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COOPERATIVE DI COMUNITA' ABRUZZESI
CRESCONO, MA LEGGE REGIONALE AL PALO

Pubblicazione: 04 aprile 2018 alle ore 08:00

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CHIETI - L’Abruzzo è oramai un pioniere nella creazione ed affermazione delle cooperative di comunità, ben nove sul totale di una cinquantina nate in tutte le altre regioni italiane.

A prescindere e a dispetto di quello che fa, o meglio non fa, la Regione Abruzzo, che non è riuscita ancora a rendere esecutiva una legge approvata, al suono delle fanfare, oltre due anni fa, a firma dell'assessore Marinella Sclocco.

Una legge che, tra l’altro, accusano gli addetti ai lavori, è pure “scopiazzata” da quella della Regione Puglia e che dunque poco si attaglia alla specifica realtà abruzzese.

Una delle conseguenze è che, in assenza del regolamento attuativo, non c’è l’ombra dei fondi regionali che dovevano aiutare in fase di start up queste nuove realtà imprenditoriali e sociali, la cui peculiarità è quella di dover avere dal 5 al 10 per cento dei sociresidenti nel comune, con la possibilità di operare in modo versatile in più settori, dai servizi pubblici presi in appalto dal Comune, oltre ai settori turistico, culturale, agricolo e commerciale.

Poco male, ad ascoltare Massimiliano Monetti, che ad AbruzzoWeb, pur non risparmiando critiche alla Regione, fa il punto della situazione confermando che, con buona pace dei fondi regionali, a breve saranno comunque accessibili quelli messi a disposizione da un bando nazionale della stessa Confcooperative.

"Stiamo dimostrando con i fatti - esordisce Monetti - che è possibile creare dal nulla economie vere partendo dal basso anche nelle aree intere e nei piccoli paesi. E non lo dico io, ma Giovanni Teneggi, uno dei pionieri del cooperativismo italiano, che in Abruzzo, a costo zero, si sta costruendo la più importante infrastruttura sociale dal dopoguerra ad oggi a livello italiano".

Momento epocale per questo movimento, la grande assemblea che si è tenuta ad Anversa degli Abruzzi il 19 marzo, dove hanno formalizzato la loro nascita, o se già costitute, hanno aderito ad una rete dei borghi, per aiutarsi a vicenda, le cooperative di comunità della stessa Anversa degli Abruzzi, di Prezza, di Fontecchio, di Santo Stefano di Sessanio, di Collelongo, di Pescasseroli e di Barrea in provincia dell’Aquila, di Tollo e Pizzoferrato in provincia di Chieti, quest’ultima quella che è partita prima ed è già operativa.

Ad accelerare il processo, conferma Monetti "è il bando indetto dalla Confcooperative a livello nazionale, che con un budget complessivo, per ora, di 500 mila euro, mette a disposizione alle cooperative 5 mila euro a fondo perduto come ‘premio di nascita’ per le spese burocratiche e amministrative e poi un prestito a tasso zero e senza bisogno di garanzie fino a 30 mila euro, da restituire in sei anni. Confcooperative mette poi a disposizione per tre anni un consulente imprenditoriale, regolarmente retribuito per la sua missione".

A maggior ragione fa riflettere invece che l’iniziativa legislativa della Regione sia invece al palo.

"La legge approvata, la 25 dell’autunno 2015, resta in qualche cassetto a prendere la polvere - spiega Monetti - perché come spesso avviene non è corredata dal fondamentale regolamento attuativo e dalle coperture economiche. Come Confcooperative, assieme ai rappresentanti delle cooperative di comunità già costituite, ci siamo offerti di aiutare a scrivere questo benedetto regolamento, suggerendo anche piccole ma importanti modifiche alla legge".

Nel regolamento va previsto, come accade in altre Regioni più solerti, aspetti decisivi, come le modalità di affidamento diretto alle cooperative di comunità, da parte delle amministrazioni pubbliche, di servizi alla popolazione senza necessità di un bando, garantendo un canale privilegiato in quanto le cooperative di comunità rivestono un particolare interesse pubblico e sono espressione del territorio. Vanno stabiliti i criteri per erogare finanziamenti agevolati o i contributi in fondo capitale, o per mettere a disposizione edifici o aree non utilizzate dalle amministrazioni pubbliche per il raggiungimento degli scopi sociali. Ad oggi, la legge non ha nessuna copertura economica, ma questa non è una novità.

"La legge abruzzese è stata, diciamo così, mutuata - spiega Monetti - quasi per intero dalla legge della Regione Puglia, dove essendo i centri molto popolosi, si era stabilito che una cooperativa di comunità dovesse avere soci residenti pari al 10 per cento della popolazione, al fine di impedire che in un medesimo comune potessero nascere due cooperative, snaturandone il senso. In Abruzzo però tutto ciò di senso ne ha poco. Nei nostri piccolissimi centri montani è spesso difficile raggiungere tale soglia e inoltre sarebbe utile prevedere anche una quota di non residenti, che magari hanno seconde case, o interessi economici nel territorio, pur vivendo altrove, come spesso accade".

Inoltre viene chiesto di eliminare il divieto di aderire alla cooperativa di comunità da parte di un parente fino al terzo grado di un amministratore pubblico del comune di residenza.

"Un controsenso - commenta Monetti - si pensi a un comune di cento anime: è la regola e non l'eccezione che magari un ragazzo, disoccupato e giustamente interessato alla cooperativa di comunita'  sia imparentato con un consigliere comunale o impiegato".

A dispetto dei ritardi della Regione Abruzzo, ora alle prese più che altro con il rimpasto di Giunta e gli assetti per arrivare a nuove elezioni, le cooperative non solo sono nate, ma hanno già elaborato piani di azione credibili e concreti.

Ad Anversa degli Abruzzi la cooperativa si occuperà di gestire l’emporio del paese, unico punto vendita e spazio per servizi alla popolazione. 

A Prezza si punta sui servizi ai cittadini e sulla  valorizzazione delle produzioni come la coltivazione del carciofo e della vite, a Fontecchio core business sarà il progetto “casa bottega”, col quale il Comune offrirà a nuovi residenti un'abitazione e un locale per attività commerciale e vari servizi.

A Santo Stefano di Sessanio si vuole offrire servizi al settore turistico e nella raccolta dei rifiuti, con l’umido caricato a dorso di mulo tra i vicoli del borgo e riposto nelle compostiere, a Tollo la cooperativa si occuperà di servizi assistenziali e sociali, artigianato, gestione del verde pubblico, locali e strutture pubbliche, a Collelongo la cooperativa intende sviluppare all’interno del complesso scolastico un centro multifunzionale per la formazione e trovare sinergie tra gli anziani ed i più piccoli.

A Pescasseroli la cooperativa si occuperà della gestione di uno chalet turistico e di un’ex stazione ferroviaria. A Pizzoferrato la cooperativa Ajavedè già sta valorizzando la patata e il fagiolo autoctono, si occupa del piano neve e dei servizi di gestione di pulizia, dello sfalcio dell’erba ed ha ambiziosi progetti per la gestione di un complesso turistico per lo sviluppo e la gestione sostenibile delle risorse forestali.

A Barrea la cooperativa di comunità Vallis Regis, impegnata nella gestione di un impianto fotovoltaico del paese intende gestire un albergo diffuso di proprietà del Comune.

"Nell’incontro di Anversa degli Abruzzi - conclude Monetti - è accaduta una cosa importante: le nove cooperative si sono già messe in rete tra loro, e questo gli consentirà di commercializzare e promuovere a vicenda prodotti e pacchetti turistici. E lo stesso avviene con la rete italiana che si è costituita. I giovani protagonisti di questa piccola rivoluzione stanno già dando un esempio a tante attività economiche turistico, mi riferisco in particolare a quelle che operano nel turismo della costa, e che hanno una forte resistenza a fare rete e agire di concerto".



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