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PRESIDENTE ISS AVVERTE, ''TROPPO PRESTO PER PARLARE DI TREND IN CALO''; DECEDUTI 24 MEDICI, L'APPELLO DEGLI ORDINI, ''FARE TAMPONI A TUTTI''

CORONAVIRUS: OLTRE 50MILA CONTAGIATI, 6MILA MORTI, PER IL SECONDO GIORNO MENO CASI

Pubblicazione: 23 marzo 2020 alle ore 18:48

ROMA - Per il secondo giorno consecutivo subisce una flessione sia l'aumento dei malati che quello delle vittime. 

Dai dati della Protezione Civile emerge che sono 3.780 i positivi in più in 24 ore, mentre ieri erano 3.957. 

Le vittime in un solo giorno sono invece 601, mentre l'aumento domenica era stato di 651.

E sono 7.432 le persone guarite, 408 in più di ieri. Ieri l'aumento dei guariti era stato di 952.

"Non mi sento di sbilanciarmi, anche perché oggi vediamo gli effetti di quel che è avvenuto due settimane fa. Prendiamo atto che le misure funzionano ma è presto per parlare di trend in calo", risponde il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro a chi gli chiedeva se i dati degli ultimi due giorni possano far ipotizzare un calo del trend dei contagi.

IL PUNTO

Sono complessivamente 6.077 le vittime di coronavirus in Italia, con un aumento rispetto a ieri di 601. 

Il dato è stato reso noto dal capo Dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli

Superati i 50mila malati: sono complessivamente 50.418, con un incremento rispetto a ieri di 3.780: domenica l'incremento era stato di 3.957. 

Il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 63.927. 

Dai dati della Protezione civile emerge che sono 18.910 i malati in Lombardia (1.025 in più di ieri), 7.220 in Emilia-Romagna (+830), 4.986 in Veneto (+342), 4.529 in Piemonte (+402), 2.358 nelle Marche (+127), 2.301 in Toscana (+157), 1.553 in Liguria (+202), 1.414 nel Lazio (+142), 929 in Campania (+63), 771 in Friuli Venezia Giulia (+33), 914 in Trentino (+29), 688 in provincia di Bolzano (+40), 862 in Puglia (+114), 681 in Sicilia (+85), 605 in Abruzzo (+66), 556 in Umbria (+56), 379 Valle d'Aosta (+25), 343 in Sardegna (+6), 280 Calabria (+20), 50 in Molise (-2), 89 in Basilicata (+8). Quanto alle vittime, se ne registrano 3.776 in Lombardia (+320), 892 in Emilia-Romagna (+76), 192 in Veneto (+23), 315 in Piemonte (+32), 203 nelle Marche (+19), 109 in Toscana (+18), 212 in Liguria (+41), 49 in Campania (+20), 63 Lazio (+10), 54 in Friuli Venezia Giulia (+7), 37 in Puglia (+6), 29 in provincia di Bolzano (+6), 13 in Sicilia (+5), 38 in Abruzzo (+5), 16 in Umbria (+0), 12 in Valle d'Aosta (+3), 41 in Trentino (+6), 7 in Calabria (+0), 11 in Sardegna (+4), 7 in Molise (+0), uno in Basilicata (+1) . I tamponi complessivi sono 275.468, dei quali oltre 160mila in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

MORTI 24 MEDICI, "FARE TAMPONE A TUTTI"

Infettivologi, medici ospedalieri, medici di famiglia, ma anche camici bianchi in pensione ritornati in servizio proprio per dare una mano in questo momento di emergenza. 

Sono 24 i medici italiani deceduti ad oggi per l'epidemia di Covid-19, segnala la Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), mentre il numero dei contagi tra gli operatori sanitari ha raggiunto quota 4.824. 

Si tratta del doppio di contagi rispetto a quelli registrati tra i sanitari in Cina.

Numeri che continuano a crescere e che rappresentano una 'emergenza nell'emergenza', per arginare la quale il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, chiede di effettuare "con urgenza i tamponi a tutto il personale sanitario in prima linea". 

L'indicazione del Comitato tecnico scientifico (Cts) di "estendere l'uso dei tamponi a tutto il personale sanitario più esposto e dunque a rischio, anche senza la presenza di sintomi - spiega Anelli all'Ansa - non è rispettata dalla grande maggioranza delle Regioni, tranne poche eccezioni come il Veneto. Ma i medici devono poter lavorare in sicurezza, sapendo di non essere contagiati per non diventare a loro volta strumenti di contagio. Invece i medici in prima linea continuano a morire e questa situazione è inaccettabile". 

Se l'elenco dei camici bianchi deceduti "continua ad allungarsi, ciò - afferma - è dovuto innanzitutto al fatto che continuano a mancare i dispositivi di protezione individuali Dpi, come presidente Fnomceo continuo a ricevere segnalazioni in tal senso ogni giorno dal Nord al Sud dell'Italia". 

In questo modo, aggiunge, "gli ospedali non sono più solo luogo di cura ma si trasformano anche in luoghi di contagio". 

Per questo, "è fondamentale appunto estendere l'uso dei tamponi. E' assurdo che l'indicazione del Cts non venga rispettata, soprattutto ora che è previsto anche dall'Istituto superiore di sanità un allargamento dei laboratori per l'analisi dei tamponi e, dunque, le condizioni per poterlo fare ci sarebbero". 

Più test e Dpi è quindi la richiesta della Fnomceo e sulla stessa linea è anche il segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), Silvestro Scotti. 

Tra i camici bianchi deceduti, sottolinea, "undici sono medici di famiglia ed una ventina sono quelli ricoverati nelle terapie intensive in condizioni gravi". 

A partite da tale situazione di emergenza, la Fimmg ribadisce la "necessità inderogabile, soprattutto in carenza di Dpi - si afferma in una mozione del Consiglio nazionale della Federazione - di proseguire l'attività ambulatoriale a porte chiuse, con accesso comunque garantito su prenotazione per i casi indifferibili".

La stima dei contagiati arriva invece dal presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, che invita tutte le Regioni a mettere in priorità assoluta l'esecuzione di tamponi a tutti gli operatori sanitari, sia in ospedale sia sul territorio, con "particolare attenzione ai professionisti coinvolti nella assistenza domiciliare e nelle residenze assistenziali assistite, oltre che in case di riposo".



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