APPROVATA NORMA SALVA-GUARDIE MEDICHE, SI VOTA FINALMENTE PER
GARANTE DETENUTI, BERNARDINI NON OTTIENE DUE TERZI; EPILOGO CON 4
ASSENZE NEL CENTROSINISTRA, OPPOSIZIONI CONTRO DOPPIO RUOLO D'ALFONSO

CONSIGLIO ABRUZZO: OK A DOPPIA PREFERENZA
DI GENERE, POI MAGGIORANZA SI SQUAGLIA

Pubblicazione: 12 giugno 2018 alle ore 20:29

L'AQUILA - La storica approvazione all'unanimità della doppia preferenza di genere per le elezioni regionali,  e della più controversa norma che dovrebbe evitare alle guardie mediche il salasso della restituzione delle indennità di rischio arretrate. Il primo voto con fumata nera per la nomina attesa da anni del garante dei detenuti.

E infine, come sempre più spesso avviene dopo le elezioni politiche del 4 marzo tutti a casa senza approvare altre importanti norme perché è mancato il numero legale, causato dall’abbandono dell’aula da parte delle opposizioni del Movimento Cinque stelle e del centrodestra e l’assenza di quattro consiglieri della maggioranza, tra cui il presidente senatore Luciano D’Alfonso, presente ai lavori della mattina, e poi andato a Roma per svolgere la sua attività da senatore. 

Questo in sintesi la giornata al consiglio regionale abruzzese.

Tutto era iniziato nel migliore dei modi, essendo stato approvato all’unanimità la proposta di legge che modifica la Legge elettorale regionale, consentendo l’introduzione della doppia preferenza di genere. Il progetto di legge votato in aula era stata presentato dai consiglieri Marinella Sclocco di Articolo 1, unica donna assieme a Sara Marcozzi dell'M5s nel consiglio regionale abruzzese, e assessore regionale alle Politiche sociali, Lucrezio Paolini dell'Italia dei valori, Giuseppe Di Pangrazio del Partito democratico, presidente dell'assemblea, e Mauro Febbo di Forza Italia.

Il nuovo testo prevede che si possa esprimere il voto "per una delle liste circoscrizionali tracciando un segno nel relativo rettangolo o esprimendo uno o due voti di preferenza, scrivendo il cognome, ovvero il nome e cognome di uno o due dei candidati presenti nella medesima lista. Nel caso di espressione di due preferenze, esse devono riguardare candidati di sesso diverso della stessa lista, pena l'annullamento della seconda preferenza".

Ben più conflittuale l'approvazione della legge regionale a firma dei consiglieri regionali di Forza Italia Febbo e Lorenzo Sospiri e dell'assessore alla Sanità Silvio Paolucci del Partito democratico, volta ad evitare di far pagare le indennità di rischio arretrate alle guardie mediche abruzzesi. Una norma che però per il Movimento 5 stelle è uno “sciacallaggio politico sulla pelle dei cittadini”, perchè avvisano i penstastellati, "sarà sicuramente impugnata". Accuse sdegnosamente respinte al mittente dagli esponenti del centrodestra e della maggioranza. 

La vicenda ha avuto origine con la famigerata delibera di giunta regionale numero 398 del 18 luglio 2017, nel quale veniva deciso che, a seguito di una segnalazione della Corte dei Conti, i medici di guardia non avevano più diritto a percepire i 4 euro lordi orari di indennità di rischio per le loro trasferte nelle case dei pazienti, che pure era stato previsto da un accordo sindacale regionale del 2008. La conseguenza è stata che le Asl non solo hanno cancellato per il futuro questa indennità, ma rivogliono indietro anche tutte le indennità già versate ai medici, fino all’ultimo centesimo. Somme addirittura che vengono richieste agli eredi se il medico è intanto passato a miglior vita. Salassi in media di 50 mila euro, con punte di 70 mila euro.

Con la legge approvata oggi da maggioranza di centrosinistra e opposizione di centrodestra, viene invece confermata ed assicurata l’indennità fino all’approvazione della delibera di giunta 398, ovvero per un periodo che decorre dal 2006 al 18 luglio 2017. 

L'indennità viene riconosciuta ai medici che svolgono attività di “Continuità Assistenziale” in virtù delle particolari e specifiche condizioni di disagio e difficoltà in cui vengono rese le prestazioni sanitarie al fine di garantire i livelli essenziali di assistenza e del contributo offerto, anche in termini di disponibilità, allo svolgimento di tutte le attività, essendo prioritariamente orientate a promuovere la piena integrazione tra i diversi professionisti della Medicina Generale e a garantire migliori standard qualitativi delle prestazioni sanitarie.

Approvata poi la norma che intende sopperire alle difficoltà economiche che hanno indotto il Consorzio di Bonifica Centro a disporre l’aumento dei canoni. Il provvedimento introduce un fondo di rotazione pari a euro 700 mila euro, al fine di sospendere l’aumento medio del 40 per cento del canone consortile, concesso sotto forma di anticipazione e da rimborsare a partire dall’anno 2019. 

A sorpresa si è poi deciso di votare per la scelta del Garante dei detenuti,  passaggio che è all'ordine del giorno da circa tre anni.

L'impasse è dovuta al fatto che occorrono complessivamente quattro passaggi in consiglio regionale, tre con la maggioranza qualificata, l’ultima con quella semplice, e non c'è accordo sul nome.

L’assemblea, composta da 21 presenti, oggi ha deciso almeno di procedere al primo voto, e ha attribuito 15 voti all’ex parlamentare del Partito Radicale Rita Bernardini, indicata dalla maggioranza, 2 a Manlio Madrigale e uno a Salvatore Braghini, tutti e tre nella rosa dei candidati ufficiali.

Hanno ricevuto voti Salvatore Montalbano, l’ex capo della squadra mobile di Pescara, Nicola Zupo, e il consigliere regionale Leandro Bracco, il quale ha dichiarato di aver votato per Bernardini.

Il presidente del Consiglio regionale ha annunciato che nella prossima seduta ci sarà il secondo passaggio.

Poi il triste epilogo, con il venire meno del numero legale. 

In aula erano presenti intorno alle 18, 15 consiglieri di centrosinistra, numero insufficiente di un seggio perché la seduta fosse utile. 

Assenti gli ex assessori Donato Di Matteo, ex Pd ora Regione Facile, Andrea Gerosolimo (Abruzzo Civico) e il suo compagno civico Mario Olivieri, il cui atteggiamento critico ha radici antiche, oltre come detto D'Alfonso. 

Il presidente del consiglio regionale ha convocato una riunione di maggioranza per verificare come portare avanti l’attività amministrativa in questa parte finale della consigliatura. 

Al palo sono rimasti diversi provvedimenti tra cui il progetto di legge poter assegnare un finanziamento di un milione e 700mila euro alle attività antincendio alla luce dell’imminenza della stagione estiva più calda. 

Su questo argomento si è scatenato lo scontro in aula innescato dai pentastellati che hanno chiesto le dimissioni di D’Alfonso e le elezioni anticipate rispetto alla scadenza naturale della prossima primavera. 

Duro il battibecco tra il consigliere di Centro democratico e presidente della commissione Bilancio, Maurizio Di Nicola, da una parte ed i penstastellati e Forza Italia, dall’altra.

"Se il presidente D’Alfonso si fosse dimesso avremmo avuto una situazione analoga, al di là delle pagliacciate che ho sentito e della convenienza politica – ha spiegato Di Nicola -, il senso di responsabilità imporrebbe a ciascuno di noi di votare per dare copertura alle attività antincendio per non dover leggere sui giornali di ettari ed ettari di vegetazione andata in fumo. Abbandonando l’aula non meritate di stare qui dentro".

Il consigliere pentastellato Marcozzi ha ribattuto che "al presidente della regione non importa nulla dell’Abruzzo, rendetevi conto e dite al vostro presidente andare via e farci tornare al voto. Non può essere più importante la sua carriera che gli abruzzesi e poi non avete più maggioranza”.

Il capogruppo forzista, Lorenzo Sospiri, ha  sarcasticamente consigliato alla maggioranza: "Fate vanire D’Alfonso a votare!".

I consiglieri della maggioranza di centrosinistra in Consiglio regionale hanno ribattuto condannando "l'assenza della minoranza di centrodestra che, ancora una volta, non rispettando gli accordi, abbandona l'Aula consiliare facendo mancare il numero legale”. 

In una nota i consiglieri hanno spiegato che “questa scelta è stata stigmatizzata dalla maggioranza che ha sottolineato invece come le leggi ed i provvedimenti, durante i lavori sono stati approvati al netto del contributo della minoranza con la presenza dei sedici consiglieri. Al contrario il contributo del gruppo di Forza Italia, dopo l'accordo, sarebbe stato necessario per i punti successivi”. 

"Purtroppo, - si legge ancora nella nota - la chiusura anticipata del Consiglio non ha permesso di procedere all'approvazione del progetto di legge riguardante le disposizioni urgenti di protezione civile per il sostegno finanziario delle attività antincendio boschivo. Il continuo ricorso alla verifica del numero legale dimostra l'inconsistenza del ruolo dell'opposizione. In tal senso va ricordato che la legge elettorale approvata durante la scorsa legislatura ha voluto scientificamente ridurre la piena operatività della maggioranza – concludono i consiglieri di centrosinistra -. Tutto ciò è valso nel passato, vale nel presente e varrà certamente anche in futuro". Filippo Tronca

 



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