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CINEMATIK: LA REGOLA DEL SILENZIO, DI ROBERT REDFORD

Pubblicazione: 22 gennaio 2013 alle ore 17:40

Robert Redford
di

L’AQUILA - Un segreto per conoscere un’altra persona, un’intera generazione, noi stessi.

"LA REGOLA DEL SILENZIO", DI ROBERT REDFORD

Titolo in italiano: La regola del silenzio - The Company You Keep
Titolo in lingua originale: The Company You Keep; USA 2012; Thriller; 125’; Anno di uscita: 2012; Regia: Robert Redford; Sceneggiatura: Lem Dobbs; Soggetto: Un adattamento dalll’omonimo romanzo (2003) di Neil Gordon; Cast: Robert Redford (Jim Grant) - Shia LaBeouf (Ben Shepard) - Julie Christie (Mimi Lurie) - Sam Elliott (Mac) - Brendan Gleeson (Osborne) - Terrence Howard (Agente Cornelius) - Richard Jenkins (Jed Lewis) - Anna Kendrick (Diana) - Brit Marling (Rebecca Osborne) - Stanley Tucci (Ray Fuller) - Nick Nolte (Donal) - Chris Cooper (Daniel) - Susan Sarandon (Sharon Solarz) - Stephen Root (Billy Cusimano); Musica: Cliff Martinez; Costumi: Karen Matthews; Scenografia: Laurence Bennett; Fotografia: Adriano Goldman; Montaggio: Mark Day; Casting: Avy Kaufman C.S.A.; Produz.: Wildwood Enterprises/Voltage Pictures/Kingsgate Films/Brightlight Pictures/TCYK North Productions; Distribuz.: 01 Distribution

L’attenzione per la realtà e il valore della verità, legati anche al gusto per i fatti di natura politica e sociale che appassionano gli animi, contraddistinguono il suo percorso artistico, in parte come attore, e fra tutti ricordiamo “Tutti gli uomini del Presidente” di Alan J. Pakula, poi come regista quando, al suo esordio, si aggiudicò l’Oscar per “Gente Comune”, nel 1980, infine anche come produttore.

Da allora Robert Redford si dimostra un ottimo fautore del cinema impegnato indipendente, e non per nulla è ideatore e direttore, da più di un ventennio, del Sundance Institute e del Sundance Film Festival, senza dimenticare l’interesse verso la dimensione umana dei sentimenti e quella intima degli affetti familiari.

Anche questo nuovo film, come già era accaduto in “Leoni per Agnelli”, affronta la tensione derivata dal perseguimento di un ideale, che talvolta fa commettere errori ma che non per questo va rinnegata, che spesso perdura nel tempo e che prima o poi va affrontata.

In questo caso c’è un omaggio esplicito ma lucido ad una componente molto forte che alimentava le lotte di una parte della generazione degli anni ‘60: “Parla di un gruppo di persone che si nascondono. Erano molto legati tra loro, anche per via dello stile e delle passioni della loro epoca, mentre ora sono invecchiati e hanno preso strade diverse... Quindi ci sono dei sentimenti e dei rapporti molto variegati e il modo in cui si fondevano tra loro mi affascinava”, commenta lo stesso Robert Redford.

Nella periferia di Albany, stato di New York, un tranquillo avvocato che si occupa di diritti civili, Jim Grant, nonché vedovo e padre di un’adolescente, dopo 30 anni vissuti sotto falsa identità, vede inaspettatamente riemergere il suo passato.

Il giovane e rampante reporter, Ben Shepard, in seguito all’arresto di una donna appartenente al gruppo pacifista radicale denominato “Weather Underground”, attivo negli anni della guerra nel Vietnam, scopre che Jim apparteneva a quel gruppo e che, in realtà, è stato un terrorista, ricercato tuttora per un omicidio, avvenuto all’epoca in seguito ad un attentato fallito in una banca.

Jim, dopo aver affidato la figlia al fratello, è costretto a fuggire per ritrovare l’unica persona che possa scagionarlo: l’affascinante Mimi Lurie, rimasta uno spirito anticonformista e fedele a quegli ideali degli anni ‘60 e con cui si ritroverà, in una coinvolgente sequenza di scene, in una baita, nella Upper Peninsula del Michigan. A dargli la caccia ci sarà non solo l’FBI ma anche Ben, alla ricerca prima dello scoop perfetto e poi in nome della verità.

Tratto dall’omonimo romanzo di Neil Gordon, presentato all’ultimo Festival di Venezia, a dir il vero senza aver riscosso particolare successo, diretto ed interpretato da Robert Redford, “La regola del silenzio - The Company You Keep”, è un thriller che, con un’ottima regia e un sapiente adattamento di Lem Dobbs, rinuncia a troppa action per raccontare e scoprire i vari protagonisti che animano la vicenda: prima di tutti Jim (Robert Redford), che si è ricostruito una vita e che non intende rimanere ancorato al passato; Mimi (Julie Christie) che, al contrario, ha mantenuto la freschezza e lo spirito avventuriero di una ribelle ma che deve decidere se assumersi delle responsabilità; il giovane giornalista, Ben (Shia LaBeouf), animato da uno spirito d’assalto all’inizio, difensore poi di un’informazione il più possibile corretta, a cui fa da contraltare il suo caporedattore, Ray Fuller (Stanley Tucci), un uomo dedito al dovere quotidiano e disincantato. 

“Abbiamo sbagliato, ma avevamo ragione!” afferma la ex pacifista, ma ormai casalinga, Sharon Solarz (Susan Sarandon) durante l’interrogatorio in carcere, pur ammettendo il proprio rimorso per i gravi accadimenti, ed inaugurando la comparsa sullo schermo di una serie di personaggi che si dovrebbero definire minori, che rappresentano diverse reazioni e sfaccettature della vicenda, e che sono tutti magistralmente interpretati da grandi nomi del cinema internazionale tra cui l’ex rivoluzionario, non tanto ex, Donald (Nick Nolte), il compagno di Mimi (Sam Elliot), il capo della polizia in pensione (Brendan Gleeson), il veterano agente dell’FBI Cornelius (Terrence Howard), la giovane agente dell’FBI Diana (Anna Kendrick) e Daniel Sloan (Chris Cooper) e che contribuiscono ad arricchire il limpido ritratto per un mondo che non guarda con rimpianto al proprio passato poiché non può dimenticarsene per evolversi.

IL CINEBISCOTTINO


da “Easy Rider” (1969) di Dennis Hopper

George: “Una volta questo era proprio un gran bel paese e non riesco a capire quello che gli è successo!”
Billy: “Beh è che tutti hanno paura, ecco cos’è successo. Noi non possiamo neanche andare in uno di quegli alberghetti da due soldi, voglio dire proprio di quelli da due soldi, capisci... credono che si vada a scannarli o che cosa. Hanno paura.”
George: “Si ma non hanno paura di voi, hanno paura di quello che voi rappresentate.”
Billy: “Ma quando? Per loro noi siamo solo della gente che ha bisogno di tagliarsi i capelli!”
George: “Ah, no! Quello che voi rappresentate per loro è la libertà.”
Billy: “ Che c’è di male nella libertà? La libertà è tutto.”
George: “Ah, sì è vero, la libertà è tutto, d’accordo ma parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse. Voglio dire che è difficile essere liberi quando ti comprano e ti vendono al mercato. E bada a non dire mai a nessuno che non è libero perché allora quello si darà un gran da fare a uccidere e a massacrare per dimostrarti che lo è. Ah, certo, ti parlano, ti parlano e ti riparlano di questa famosa libertà individuale ma quando vedono un individuo veramente libero allora hanno paura.”
Billy: “La paura però non li fa scappare.”
George: “No ma li rende pericolosi.”



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