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CONSIGLIO: FEBBO, 'FUSIONE CAMERE L'AQUILA-TERAMO IRREVERSIBILE''

Pubblicazione: 23 luglio 2019 alle ore 20:59

L'AQUILA - Il Consiglio regionale e la Giunta respingono l’approvazione della mozione per l’interruzione dell’iter della fusione delle Camere di Commercio di Teramo e L’Aquila sulla base delle considerazioni ormai note da tempo e ribadite dall’assessore Mauro Febbo nel corso della seduta odierna del Consiglio.

"La fusione tra Teramo e L’Aquila è su base volontaria e prende corpo da due distinte ma congruenti deliberazioni dei rispettivi consigli in ordine alla volontà di fondersi in un’unica Camera", afferma l’assessore Febbo.

"Il motivo per cui diverse Camere di Commercio hanno impugnato la legge dinanzi alla Corte Costituzionale è invece diverso – prosegue Febbo – e deriva dal fatto che legge, nel caso di mancanza di accordi volontari per la fusione, imponeva la stessa senza una previa intesa della Conferenza Stato Regioni".

"Tale intesa le Camere di Commercio di Teramo e L’Aquila l'hanno chiesta ed ottenuta nel gennaio del 2019 e pertanto il motivo della lagnanza di Teramo è infrondato e a seguito di contatti che ho avuto con i vertici nazionali di Union camere e del Mise, è certo che, anche dopo la pronuncia della Consulta, indietro non si tornerà, perché il Governo ed il Parlamento sono fermi a tenere al massimo 60 Camere". 

"Quindi l’idea che dopo la pronuncia della Corte Costituzionale tutto possa tornare come prima - rimarca Febbo - è del tutto priva di fondamento e sbagliano alcuni politici teramani perseguire questa strada. Non mi voglio addentrare in un terreno che non mi compete, poiché come Giunta regionale siamo equidistanti e vogliamo fare solo gli interessi dei territori abruzzesi indistintamente il problema della sede e della fusione volontaria o imposta lo devono risolvere i territori da loro stessi con il dialogo. Se Teramo non è più d’accordo, deve revocare l’accordo di fusione e inviarlo al Mise che si pronuncerà a sua volta sulla legittimità o meno di questa scelta e deciderà il da farsi. Ossia se considerare comunque l’iter concluso o commissariare le Camere di Teramo e L’Aquila ed applicare le norme di legge che sono al vaglio della Consulta".

"Spero tanto che i diretti interessati sappiano trovare una via d’uscita ed una mediazione senza alimentare inutile e sterili polemiche di campanile che non aiutano certo a definire la vicenda. Lo ripeto, Mise e Unioncamere hanno affermato che indietro non si torna e non ci sarà più una Camera di Commercio per ogni provincia. Bisognerà farsene una ragione. Infine - conclude Febbo - mi sono fatto garante anche della volontà espressa dai componenti di maggioranza D'Annuntis, Di Matteo e Quaresimale nel portare a termine il processo tenendo conto delle peculiarità del territorio da loro rappresentato", conclude Febbo. 



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