CON LA RICOSTRUZIONE FUORI CRATERE CHE SI FERMA
IN GINOCCHIO ANCHE IL SISTEMA ECONOMICO LOCALE

Pubblicazione: 02 marzo 2017 alle ore 07:10

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CUGNOLI - Solo all'Ufficio territoriale per la ricostruzione di Cugnoli (Pescara), sede distaccata di quello di Bussi sul Tirino, che si occupa di istruire le pratiche relative ai comuni fuori dal cratere sismico del 2009, "si bloccano l’istruttoria e le eventuali ammissioni a finanziamento di 541 pratiche (421 depositate presso l’Utr 5 FC e 111 ancora non trasmesse dai comuni convenzionati), relative a 30 comuni, per un importo complessivo richiesto di 86.479.385,58 euro (relativo solo alle pratiche depositate presso l’Utr. L’importo complessivo delle pratiche non trasmesse, per ovvi motivi, non è conosciuto in maniera precisa) e un importo relativo alle pratiche in istruttoria di 24.700.628,70 euro".

Lo denuncia il sindaco, Lanfranco Chiola, coordinatore dell'area omogenea numero 5, dopo che tutti gli Utr sono da ieri sprovvisti complessivamente di 24 dipendenti che istruivano le pratiche relative ai 75 centri rimasti fuori dal cratere, ma che hanno comunque riportato danni aventi nesso di causalità con il terremoto del 6 aprile: secondo una stima 680 milioni di euro di lavori per 3.800 immobili danneggiati.

"Si bloccano gli Stati di avanzamento inerenti ai lavori di tutti i comuni, con conseguenti ingenti danni agli operatori economici impegnati nella ricostruzione, si interrompono i controlli sui cantieri e tutte le attività edilizie in corso", dice.

"Ad oggi non c’è stato alcun trasferimento di risorse per il pagamento del corrispettivo dei 24 consulenti che quotidianamente si occupano dell’istruttoria dei progetti per la ricostruzione post-sisma - spiega il sindaco - anche se il decreto legge 24  giugno 2016,  n. 113, convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2016, n. 160, prevede dei fondi finalizzati alle spese per il personale impiegato presso gli uffici territoriali per la ricostruzione (Utr) per l’espletamento delle pratiche relative ai comuni fuori del cratere".

"Dal mese di giugno 2016 con enorme spirito di sacrificio le amministrazioni comunali, sede degli Utr di frontiera, si sono fatte carico di anticipare il pagamento dei professionisti per alcuni dei suddetti mesi, ma questa situazione di totale incertezza e di nessuna comunicazione dagli Uffici sovraordinati non permette l’anticipo di ulteriori pagamenti in merito ed il mancato trasferimento delle risorse e il rispetto degli equilibri di bilancio rendono impossibile sostenere finanziariamente i costi degli uffici".

"Questa situazione di grave precarietà sta danneggiando pesantemente l’intero processo di ricostruzione che sta subendo da oggi una forte battuta d’arresto", aggiunge Chiola.

"Si sono fermati i lavori di ricostruzione con un’evidente paralisi che sta avendo importanti e pesanti ripercussioni sui cittadini che da quasi otto anni hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni dichiarate inagibili".

"Non è ulteriormente sopportabile che i Comuni cosiddetti di frontiera si accollino tutti i costi degli uffici, dal personale alla gestione giornaliera stiamo ricevendo le pratiche che purtroppo non si possono istruire con le tragiche e gravi conseguenze per l’intera attività di ricostruzione in corso, per l’economia della regione, per i pagamenti dovuti alle ditte occupate, per l’indotto lavorativo creato, oltre che per le risorse finanziarie pubbliche fino ad oggi impegnate".

"Non possiamo disinteressarci dei nostri cittadini che desiderano ritornare ad abitare nelle proprie case, abbandonate da troppo tempo, e riprendere a vivere all’interno dei nostri borghi che così tornerebbero a riprendere vita per la rinascita di tutto il territorio" conclude Chiola.

La senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane, ha fatto appello al sottosegretario Paola De Micheli.

"È pazzesco: i soldi ci sono, ma per burocrazia statale Comuni hanno dovuto anticipare compensi e ora sono al verde. È vergognoso ed allucinante - afferma in una nota - visto che nel decreto enti locali sono state messe le risorse adeguate per coprire le esigenze, ben 500 mila euro disponibili da giugno 2016. Invece per inghippi e strane interpretazioni, le amministrazioni comunali hanno dovuto anticipare i compensi di tutti gli addetti alle relative e imprescindibili attività tecnico-amministrative e ora non hanno più fondi".

"Il problema - spiega Pezzopane - non riguarda una carenza normativa, abbiamo approvato fin da giugno un apposito emendamento al decreto enti locali e la prosecuzione di questi uffici è stata assicurata con vari provvedimenti sugli eventi sismici, di cui sono stata io stessa promotrice. La chiusura degli uffici è inaccettabile, specie per ostacoli di natura burocratica, che siamo impegnati a risolvere".



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