COMPLETATO RESTAURO, A NAVELLI RIAPRE L'ANTICA CHIESA DI SAN SEBASTIANO

Pubblicazione: 15 dicembre 2017 alle ore 11:39

NAVELLI - Sarà una giornata di festa quella di domenica 17 dicembre a Navelli, il borgo di antica origine in provincia dell’Aquila, che dà il nome alla fertile piana circostante: dopo un lungo intervento di restauro, riapre la Chiesa di San Sebastiano, la parrocchiale da sempre centro di aggregazione religiosa e sociale del borgo.

Alle ore 10,30, l’arcivescovo monsignor Giuseppe Petrocchi benedirà la Chiesa che torna alla sua funzione, e presiederà la Santa Messa, scandita dal coro parrocchiale. 

A seguire, i funzionari del Segretariato regionale Mibact per l’Abruzzo, che ha avuto in carico l’intervento, e della Soprintendenza Abap per L’Aquila e i comuni del cratere, l’architetto Alessandro Mazza in qualità di responsabile unico del procedimento, e l’architetto Valerio Piovanello che è stato direttore dei lavori, illustreranno il percorso di consolidamento e restauro, progettato per riparare i danni alle strutture ed agli elementi architettonici e decorativi dovuti al terremoto, e finanziato per un importo di un milione e 500 mila euro ricompreso nella delibera Cipe 135 del 2013.

I lavori sono stati eseguiti dalla ditta  Iter srl, Impresa, Tecnologia, Edilizia e Restauri di Pesaro.

Il concerto di Natale della Corale Novantanove e un brindisi finale completeranno questa mattinata attesa da tutta la comunità di Navelli, con a capo il sindaco Paolo Federico.

La chiesa di San Sebastiano, databile al secolo XI, probabilmente costruita sui resti dell’antica città-castello medievale, conserva esigue tracce architettoniche e decorative del XV secolo, affreschi, volte costolonate, ed è fortemente caratterizzata dal massiccio intervento settecentesco con rimaneggiamenti del secolo scorso.

In generale l’intervento ha seguito tutti i criteri di restauro conservativo dettati dalla specifica disciplina, mediante il rispetto della materia antica e delle tecniche costruttive originali, senza alterare il comportamento meccanico dell’organismo architettonico e strutturale nel suo complesso.

Si è cercato di conservare tutti gli elementi superstiti, sia architettonici che decorativi, intervenendo con tecnologie, materiali e strumentazioni compatibili con il bene monumentale.

In particolare è stato rimosso il pesante intervento novecentesco, che aveva introdotto un solaio latero-cementizio al di sopra delle volte in cannucce della navata centrale ed avevo causato il danno più preoccupante della vistosa deformazione delle volte stesse.

Dopo la rimozione le volte sono state ripulite, rinforzate ed appese a un sistema metallico reticolare ancorato sulle creste murarie e collegate con un cordolo sempre metallico su cui si è impostata la copertura ricostituita mediante il recupero di parti antiche ed alcune integrazioni.

Le volte in muratura delle navate laterali e di altri ambienti del complesso sono state rinforzate mediante solidarizzazione alle pareti perimetrali.

Le murature sono state consolidate mediante iniezioni di miscele consolidanti, cucitura di cantonali e martelli murari, ricostruzioni localizzate; è stato inserito un diffuso sistema di incatenamento delle pareti e un massetto ripartitore al piano di calpestio ben collegato alle murature e ai pilastri centrali.

Tutte le superfici esterne in pietra e intonaco sono state pulite e consolidate; internamente è stato consolidato l’intonaco settecentesco e riproposta la tinteggiatura a calce sulla base di indagini conoscitive preliminari, prove e campioni.

L’intervento ha interessato anche la messa in sicurezza dell’apparato decorativo, mediante lo smontaggio e la messa in sicurezza di alcuni partiti mobili, ritenuto necessario durante i lavori. Il restauro si è concentrato sugli apparati decorativi fissi, stucchi e partizioni architettoniche della volta centrale e di quelle laterali, rimandando quello dei beni mobili ad un successivo intervento.

Nella riproposizione della pavimentazione dell’aula della chiesa, diversamente da quanto previsto in progetto, si è deciso di riproporre la pavimentazione settecentesca in laterizi sulla base del ritrovamento di numerosi brani conservati sotto la fase novecentesca.

Durante la rimozione del marmo moderno, si è riscontrata l’assenza di un massetto sottostante e sono affiorate le tracce di sepolture ed antiche strutture murarie; sono stati condotti sondaggi archeologici per la verifica degli strati sottostanti ai fini strutturali, e documentata una variegata e complessa situazione comprendente ambienti ipogei sepolcrali, tombe superficiali, murature risalenti ad antiche e diverse disposizioni di strutture religiose o civili.



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