETI: USURA AI DANNI DI
AGRICOLTORE, 4 CONDANNE

Pubblicazione: 06 giugno 2018 alle ore 19:51

CHIETI - Il Tribunale di Chieti ha condannato quattro persone per usura, con l'aggravante di aver commesso il fatto in danno di una persona che esercitava attività artigianale. Otto anni di reclusione e 15 mila euro di multa sono stati inflitti a Osvaldo D'Intino, 63 anni originario di Ortona, all'epoca dei fatti direttore di una filiale di banca, estranea alla vicenda; 7 anni e 10 mila euro ciascuno sono stati inflitti a Romolo Di Rocco, 58 anni, di Pescara, Antonio Cipollone, 57 anni pure di Pescara e ad Antonio Gentile, 62 anni di Montesilvano.

I quattro sono stati anche condannati a risarcire i danni in separato giudizio e ad una provvisionale di 10 mila euro alla moglie e ai due figli della vittima che si sono costituiti parte civile. La vittima era il titolare di una ditta individuale che operava nel settore dell'agricoltura: l'uomo, probabilmente a causa della difficile situazione economica in cui si trovava, si tolse la vita, impiccandosi, alla fine di gennaio del 2012.

I fatti contestati nel processo ai quattro imputati riguardano le condizioni usurarie per alcuni prestiti fatti all'agricoltore. Questi fra aprile del 2011 e gennaio del 2012 ricevette 50 mila euro, dei quali 40 mila euro arrivano da Gentile e 10 mila da D'Intino. Un prestito che la vittima garantì consegnando a Gentile due assegni da 20 mila euro ciascuno e poi altri due assegni, da 15 mila euro e da diecimila. A tali somme si aggiunsero 6.500 euro ovvero il ricavato della vendita, su suggerimento di Di Rocco, di un trattore. Somma questa che, secondo l'accusa venne consegnata a Di Rocco, che a sua volta la diede a D'Intino.

Sempre secondo l'accusa Di Rocco era la persona incaricata da D'Intino di procedere alla riscossione delle rate del prestito che era stato concesso. Per quanto riguarda l'accusa di usura a carico di Cipollone, scaturisce da due prestito fatti alla vittima: un primo prestito di 30 mila euro nel giugno del 2010 per il quale erano stati pattuiti interessi consistenti nella restituzione di una somma oscillante fra 2.500 e 2.600 euro da pagare il giorno 4 di ogni mese. Per il secondo prestito di 35 mila euro gli interessi da pagare ammontavano a 4 mila euro al mese. 



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