RAPPRESENTANTI POLITICI, SINDACATI E CITTADINI ALZANO LE BARRICATE CONTRO MINISTERO: ''ANDIAMO AVANTI UNITI PER BLOCCARE PROVVEDIMENTO''

CHIUSURA PUNTO NASCITE SULMONA: ''SCELTA ASSURDA E GRAVE, PRONTI A DARE BATTAGLIA''

Pubblicazione: 27 ottobre 2018 alle ore 15:21

SULMONA - Cittadini e rappresentanti politici abruzzesi non ci stanno ad accettare la decisione del Ministero della Salute di chiudere il punto nascite di Sulmona (L'Aquila) senza lottare.

Se tra i vari partiti locali, infatti, c'è chi punta il dito contro il Governo giallo-verde, chi, invece, contro la Giunta regionale e altri che sottolieano l'importanza di questo tema nella prossima campagna elettorale, di "chi ambirà alla candidatura di consigliere regionale", il voto è unanime quando si tratta di capire cosa fare adesso: "Bisogna andare avanti uniti per bloccare questa scelta grave ed arbitraria del Ministero".

Anche i sindacati si sono fatti sentire contro il provvedimento: la Fp Cgil, opponendosi "a scelte che rischiano di mettere in ginocchio un intero territorio", in una nota, si è detta "pronta alla mobilitazione e, se necessario, anche alla proclamazione dello sciopero". 

La sentenza definitiva è venuta dal Comitato percorso nascite nazionale del ministero della Salute che respinge all'unanimità la richiesta da parte della Regione Abruzzo di derogare alla chiusura del reparto ospedaliero peligno per via delle critiche condizioni orografiche del territorio di riferimento. 

Ma secondo il ministero l'ospedale di Sulmona non rientrerebbe nelle zone disagiate perché "il suo bacino d'utenza non dista più di un'ora dai punti nascita alternativi, e il disagio orografico, anche nel periodo invernale, sembra contenuto". 

Il punto nascite di Sulmona è uno dei 4 presidi abruzzesi sotto le 500 nascite, insieme a quelli di Ortona (Chieti), Penne (Pescara) ed Atri (Teramo), che la Giunta regionale decise di chiudere in sede di commissariamento.

Bisogna ricordare, infatti, che per quanto riguarda la Sanità, l'Abruzzo è uscito dal commissariamento e quindi dal novero delle "Regioni Canaglia" per il deficit sanitario, nel quale era entrato nel 2008, nell'ottobre dello scorso anno.

Intanto, la decisione del Ministero ha scosso l'opinione pubblica e ha sollevato polemiche e reazioni nel mondo della politica, a tutti i livelli e di ogni colore.

L'onorevole del Pd, Stefania Pezzopane, ha detto che "il governo del 'cambiamento in peggio' ha deciso di chiudere il punto nascita di Sulmona, smentendo anche quanto M5s e Lega avevano promesso in campagna elettorale. Si tratta di una scelta grave, ingiusta, arbitraria, irragionevole, illegittima, che rigetta la richiesta presentata dalla Regione Abruzzo di proroga del decreto Lorenzin, approvato nella scorsa legislatura dal governo di centrosinistra".  

Infine, Pezzopane lancia un appello a tutti i parlamentari abruzzesi affinché "si uniscano": "Andiamo tutti insieme con la Regione e i sindaci dal ministro e blocchiamo questa ingiusta decisione", ha concluso.

Il consigliere regionale di Centro democratico +Abruzzo, Maurizio Di Nicola, sulla stessa linea dell'onorevole dem aquilana, ha chiesto che "tutti i parlamentari abruzzesi, e in particolare quelli delle zone interne, facciano pressione politica per difendere una scelta che la Regione Abruzzo, negli ultimi 4 anni, aveva voluto e saputo difendere con le unghie e con i denti, anche contro il proprio Governo". 

Il consigliere regionale del Pd, Pierpaolo Pietrucci, presidente della Commissione permanente "Territorio, Ambiente, Infrastrutture", ieri in una nota ha dichiarato: "La decisione del Ministero della Salute di respingere la nostra richiesta di mantenere il punto nascita è inconcepibile, e contiene tra l'altro motivazioni assolutamente slegate dalla realtà. Come si fa a sostenere che Sulmona non rientra nelle aree disagiate? Non conoscono il territorio". 

La chiusura, per il consigliere di Forza Italia Mauro Febbo "è solo l’ultimo scellerato atto compiuto con il silenzio assenso da una giunta regionale inadempiente che continua a prendere in giro i cittadini e la sanità abruzzese". 

Anche Elisabetta Bianchi, capogruppo azzurro in Consiglio comunale nel capoluogo peligno, ha sottolineato l'aspetto politico dell'intera vicenda: "Non vorremmo essere proprio noi a dover rimpiangere un ministro del Pd, ed infatti vale la pena ricordare al ministro pentastellato Grillo che il suo predecessore, Lorenzin, rispondendo alla questione posta dalla senatrice di centrodestra Paola Pelino, aveva rimandato la questione subordinandola però alla messa in sicurezza del punto nascita di Sulmona di competenza esclusiva di Regione Abruzzo", ha scritto in una nota.

"La battaglia entra nel vivo e chi ambirà alla candidatura di consigliere regionale dovrà dimostrare di conoscere le questioni che attanagliano da troppo tempo la Valle Peligna tra cui quella irrinunciabile del diritto alla erogazione dei servizi sanitari", ha concluso.

Alzano le barricate anche i sindacati: "Le istituzioni e la politica devono tornare a svolgere il loro ruolo a difesa del territorio, dei cittadini e degli operatori sanitari poiché hanno l’obbligo costituzionale di dover assicurare il diritto alla salute ad ogni cittadino senza dimenticare il contesto sociale, territoriale ed orografico in cui si vive", si legge in una nota della Fp Cgil.

La Uil Fpl, parlando di una vicenda che "lascia tanta amarezza e sconcerto", poi, ha annunciato un'assemblea in cui "si discuterà delle iniziative da mettere in atto dopo il parere del  Cpnn (Comitato Percorso Nascite nazionale) del ministero".

 



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