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CINEMATIK: LA GRANDE BELLEZZA DI SORRENTINO
ROBA AMARA E TANTO RUMORE PER (QUASI) NULLA

Pubblicazione: 12 giugno 2013 alle ore 15:43

Paolo Sorrentino
di

L'AQUILA – Non ce l'ha fatta al Festival di Cannes, non ha ottenuto nessun premio ed in effetti il film “La grande bellezza”, l'ultima fatica dell'apprezzato regista Paolo Sorrentino, lascia molto amaro in bocca nonostante gli incassi lo stiano premiando ed abbia anche ricevuto qualche lode da una parte del pubblico e della stampa.

L'aspetto più eclatante sono i virtuosismi visivi, la fotografia di Luca Bigazzi, bellissimi certamente ma in effetti ci si chiede se una città splendida come Roma, Caput Mundi, regina dell'ambientazione ma anche della trama, ne avesse realmente bisogno.

Un po' come se, girando a Las Vegas, si dicesse che mancano le luci stroboscopiche o le slot machine; è un po' come se ad una bellissima ragazza acqua e sapone si chiedesse di applicare un mascherone per imbellettarla.

Ridondanti risultano anche le citazioni letterarie e cinematografiche. C'è di tutto e di più, da Proust, passando per Flaubert, Dostoevskij, Celine e altri, da “Giulietta degli spiriti” e altre opere del grande maestro Fellini a Malik, qualcuna almeno collocata al momento opportuno, talune in maniera divertente ma nessuna alla fine veramente sentita.

Purtroppo viene fuori un'accozzaglia di personaggi-cliché, specchio di una Roma decadente che si ipotizza sia nella mani di pochi lascivi pseudo letterati, amanti dei party in discoteca o che si ritrovano nei 'circoli chiusi' dei loro terrazzi, ma che danno il meglio in quanto gruppo di attori conosciuti, bravi, di mestiere: il giovane colto (potenziale) suicida, l'intellettuale che ha fatto carriera per i rapporti intimi con un politico, giovani donne, ovvero artiste senza talento, aristocratici senza più patrimonio ma con bisogno di far cassa, il chirurgo estetico esperto in botulino per cui tutta l'alta società, quella dei rinomati salotti, impazzisce, i cocainomani, i preti, cardinali senza valori, appassionati di chiacchiere vane e di ricette di cucina, una santa, la milanese ricca che non ha bisogno di lavorare (Isabella Ferrari), una spogliarellista malata di Aids (Sabrina Ferrilli), un poeta senza verve (Carlo Verdone).

Poi c'è il protagonista, quasi “voce omnisciente” del regista e del co-sceneggiatore, Umberto Contarello, un giornalista di costume, autore di un unico romanzo di successo che non trova più ispirazione da quaranta e passa anni "perché a Roma si esce troppo la sera", Jep Gambardella (Toni Servillo), imprigionato a priori nel ricordo del primo amore adolescenziale, non appena appresa la notizia dell'improvvisa scomparsa di questa ragazza, ormai donna, che poi si scopre che si era semplicemente slacciata la camicetta.

Ma si trova anche il classico vicino di casa, quello di poche parole, che qui è un mafioso, che ha a che fare con la politica, che finisce in manette e che dice di governare l'Italia, e ha spazio pure la bambina sfruttata dai genitori nelle serate mondane per messe in scene isteriche di arte moderna che d'improvviso prendono magicamente armonia e forma.

Se ci aspetta di trovare una storia ben strutturata o, viceversa, destrutturata dal pathos di questi personaggi alla deriva, non è questo il giusto prodotto cinematografico; sul dialogo domina il monologo, o meglio il soliloquio e pettegolezzo, visto che c'è pochissima evoluzione, involuzione, rivoluzione, cambiamento e i numerosi primi piani, seppur ben interpretati, sono di caratteri di umanità non tracciabile, di sparute contraddizioni, non universali, né grotteschi, perché a dir la verità, più che bizzarri, sono perentori; la suggestione delle diverse metafore visive svanisce nello stesso istante del loro apparire, lasciando non emozione, non dialettica ontologica, non ironia, qualcosa vicino e al di là del melodramma surclassato, cioè esclusivamente vuoto travestito da moderni virtuosismi.

Ottimo il lavoro degli scenografi, del location manager e dei costumisti: sembra di essere in un catalogo Ad e si possono ammirare eleganti completi di sartoria, in particolare in lino, di splendidi e svariati colori, indosso al protagonista.

Insomma, per fortuna, La grande bellezza è ambientato in un set favoloso, lei, Roma, la vera grande bellezza, che non ha bisogno di effetti speciali ma forse di un po' più di rispetto, anche per la sua variegata umanità, fatta di giovani promesse, di vera cultura, di più impegno.

E così al Festival del Cinema di Cannes, ci sono due italiani che hanno vinto il premio della critica, si tratta di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, palermitani, esordienti per il film “Salvo” che speriamo trovi presto distribuzione anche nelle nostre sale.

Del film di Sorrentino rimane il bel titolo “La grande bellezza”, azzeccatissimo, attrae.
 
TRAILER: http://www.youtube.com/watch?v=Iw_7bVkheeU

GENERE: Drammatico REGIA: Paolo Sorrentino SCENEGGIATURA: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello ATTORI: Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Roberto Herlitzka, Isabella Ferrari, Giorgio Pasotti, Vernon Dobtcheff, Serena Grandi, Luca Marinelli, Giulia Di Quilio, Massimo Popolizio, Giorgia Ferrero, Pamela Villoresi, Carlo Buccirosso, Ivan Franek, Stefano Fregni FOTOGRAFIA: Luca Bigazzi MONTAGGIO: Cristiano Travaglioli MUSICHE: Lele Marchitelli PRODUZIONE: Indigo Film, Medusa Film, Babe Films, Pathé DISTRIBUZIONE: Medusa Film PAESE: Francia, Italia 2013 DURATA: 142 MinFORMATO: Colore


IL CINEBISCOTTINO

da “La Dolce Vita” (1960) di Federico Fellini – Vincitore Palma d'oro al 13° Festival di Cannes

http://www.youtube.com/watch?v=The8Xi6fKOE

Sylvia: “Miao, miao. Oh hello! Marcello, where are you? Oh my goodness! Marcello, come here, here we are!”
Marcello: “Si, Sylvia vengo anche io. Ma si ha ragione lei, sto sbagliando tutto, stiamo sbagliando tutto. Sylvia, Sylvia ma chi sei?”
Sylvia: “Listen!”
 



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