CONVEGNO L'AQUILA DEL FUTURO: ''CITTA' APERTA, BELLA
E INNOVATRICE, PER EVITARE IL DECLINO E MARGINALITA'''

Pubblicazione: 29 ottobre 2018 alle ore 22:03

L'AQUILA - "Le città aperte e tolleranti, belle e vivibili, proiettate verso l'innovazione sono quelle che hanno più successo, le uniche che si sottraggono al declino generalizzato dei centri di medie dimensioni in Europa e nel mondo".

Così il presidente vicario della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, in un passaggio del suo intervento nel convegno sul futuro dell'Aquila, da lui stesso organizzato nella sede del Gran Sasso Science Institute.

L'iniziativa prende forza dal documento dell'Ocse che è stato, da subito dopo il sisma, un prezioso strumento per orientare molte delle scelte fatte e da fare, e a cui hanno preso parte l'ex vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Giovanni Legnini, possibile candidato del centrosinistra alle elezioni regionali di febbraio, l'ex sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, Gianni Letta, il sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, la rettrice dell'Università dell'Aquila, Paola Inverardi e il direttore della Gssi, Eugenio Coccia.  

Ha coordinato i lavori il consigliere regionale del Pd Pierpaolo Pietrucci

In platea, chiamati ad intervenire, il gota dell'imprenditoria, delle associazioni di categoria, dei sindacati, del mondo culturale e dell'associazionismo.

Al centro di tutti o quasi gli intervento la nuova vocazione dell'Aquila come città della conoscenza, dell'innovazione, dell'alta tecnologia.

"Molti studi confermano un fenomeno particolare - ha detto Lolli - secondo il quale le medie città europee declinano, perdono ruolo e centralità, a vantaggio di grandi centri metropolitani, dove si concentrano innovazione, progresso e competenze. Nelle città che declinano poi l'opinione pubblica si chiude in se stessa, cerca sempre un colpevole, un nemico. E le classi dirigenti spesso non contrastano questo fenomeno, lo cavalcano. Un errore che qui non dobbiamo in nessun modo commettere".

E i segnali positivi, che smentiscono questo fatale errore illustrati anche dai protagonisti, sono stati individuati sull'Università che punta sulla qualità formativa e sulla ricerca potenziando la sinergia con l'industria, ovviamente sul Gssi oramai fiore all'occhiello dell'alta formazione in Italia, i laborartori di fisica del Gran Sasso, le imprese all'avanguardia come Alenia, Leonardo e Telespazio, il Tecnopolo che pian piano decolla e che ospita importanti start up, la tecnologia applicata alla ricostruzione e alla sicurezza sismica, all'avanguardia in molti casi nel mondo, e ancora lo smart tunnel e la sperimentazione del 5g, la fibra ultraveloce. Solo per fare qualche esempio.

"In questi anni - commenta ancora Lolli - per l'innovazione a L'Aquila sono stati spesi 150 milioni di denaro pubblico. Ma non basta. Se chiude il call center Ecar, lasciando a casa 300 persone, si azzerano tutti i posti di lavoro creati con quei 150 milioni. Soldi dunque sprecati? Al contrario, sono serviti a fare il primo tratto di strada, ora bisogna andare avanti. Ogni pensiero corto sarebbe preludio della sconfitta".

Nel suo intervento il sindaco Biondi, ha evidenziato che "il rincorrere la quotidianità ti fa perdere la prospettiva, impedisce di padroneggiare le opportunità che si aprono. Ma a L'Aquila dobbiamo pensare in grande. Partendo dalle intelligenze. Lo Swimez ha calcolato che il sud Italia perde 2 miliardi di euro l'anno, a causa dei laureati che emigrano, che vanno via. L'Aquila deve e può giocare una partita diversa. Con la fondazione L'Aquila città della conoscenza, stiamo lavorando ad esempio a mettere a sistema una rete diffusa di alloggi acquisiti al patrimonio pubblico con il meccanismo della sostituzione edilizia, per metterli a disposizione degli studenti meritevoli. Registro anche segnali positivi nel turismo, L'Aquila e la prima meta nelle città dell'interno. A proposito di smart city e servizi stiamo procedendo alla riconversione ecologica dei mezzi pubblici, investendo otto milioni in mobilità sostenibile"

Legnini ha evidenziato che "il modello dell'Aquila come smart city è terza grande idea strategica per il progresso dell'Abruzzo dal dopoguerra ad oggi, dopo l'industrializzazione e le infrastrutture, e la tutela dell'ambiente e la politica dei Parchi". Non mancando di porre l'accento sui rischi connessi a certi modelli di smart city. "Nel mondo l'innovazione e la digitalizzazione non determinano di per se qualità della vita, c'è il rischio ad esempio che venga compromesso il diritto alla privacy e la vivibilità per un eccesso di tecnologia e interconnessione. La produzione dei dati sarà il petrolio della nuova economia, ponendo anche importanti interrogativi. Strategica sempre più sarà la sicurezza informatica".

Chiude i lavori Gianni Letta.

"La quotidianità cosi pesante non deve impedire di alzare lo sguardo, di perdere la prospettiva, pensare in grande, va rotto il peso della routine. L'Aquila non deve seguire il destino di declino che attanaglia le città medio piccole in tutto l'occidente. 
Dopo il sisma dissi che non si può fare la graduatoria dei terremoti, ma evidenziai che il terremoto del'Aquila era particolare perché l'Aquila è una città particolare, per la sua storia, la sua arte, la sua bellezza. Lì è nata l'idea di una rinnovata identità, da affermare attraversando le frontiere del nuovo. Lo dobbiamo in particolare ai giovani dell'Aquila che qui sono rimasti". 



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