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COMUNITA' ISLAMICA L'AQUILA: PRESIDENTE ASSOCIAZIONE ''RILINDJA'', ''NON ALIMENTARE ODIO VERSO L'ALTRO''

Pubblicazione: 04 maggio 2019 alle ore 20:30

L'AQUILA - “Non bisogna alimentare odio e disprezzo nei confronti dell’altro”.

Con queste parole, a due giorni dall'inizio del Ramadan, il presidente dell'associazione culturale Rilindja, Abdula (Duli) Salihi, componente del tavolo interreligioso del consiglio territoriale sull’Immigrazione, rinnova gli auguri “di buon digiuno” a tutta la comunità islamica che vive all'Aquila.

Il mese del Ramadan è per antonomasia il mese del digiuno, usanza, che secondo il Corano, era in vigore già per i popoli pre-islamici: per mezzo di esso il fedele acquisiva il timore di Dio. 

Ma il Ramadan è anche il mese dedicato alla preghiera, alla lettura del Corano, alle opere di bene e di carità, alla meditazione e all'autodisciplina. 

“Ricordo ancora una volta che le stime sul numero dei musulmani in Italia è di circa 2,5 milioni ossia il 4% della popolazione. Non si tratta di dati certi, in quanto non esistono banche dati che raccolgano la professione religiosa delle persone e l’unico elemento a cui si può fare riferimento è la confessione principale dei Paesi di provenienza”, spiega in una nota Salihi.

La comunità musulmana più numerosa è quella italiana: circa un milione di musulmani in Italia sono cittadini italiani, il 37% dei quali naturalizzati italiani negli ultimi anni, i restanti 1,5 milioni sono musulmani di cittadinanza straniera, provenienti soprattutto da: Marocco, Albania, Bangladesh, Pakistan, Egitto.

Numeri ben inferiori a quelli di altri Paesi europei, come per esempio Francia (quasi 5 milioni), Germania (4 milioni), Regno Unito (3 milioni). 

In Europa si stima la presenza di quasi 26 milioni di musulmani, più o meno il 5% della popolazione.

I musulmani in Italia sono distribuiti soprattutto al nord, in particolare in: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte.

In Abruzzo vive l’ 1,7% dei musulmani presenti in Italia mentre la nostra città dell’Aquila conta oltre mille fedeli.

“Non bisogna alimentare odio e disprezzo nei confronti dell’altro, non bisogna alimentare l’idea che ogni guerra è santa, basta far riferimento all’ottobre 1986 quando la Chiesa cattolica aprì una strada volta al dialogo attraverso l'incontro voluto ad Assisi da Giovanni Paolo II, proprio nella città di san Francesco - aggiunge Salihi - Allora il papa convocò i leader religiosi mondiali, patriarchi e pastori, rabbini e imam, scintoisti e buddisti per pregare per la pace. Voleva togliere ogni giustificazione alla violenza religiosa. La pace doveva tornare al cuore dell’impegno delle religioni, nessuna guerra è santa soltanto la pace lo è. La strada maestra da seguire c’è quindi, bisogna solo crederci ed essere in cerca di interlocutori ed opporsi a ogni forma di violenza e abuso della religione per giustificare la guerra e il terrorismo”.

Di qui, la replica alle recenti affermazioni di Magdi 'Cristiano' Allam, il quale proponeva provocatoriamente di “mettere fuorilegge l'Islam”.

“Sono parole destabilizzanti - valuta Salihi - che alimentano la paura sociale. Non penso sia questa la soluzione più adatta in questo XXI secolo fatto ancora di guerre civili, guerriglie e terrorismo. Il Corano promuove sempre nell'amore interpersonale e il rispetto tra le fedi, non c'è alcuna affermazione nel Corano o nella Bibbia volta a incoraggiare le persone a odiarsi o combattere tra di loro. Anzi, si parla del rispetto reciproco e dell'armonia tra le persone. Gli anti-religiosi sono in realtà quelli che abusano della religione e, nel suo nome, provocano conflitti e guerre tra la gente”.

“Rinnovo il mio invito - conclude - ai centri culturali islamici in città e in Abruzzo, ad aprire le porte, lavorare di più sull’informazione e sulla conoscenza di ciò che realmente è l’Islam, quali sono le visioni di questa religione sulle tematiche odierne: famiglia, rispetto delle donne, violenza, non lasciare che la paura o il pregiudizio prendano il sopravvento”.



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