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CINEMATIK: LA PROSTITUTA DI FRANCOIS OZON
'GIOVANE E BELLA' E FA L'AMORE PER NON AMARE

Pubblicazione: 04 dicembre 2013 alle ore 08:09

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È stato in concorso al Festival di Cannes 2013 Giovane e bella, l’ultimo film di François Ozone, il fecondo regista e sceneggiatore francese arrivato al successo nel 2002 con la commedia noir 8 donne e un mistero, trasposizione della pièce teatrale di Robert Thomas, che qui ci regala, con l’abituale provocante sensualità, finezza estetica e interesse nei confronti dei rapporti umani, una storia di formazione sessuale, e non solo, di una adolescente.

L’eterea Isabelle (Marine Vacht) è in vacanza con il fratello minore, anche suo complice e confidente, con la madre, il suo compagno e dei loro amici quando, alla vigilia dei suoi diciassette anni, vive una fatidica transizione, quella che scandisce il passaggio dall’innocenza dell’età adolescenziale a un modus vivendi più adulto e malizioso con la perdita della verginità.

Isabelle, proprio in questa occasione, mostra un eccessivo controllo dell’emotività, sembra priva di qualunque coinvolgimento, come se la sua anima fosse un’impassibile osservatrice dell’agire indipendente e distaccato del suo corpo.

Tornata a Parigi, al quotidiano, troviamo misteriosamente Isabelle, vestita con un formale tailleur che la fa apparire più grande, percorrere un lungo corridoio, che facilmente intuiamo essere quello classico di un albergo, fino a fermarsi davanti ad un numero di stanza e bussare a quella porta: la ragazza ha deciso di fare la prostutita, o escort.

Sembra non esserci una causa scatenante, nessun trauma subito, nessuna impellente necessità economica, la decisione arriva improvvisa e senza scossoni interiori, come si trattasse di una questione di logica, di un’insostituibile tappa del suo percorso di vita che la può condurre a divenire una donna adulta e consapevole.

Poi qualcosa appare chiaro: il rapporto con i genitori non è sereno, in pratica è come se non esistesse.

Isabelle scopre che la madre non è fedele al compagno e i due sono una tipica coppia moderna, con poco tempo da dedicare al nucleo familiare; del padre naturale non ne sappiamo nulla. Ma chissà se questo può giustificare il radicale cambiamento di Isabelle, nell’intera trama non sembra sussistere nulla di sufficientemente drammatico che possa raccontare questa scelta estrema.

E se Ozone ci parlasse di qualcosa che ha a che fare con forza con l’animo femminile, non solo contemporaneo, e che ha un significato tanto universale quanto incognito e inconfessabile?

Isabelle ci tiene ad essere pagata puntualmente e bene ma non si dimostra in realtà attaccata al denaro, né spende i soldi guadagnati con superficialità, per capricci, semplicemente non li usa, né li custodisce in un posto nascosto, solo li mette da parte, quasi rischiando, come non avesse timore di essere scoperta; forse deve inconsciamente dimostrare qualcosa.

Isabelle non è quindi una materialista, né, d’altra parte, una sentimentale, appare cinica, sicura di sé e della propria femminilità ma cosa si cela allora dietro questa freddezza? Isabelle probabilmente non si è mai sentita veramente amata, non conosce l'amore del padre, non conosce l’amore.

Sul finale ecco aprirsi una nuova possibilità quando appare la sempre bellissima Charlotte Rampling, più volte musa dell’enfant prodige François, nei panni di Alice, la moglie del cliente più affezionato di Isabelle che, nella storia, non fa una bella fine.

È proprio lei che confida che se fosse stata ancora giovane e bella forse avrebbe provato a fare ciò che ha fatto Isabelle, cioè essere pagata per offrire il suo corpo. Si tratta di un segreto rivelato tra due donne nella scene più emblematica volutamente girata con un che di onirico e sospeso.

Non c’è moralismo in questa storia, né redenzione, solo la scoperta di dover essere donna al di là degli schemi, quasi in maniera virile, viscerale, per il bisogno di sentirsi irrefrenabilmente amata senza assumersi il rischio di aprirsi alle contraddizioni dell’amore.

Emblematico per i solitari, distanti, tecnologici tempi moderni dei social networks.

Ma ecco la dolce carezza sulla guancia che Alice regala a Isabelle, insieme alla possibilità di costruirsi un futuro 'normale'.

TRAILER: http://www.youtube.com/watch?v=Yo-tA9BAAIY

GENERE: Drammatico REGIA: François Ozon SCENEGGIATURA: François Ozon
ATTORI: Marine Vacth, Charlotte Rampling, Frédéric Pierrot, Géraldine Pailhas, Nathalie Richard, Johan Leysen FOTOGRAFIA: Pascal Marti MONTAGGIO: Laure Gardette MUSICHE: Philippe Rombi PRODUZIONE: Mandarin Cinéma, France 2 Cinéma DISTRIBUZIONE: BIM PAESE: Francia 2013 DURATA: 95 Min FORMATO: Colore


CINEBISCOTTINO
da “Fino all’ultimo respiro” (1960) di Jean-Luc Godard
http://www.youtube.com/watch?v=s42QTJO_BDE

Patricia: "Conosci William Faulkner?"
Michel: "No, chi è? Sei stata a letto con lui?"
Patricia: "Ma no, cosa dici!"
Michel: "Allora me ne frego. Togliti la camicetta”.
Patricia: "E’ un romanziere che mi piace molto, hai letto Palme Selvagge?".
Michel: "Ti ho detto no, dai togliti la camicetta".
Patricia: "Senti, l’ultima frase è molto bella: fra il dolore e il nulla, io scelgo il dolore. Tu cosa sceglieresti?"
Michel: "Che bei piedi… sono molto importanti i piedi in una donna!"
Patricia: " Tu cosa sceglieresti?"
Michel: "Il dolore è da idiota, io scelgo il nulla, non è meglio? Ma il dolore è un compromesso, o tutto o niente, è da poco che lo so, ecco. Perché chiudi gli occhi?"
Patricia: "Cerco di stringere gli occhi molto forte perché tutto divenga nero ma non ce la faccio, non è mai completamente nero".
Michel: "Quando ti guardo di profilo è ciò che ho di meglio: questa sei tu!"
Patricia: " Sono io!"



© RIPRODUZIONE RISERVATA


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