IL PRESIDENTE A MUSO DURO CONTRO LA LETTERA DEGLI IMPRENDITORI RIBELLI

CONFINDUSTRIA L'AQUILA: FRACASSI, ''QUI SI DISTRUGGE NON SI ASSOCIA''

Pubblicazione: 06 maggio 2016 alle ore 13:04

Marco Fracassi
di

L’AQUILA - “I ribelli? Hanno un comportamento distruttivo, non associativo”.

Non accenna a diminuire la guerra interna a Confindustria L’Aquila con la sollevazione di alcuni esponenti del Comitato piccola industria che, in una lettera aperta al presidente, Marco Fracassi, ieri hanno contestato “verticismo e decisioni poco condivise”, attaccando apertamente anche la figura del direttore, Carlo Imperatore, e il suo ingresso in Camera di commercio, in quanto giudicato non rappresentativo della categoria.

Intervistato da AbruzzoWeb, Fracassi oggi prova a smorzare le polemiche, rispondendo punto per punto e facendo notare come le decisioni contestate siano state tutte ratificate da un Consiglio direttivo dove campeggia anche il presidente del Comitato ribelle, Luca Sciotti, “evidentemente c’è uno scollamento che non avevo calcolato, ma questo è un comportamento distruttivo e non associativo”.

E infatti, secondo quanto appreso da questo giornale, dopo la diffusione della rivolta Sciotti, che sta per cedere la sua azienda e lascerà la presidenza, avrebbe inviato una tempestiva comunicazione ai vertici per prendere le distanze dai critici.

Quanto a Imperatore, Fracassi sottolinea anche che fino a oggi era l’unico direttore provinciale a non sedere nella rispettiva Camera di commercio e quindi, semmai, l’anomalia è stata sanata e rimanda a lui eventuali passi indietro “dopo questo attacco frontale alla sua figura”, anche se, rileva “non c’è niente da sanare”.

Il direttore, dalla sua, non commenta dicendosi “impossibilitato a parlare di questioni interne per via dello Statuto e del codice etico della nostra associazione”.

Un fatto, questo della rivolta dei piccoli, che ha toccato talmente tanti nervi scoperti che, sempre da quanto appreso, gli articoli degli organi di informazione non sarebbero stati nemmeno inseriti in rassegna stampa.

A firmare la nota sono stati gli imprenditori Maurizio Fioravanti (Gruppo Fioravanti), Dino Di Fabio (Sodifa), Ezio Rainaldi (Vibrocementi L’Aquila), Francesca Pompa (One Group), Guido Cantalini (Solarplan) e Luigi Silvestri (Silver Service).

Quest’ultimo, tra l’altro, secondo quanto riferito da Fracassi a questa testata gli avrebbe negato oggi di aver sostenuto e firmato di sua volontà la lettera, altro chiaro segnale di confusione e conflitti.

Presidente Fracassi, come ha reagito alla lettera? Che ne pensa delle contestazioni al direttore Imperatore?

Ha un ruolo tecnico, non di rappresentanza, nell’Azienda speciale della Camera. Gli altri direttori di Confindustria delle nostre province siedono all’interno delle Camere di commercio, non è un caso isolato. Semmai lui era l’eccezione fino a oggi. Si sta sparando su un bersaglio che non può essere colpito e affondato, perché non c’è niente da colpire e affondare.

Si parla, in primis, di scarsa condivisione nelle nomine camerali.

Il presidente del Comitato era informato di tutto, per le nomine in Camera di commercio, infatti, Consiglio direttivo della nostra associazione, dove siede anche il presidente Sciotti, ha votato all’unanimità. Ci tengo, inoltre, a dire che altri tre imprenditori, che rappresentano le Pmi, siedono in Camera di commercio, ma in quella lettera non vengono citati: sono Mimmo Carducci e Maurizio Ardingo dell’Aquila e Paola Morga di Avezzano. Non sono nel Comitato piccola industria, ma rappresentano più che ampiamente quel panorama imprenditoriale e sono stati nominati a ragion veduta.

In definitiva, chiederà a Imperatore di fare un passo indietro?

Imperatore è nel suo libero esercizio, rimane comunque direttore della nostra Confindustria, poi sta a lui analizzare questa cosa. Lui sa che l’indicazione per la Camera di commercio è stata fatta dal Consiglio direttivo e questo è l’assunto di base. A fronte di questo evidente attacco frontale, sta a lui decidere che cosa ritiene fare, è una scelta. Un atto d’imperio del presidente c’è solo quando si riscontra un’irregolarità del comportamento, qui c’è stato un voto all’unanimità del Consiglio, a quel punto gli altri 30 componenti mi contesterebbero. Comunque mi consulterò con gli altri.

A questo punto è lecito pensare a una guerra interna anche al Comitato piccola industria?

Non entro nel tema, pensavo che i rapporti fossero buoni, mi sembra di aver capito che c’è uno scollamento molto forte. Tra l’altro sono stato contattato da uno dei firmatari, Luigi Silvestri, che mi assicura che lui non è concorde come firmatario, hanno inserito il suo nome senza che fosse così.

Incontrerà i ribelli?

Una volta ricevuta la lettera, avevo dato immediata disponibilità a incontrare gli associati, ma poi con stupore ho visto lo stesso appello pubblicato. Se si chiede un incontro e c’è la disponibilità a farlo, poi non torni a chiedere pubblicamente ancora un incontro. Non è una cosa da mondo associativo. Non ritiro la disponibilità al confronto, ma certamente la modalità con cui è stata portata avanti questa storia non appartiene all’associazione.

Veniamo alla contestazione sulle fusioni pure queste ritenute poco condivise.

Nella lettera c’è una serie di affermazioni confusionarie anche su questo discorso. Ci sono tre livelli diversi: il primo era la fusione con Teramo, non si è fatta perché Teramo si è tirata indietro e questo è verbalizzato in tutti i documenti, loro non nostri, e noi abbiamo solo preso atto e ratificato. Per quanto riguarda Confindustria Abruzzo, siamo in una fase di dialogo perché le aree interne vogliono partecipare alla fusione potendo avanzare proprie istanze organizzative. Per quanto riguarda Roma, infine, l’idea di Confindustria L’Aquila è stata di realizzare una progettualità, ma sono delle cose diverse e l’una non esclude l’altra. Qui invece si mischiano cenci e panni sporchi.

Si fa anche riferimento alle diverse uscite dall’associazione, su tutte quella di Lfoundry.

Quella ma non solo, penso a Pescara alla Honda, sono uscite per motivi che vanno al di là del rapporto associativo. Lfoundry esce da Confindustria non per problemi con il territorio, ma rispetto al sistema nazionale. Rapporti in ambito territoriale sono invece assolutamente ottimi.

Il dissenso sulla vicenda del “Conto Rivisondoli”?

Quando sono stato eletto tutto il conto era già stato gestito dal past president, Fabio Spinsa Pingue, e dal precedente direttore, Antonio Cappelli. È una questione molto vecchia, Cappelli fece addirittura una sorta di rendicontazione pubblica dicendo com’erano stati impiegati quei fondi. Posso solo riportare cose già dette. Qualcuno ha voglia di riportare alla ribalta questa storia perché ha voglia di confondere un po’ le idee. Chi ha seguito la trasmissione Report sa che la giornalista Milena Gabanelli chiosò dicendo che i fondi sisma erano stati ampiamente pubblicati e documentati. Se lo dice lei...

Agirà a livello disciplinare nei confronti dei ribelli?

Una cosa è sicura, stanno ledendo l’immagine dell’associazione. Non so per che cosa c’è spazio, sicuramente dovremo guardare statuto e codice etico per capire se è corretto quello che hanno fatto. I contenuti di quella lettera non trovano alcun riscontro nella realtà

Il fatto che a firmare siano nomi importanti del panorama imprenditoriale aquilano le dà da pensare o è irrilevante?

Anche se fosse un’azienda con un dipendente ho il dovere istituzionale di ascoltare tutti. Non conta se siano importanti o meno. Detto questo, è importante che tutto si faccia in una logica associativa e non distruttiva. Le scelte fatte passano e sono passate tutte in Consiglio, qualcuno deve prendere atto e non si può dire che non esistono verbali o delibere, questa cosa è molto grave. Chi lo scrive non si rende neanche conto di quello che dice.



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