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CLINICA INI DI CANISTRO IN LITE CON LA REGIONE:
L'IRA DELLA STATI PER MANCATI PAGAMENTI E INCONTRI

Pubblicazione: 06 aprile 2017 alle ore 15:08

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AVEZZANO - Alta tensione tra la clinica privata Ini di Canistro (L’Aquila) e la Regione Abruzzo, per i mancati pagamenti di circa 2 milioni di euro per le prestazioni in convenzione svolte nel 2016, e sull’iter di adeguamento dei posti letto accreditati che, come impone il decreto Lorenzin, devono trasformarsi in monospecialistici.

L’assessorato alla Sanità, denuncia la clinica, ha fatto slittare ripetutamente gli incontri richiesti. E quello previsto per domani a Pescara ha all’ordine del giorno, da quanto si apprende, questioni di carattere generale.

Una "melina" che sta mandato su tutte le furie la neo direttrice della Ini, che è Daniela Stati, ex assessore regionale del centrodestra, poi candidata alla Regione non rieletta con Abruzzo civico, lista alleata di Luciano D'Alfonso, e che ha appena annunciato il suo appoggio alle Comunali di Avezzano (L'Aquila) al candidato Gabriele De Angelis, che dovrà sfidare in primis il sindaco uscente del Partito democratico Giovanni Di Pangrazio, di cui la Stati è stata assessore, per poi andarsene via sbattendo la porta.

La Stati ha più volte chiesto un incontro al capo pi dipartimento della Sanità, Angelo Muraglia, e al direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, Alfonso Mascitelli, arrivando a minacciare azioni di protesta vista la mancanza di risposte.

Un passaggio cruciale della vicenda è stato il decreto 98 del 12 settembre 2016 dell’allora commissario alla sanità D'Alfonso, che ha trasformato i 30 posti letto accreditati della Ini in mono-specialistici in Ortopedia, in modo tale evitare la mannaia del decreto 70 del ministro Beatrice Lorenzin.

Una norma che cancella l’accreditamento per le cliniche al di sotto dei 60 posti letto, a meno che non si fondano sotto un unico proprietario o, appunto, non diventino come nel caso della Ini, monospecialistiche.

La Ini ha già avviato, così, la trasformazione, con un cronoprogramma concordato, adeguando le sale operatorie, i reparti e rimodulando le competenze del personale. Chiede, però, anche una proroga al 31 dicembre del vecchio regime, per quanto riguarda il pagamento delle prestazioni erogate, in attesa della trasformazione in monospecialistici dei posti letto in convenzione.

Ma la Regione non ha mai dato una risposta. E così la clinica attende l’erogazione di 2 milioni di euro per le ultime 3 mensilità del 2016, e non può incassare nemmeno i soldi per le prestazioni che continuano ad essere erogate nel 2017.

La Inu di Canistro opera dagli anni Ottanta, fondata dalla famiglia Faroni, la stessa che a Canistro aveva la concessione per l’imbottigliamento dell’acqua minerale. Nata come clinica chirurgica, è stata la prima struttura a eseguire interventi in laparoscopia, e dà lavoro oggi a 130 tra medici, infermieri e amministrativi.

La Stati ha preso a luglio 2016 il posto di Giovanni Tavani e prima di questi il ruolo di direttore era stato ricoperto da Armanda Coco, moglie di Angelo Di Paolo, anche lui ex assessore regionale, e dal 2014 nuovamente sindaco di Canistro.

La paura che serpeggia nella clinica di Canistro è che la Regione, alle prese con una difficile applicazione del piano di riordino della rete ospedaliera imposto dal Governo, abbia in serbo per l’Ini brutte sorprese.



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