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CINEMATIK: EDUCAZIONE SIBERIANA, DURA LEGGE DEI ''CRIMINALI ONESTI''

Pubblicazione: 10 aprile 2013 alle ore 11:54

Una scena del film
di

L’AQUILA - Un percorso educativo identico, quello basato su di un intransigente codice d’appartenenza, in nome della difesa e conservazione di una popolazione originaria delle dure foreste siberiane, oggi locata lungo gli argini di Fiume Basso, nel Sud della Russia, con regole genuine per alcuni versi, come l’assoluto ripudio della droga e il disprezzo del denaro, l’obbligo di proteggere e di rispettare i più deboli, gli insani di mente, molto estreme per altri, come l’insegnamento dell’uso delle armi fin da piccoli, il diritto di rubare a banchieri e usurai, dà il via a due percorsi esistenziali diversi, universalmente associabili a opposte maniere di misurarsi con la vita.

Il film Educazione siberiana è tratto dall’omonimo best seller del poco più che trentenne ed eclettico Lilin Nicolai, di origine russa ma trasferitosi in Italia ormai da dieci anni, scrittore ma anche giornalista, conduttore e tatuatore, che racconta di come egli sia cresciuto nella fiera e rigida comunità degli Urka, perseguitata dagli Zar, deportata da Stalin nella regione moldava della Transnistria, che nel 1990 ha autoproclamato la propria indipendenza senza però mai ottenere il riconoscimento da nessuno Stato e che, anche in virtù di quei dettami sopra citati, lui stesso definisce un gruppo di “criminali onesti”.

Cattleya ha affidato la regia all’altrettanto versatile Gabriele Salvatores, anche cosceneggiatore insieme a Stefano Rulli e Sandro Petraglia, che privilegia la storia di formazione a quella di criminalità e violenza, incentrando la trama sul cammino di crescita di due bambini (Arnas Sliesoraims e Pijus Grudé), poi ragazzi (Arnas Fedaravicius e Vilius Tumalavicius), Kolimà e Gagarin, educati dal capo spirituale e marziale della popolazione, detto “nonno Kuzja”, interpretato dal carismatico John Malcovich.

Il severo nonno Kuzja non ha solo il compito di mantenere integri e vivi i valori, tramandandoli ai più giovani ma è anche il conoscitore di tutte le tradizioni.

Tra tutte, ve n’è una particolarmente suggestiva: la consuetudine di disegnare moltissimi tatuaggi sul proprio corpo per raccontarsi, per ricordarsi di mantenere sempre salda la dignità perché “una volta persa non torna mai più” e ancora perché una vita disegnata è sotto gli occhi di tutti ma pochi avranno la capacità di leggerla.

Un’infanzia, quella di Kolimà e Gagarin, trascorsa tra furtarelli e fughe, per cui il secondo ne pagherà dura conseguenza, nella rigidità del clima, nella povertà e nel grigiore architettonico dei quartieri sovietici, dove l’una etnia è contro l’altra, georgiani contro siberiani e così via, e dove l’unica nota di allegria è data dalla presenza di una giostra dove i ragazzi, sulle note di Absolute Beginners di David Bowie, faranno un giro, riuscendo ad afferrare, complici l’uno dell’altro, l’agognato tesoro, un nastro azzurro.

Sono le ultime note di un legame che sarà presto destinato a sciogliersi e quel nastro diventerà proprio la prova di un imperdonabile sopruso a cui seguirà la definitiva rottura dell’amicizia e l’ineluttabile frattura esistenziale tra i due.

Ai due giovani protagonisti, si affiancano quasi sempre, nel corso del film, gli amici più cari e, come nella miglior tradizione del genere, c’è lo smilzo, c’è quello in carne e poi c’è la bella, candida, vivace Xenia (Eleanor Tomlison), una ragazza affetta da ritardo mentale, definita dal nonno Kuzja una “Voluta da Dio” che per questo Kolimà, nonché prediletto dalla stessa, avrà a cuore, tanto che a lui, per onorarla fino in fondo, verrà consegnata la picca, l’arma storica, quasi sacra, della criminalità siberiana.

Perché ognuno, prima o poi, deve seguire il proprio destino, qualunque esso sia, come le amate colombe del nonno Kuzja che saltuariamente, a coppie, quando è giunto il momento, prima la femmina e poi il maschio, egli lascia libere di volare fuori dalla gabbia.

Ambientato nel decennio tra il 1987 e il 1997, quello che vede come protagonisti eventi storici quali il crollo del muro di Berlino, il disgregamento dell’Urss e la conseguente graduale influenza dei valori consumistici, diviso in tre lassi temporali, infanzia, tarda adolescenza, inizio delle scelte di vita adulta, Educazione siberiana ci racconta tutto questo con l’abile poeticità della cinepresa di Salvatores, sfidando condizioni climatiche assai impietose durante le riprese, 30 gradi sotto zero, privilegiando giochi di effetti laddove vi è la necessità di sottolineare momenti di epicità.

Convince artisticamente nell’insieme, vale la pena andarlo a vedere sul grande schermo eppure siamo certi che aveva tutte le premesse narrative e altrettanti talenti del cinema per centrare meglio l’obbiettivo.

TRAILER: http://www.youtube.com/watch?v=oQJEXJKptq0

GENERE: Drammatico REGIA: Gabriele Salvatores SCENEGGIATURA: Stefano Rulli, Sandro Petraglia, Gabriele Salvatores ATTORI: John Malkovich, Arnas Fedaravicius, Vilius Tumalavicius, Eleanor Tomlinson, Peter Stormare FOTOGRAFIA: Italo Petriccione MONTAGGIO: Massimo Fiocchi PRODUZIONE: Cattleya e Rai Cinema, Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini e Marco Chimenz DISTRIBUZIONE: 01 Distribution PAESE: Italia 2013 DURATA: 110 Min FORMATO: Colore

IL CINEBISCOTTINO


da “Turnè” (1990) di Gabriele Salvatores

http://www.youtube.com/watch?v=N4-mViPOo7o

Dario: “Adesso lo vedi così, un po’ ciancicato, perché... mi sembra è un po’ fuori dal giro... ma questo è uno bravo!”.

Renato: “Federico Lolli, vero? Ha portato qualcosa da farmi sentire?”.

Federico: “Testo molto breve ma è la cosa che assomiglia di più al mio stato d’animo attuale... Là c’è una porta rossa, la vorrei tinta in nero, niente colori, tutto dipinto in nero, io volterò la testa fin quando arriva il nero ma c’è una fila d’auto e sono tutte nere, coi fiori e con il mio amore che non tornerà più ed io, se mi guardo dentro,vedo il mio cuore nero poi forse svanirò e non dovrò più guardare la realtà, come si fa ad affrontare le cose se tutto il mondo è nero?”.

Renato: “Bello, non è niente male! Certo, per recitare Cechov, ci vorrà una recitazione...”.

Dario: “...un pochino più... un pochino meno...”.

Renato: “Senta, la turnè parte tra una settimana, pensa di potercela fare?”.

Dario: “Ma certo che ce la fa, al limite gli do una mano io”.

Renato: “Senta Lolli, quel testo... Garcia Lorca, no?”.

Federico: “Mick Jagger”.



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