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CINEMATIK: ''STARBUCK'', L'ETERNO PETER PAN
E I SUOI 533 FIGLI, UNO SCOTT IRONICO E SENSIBILE

Pubblicazione: 23 settembre 2013 alle ore 08:01

di

L'AQUILA - Tocca diverse tematiche attuali, con leggerezza ed acume, questa commedia canadese di Ken Scott, regista e cosceneggiatore insieme a Martin Petit, proposta sul grande schermo d'oltreoceano e in Francia nel 2011,

Da quella delicata dell'inseminazione artificiale e dei genitori biologici, a quella dei discendenti degli emigrati dall'est Europa nel nuovo continente durante la guerra, a quello della precarietà e della sindrome degli eterni Peter Pan, affrontato in maniera delicata e amorevole tanto da aver già conquistato Steven Spielberg che sta producendo, sempre con la stessa regia, il remake americano The delivery man, in uscita negli Usa nel dicembre 2013.

Starbuck è lo pseudonimo, scelto venticinque anni prima, dal donatore di seme sotto cui si cela il quarantenne immaturo David Wosniack, di origine polacca, che lavora come fattorino part time, insieme ai più responsabili fratelli, per la macelleria del padre.

David, nonostante l'età, ne combina di tutti i colori come fosse un ragazzino e ha persino accumulato un cospicuo debito con la criminilità tanto da immaginare il suo futuro come coltivatore di marijuana. Questo finché non arrivano due sconvolgenti notizie: la prima, che la storica compagna, la poliziotta Valerie, è incinta; l'altra, molto più anomala, è la scoperta di essere già padre di 533 figli, di cui 142 hanno intentato una causa per conoscerlo.

Ad aiutarlo un giovane avvocato, già padre di cinque figli, abbastanza inesperto nel suo mestiere, che gli consiglia la strada più semplice: dichiarare l'infermità mentale, oltre a suggerirgli di stare lontano dai suoi innumerevoli "rampolli", della cui identità David viene a conoscenza grazie a un dossier a lui consegnato. 

David sente però impellente la necessità di incontrarli e, sotto mentite spoglie, inizia a seguirne qualcuno: un noto calciatore, un barman aspirante attore, un musicista di strada, una giovane tossicomane, uno studente bisessuale, un dark, un disabile.

Per la prima volta in vita sua, comincia a comprendere il peso della responsabilità ma, proprio mentre sta per prendere la decisione di rivelare la propria identità, l'opinione pubblica, compresi anche Valerie e i suoi cari, si schiera contro il suo alter ego, l'anonimo Mr. Starbuck, etichettandolo come un "pervertito masturbatore".

Un plauso a tutti gli attori semi sconosciuti, in particolare al protagonista che interpreta Wosniack, ovvero Patrick Huard, e al giovane goffo avvocato, ovvero Antoine Bertrand, decisamente carismatici, soprattutto il secondo che emerge nel suo ruolo di amico fidato e  consulente legale.

Intelligenza e savoir faire vanno riconosciuti al regista Ken Scott che, con un'ottima ricetta fatta di sensibilità, umorismo e dosato romanticismo, ha saputo firmare una sceneggiatura e una regia molto convincenti: invece di scadere nella faciloneria della battuta, tutto ha un sapore misto tra il surreale e di contemporanea comprensione dell'umano.Consigliato al genere femminile, alle mogli, fidanzate o eterne compagne che vedono nella sindrome di Peter Pan il problema del maschio moderno: qui viene fuori la parte migliore di questo tipo di personalità, capace di bizzarre quanto poetiche gesta che conquistano e spiazzano il classico canone dell'uomo “solido e con la testa sulle spalle”.

Consigliato al genere maschile che semplicemente può superare la paura di diventare padre di 533 figli.

Se da una parte c'è un positivo richiamo alla tradizione, cioè alla necessità del padre presente, dall'altro c'è la spassosa possibilità di una famiglia molto allargata mentre, come dice una delle battute più riuscite del film, se uno vuole un figlio per mettere ordine nella propria vita non ha certo le idee ben chiare: “Questo lo chiami ordine?”.

TRAILER: http://www.youtube.com/watch?v=E19id9ujR8A

Titolo originale: Starbuck Nazione: Canada Anno: 2011 Genere: Commedia Durata:109' Regia: Ken Scott Sceneggiatura: Ken Scott, M. Petit Cast: Patrick Huard, Julie LeBreton, Antoine Bertrand, Dominic Philie, Marc Bélanger, Igor Ovadis, David Michael, Patrick Martin, David Giguère, Sarah-Jeanne Labrosse Produzione: Caramel Film Distribuzione: Bolero Film, Europictures Distribuzione

CINEBISCOTTINO

da “L'uomo che amava le donne” (1977) di François Truffaut
http://www.youtube.com/watch?v=uRfuDqtRnwY

Geneviève: "Il suo lavoro ha un valore preciso. È una testimonianza delle relazioni uomo- donna nel ventesimo secolo. È consapevole che stanno mutando radicalmente?"
Bertrand: "Sì, sì per forza ma non sono sicuro che... ad essere sincero l'aspetto cameratesco non mi entusiasma. Finora nell'amore c'è stata una parte di gioco, la ritengo indispensabile".
Geneviève: "Ci sarà sempre una parte di gioco, stanno per cambiare le regole che lo conducono. I primi a sparire saranno i rapporti di forza. Si giocherà ancora ma alla pari".
Bertrand: "Può darsi, può darsi, a dire la verità non ho idee precise a riguardo. Credo che anche io sto cambiando".
Geneviève: "Bravo. Però non deve cambiare troppo, non è male così com'è".



© RIPRODUZIONE RISERVATA


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