CLINICA INI DI CANISTRO: 70 ADDETTI SENZA STIPENDIO
STATI, ''REGIONE CI PRENDE IN GIRO, VADO IN PROCURA˝

Pubblicazione: 05 maggio 2017 alle ore 12:36

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AVEZZANO –  “Se la Regione non rispetta gli impegni presi sono pronta ad andare alla Procura della Repubblica!".

Tensione che si taglia a fette nella clinica privata Ini di Canistro (L’Aquila), dove una settantina di collaboratori, la metà del personale, non ricevono lo stipendio da tre mesi. E questo perché con grande rabbia della direttrice Daniela Stati, che ora minaccia di andare in Procura, la Regione Abruzzo, in primis Silvio Paolucci, assessore regionale alla Sanità e Angelo Muraglia, capo dipartimento della Sanità, a detta almeno della Stati, non hanno ancora dato seguito a quanto concordato e sottoscritto in un incontro del 7 aprile.

Ovvero all’erogazione dei 2 milioni di euro circa attesi dall’Ini per le prestazioni in convenzione effettuate negli ultimi mesi de 2016, e la proroga per tutto il 2017 della possibilità di erogare prestazioni multi-disciplinari nei suoi 30 posti letto accreditati, in attesa di specializzarsi nella sola ortopedia, adeguandosi così alle nuove norme imposte dal decreto Lorenzin che prevedono di rimborsare per le piccole cliniche solo una tipologia di prestazione.

Senza quei due milioni, del resto, non solo non si possono pagare i compensi a medici, fisioterapisti, infermieri e altri collaboratiri a partita Iva, ma non si possono cominciare i lavori di adeguamento delle sale operatorie e dei reparti, con i progetti già pronti e inviati alla Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila.

La Stati che si “sente presa in giro”, torna così alla carica. Chiede un nuovo incontro urgente altrimenti minaccia di andare in Procura. Lancia bordate in particolare contro il capo dipartimento Muraglia, “che si nega a telefono”, al presidente della Regione Luciano D’Alfonso, con cui, va ricordato la Stati, ex consigliere e assessore regionale di centrodestra, è stata candidata alla Regione, non rieletta con Abruzzo civico, lista alleata di D'Alfonso.

Adombra anche il tremendo sospetto che qualcuno in Regione voglia in qualche modo boicottare e fare uno sgarbo ai proprietari della Ini di Canistro, ovvero agli imprenditori Cristopher e Jessica Faroni. L'impresa dei fratelli Faroni è nota alle cronache politiche perché è l’ex concessionaria delle sorgenti di acqua minerale di Canistro.E che ora gestiscono una decina di cliniche in Italia.

“Nell’incontro del 7 aprile, concesso dopo mesi di richieste – ricorda innanzi tutto la Stati – con Paolucci, Muraglia e il direttore dell’Agenzia regionale sanitaria Alfonso Mascitelli – ho sottoscritto un documento congiunto in cui si garantiva l’erogazione dei due milioni di euro in tempi strettissimi. Mi hanno spiegato che semplicemente nei mesi precedenti stavano studiando a fondo la questione, e che da parte loro non c’era nessuna disattenzione per le sosti della Ini. E che tutto si sarebbe risolto il pochi giorni”.

 E invece nulla di tutto questo è avvenuto. Muraglia nei giorni successivi ha inviato alla Asl una richiesta di delucidazione relativa a quali e quante prestazioni la Ini ha svolto in convenzione, se erano prestazioni cioè appropriate e liquidabili.

“La Asl – rivela la Stati - ha risposto in modo affermativo. Sono passati dunque altri dieci giorni. Ho chiamato l’assessorato per avere come mio diritto notizie sulla pratica e sul pagamento delle somme, ma nessuno mi ha risposto. Sono riuscita a contattare una sola volta Muraglia che mi ha liquidato in pochi secondi senza darmi alcuna risposta. Ho fatto due mandati in Regione, e posso assicurare non si è mai verificata una cosa del genere, che io ricordi”.

E così la Stati si è ricordata di Luciano D’Alfonso e dopo varie infruttuose telefonate, gli ha inviato un sms.

"Gli ho scritto – rivela la Stati - quanto segue: ‘Non mi stupisco della tua non risposta, ma sappi che non ti chiamo nè per favore nè per cortesia, ho bisogno che la Regione nella legittimità rispetti gli impegni presi con la Ini di Canistro', firmandomi ovviamente come direttore amministrativo. E ho aggiunto anche un post scriptum: 'Lucià, puoi anche non rispondermi, ma il mio numero è sempre quello della campagna elettorale tre anni fa'. D’Alfonso mi ha così richiamata garantendomi che fisserà un appuntamento. Io ho risposto che non mi servono appuntamenti, mi serve solo che si dia seguito a quanto già deciso e sottoscritto".

La preoccupazione all’Ini di Canistro è anche quella che se non arriveranno i soldi in tempi stretti, non si riuscirà a completare l’adeguamento della struttura entro il 31 dicembre, e sarà necessaria una seconda proroga, tenuto conto che anche la prima proroga è ancora sulla carta, e non ratificata.

Il decreto 98 del 12 settembre 2016 dell’allora commissari alla sanità D'Alfonso, va ricordato a tal proposito, aveva trasformato i 30 posti letto accreditati della Ini in mono-specialistici in ortopedia, cancellando le prestazioni di urologia e riabilitazione, proprio per adeguarsi a quanto imposto dal decreto Lorenzin.

 L’Ini ha dunque avviato a stretto giro l’iter per adeguare le sale operatorie, i reparti e per rimodulare la pianta organica. Continuando a fare le prestazioni che aveva sempre fatto e chiedendo pertanto una proroga per quanto riguarda il pagamento di quelle erogate anche in urologia fino a dicembre 2017, in attesa della trasformazione dei posti letto in convenzione in mono-specialistici. Ma ad oggi è ancora tutto sulla carta, incertezza che sta provocando apprensione e rabbia tra il personale della clinica, e  anche in tutto il comprensorio, che vive anche grazie all’indotto creato dalla clinica.

"Constato un’insopportabile sciatteria da parte dei dirigenti dell'assessorato – conclude la Stati - solo Mascitelli è stato solerte, professionale e istituzionalmente corretto. Se poi c’è una subdola volontà di arrecare un danno ad un imprenditore, ovvero la famiglia Faroni, penso proprio che andrà fatta chiarezza, interessando la magistratura".



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