CORRUZIONE IN ABRUZZO: PER ISTAT E' AL TOP
NELL'INDIFFERENZA DELLA CLASSE POLITICA

Pubblicazione: 02 dicembre 2017 alle ore 08:00

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PESCARA - “Il complice della corruzione è spesso la nostra stessa indifferenza”, è stato detto. E i dati Istat contenuti nel rapporto La corruzione in Italia, in Abruzzo sono passati, tranne rare eccezioni, nella sostanziale indifferenza delle classi dirigenti.

Eppure i numeri in essa contenuti non sono affatto lusinghieri per una regione che inanella parecchi record negativi, confermando ancora una volta di non essere affatto l’isola felice che millantava fosse fino a pochi anni fa.

In termini generali l’Istat, dopo aver intervistato, a cavallo tra il 2015 e 2016, 43 mila persone tra i 18 e gli 80 anni di età, assevera che in Abruzzo al 17,5 dei cittadini interpellati è stato chiesto denaro, favori, regali in cambio di beni e servizi, oppure che lo stesso è avvenuto ad amici parenti e colleghi. È il terzo dato più alto in Italia, dopo la Puglia 32,3 per cento e il Lazio, 21,5 per cento.

E nei singoli ambiti, l'Abruzzo è quasi sempre al top della poco invidiabile classifica: prima assoluta del 6,9 per cento, seguita dalla Campania, nell'ambito degli uffici pubblici, dove evidentemente se non offri qualcosa "fuori busta" all'impiegato e funzionario infedele, le tue pratiche non vanno avanti, e quello che sarebbe un tuo diritto ti viene negato, o fatto sudare sette camice.

Entrando ancor più nel dettaglio l’Abruzzo, si riferisce nel rapporto, è secondo solo all’Emilia Romagna per il reato specifico di concussione, che nell'articolo 317 del codice penale italiano è quello in cui “Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, abusando della sua qualità o dei suoi poteri costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità, punito con la reclusione da quattro a dodici anni”.

L'Abruzzo è, poi, secondo in Italia per tentativi di illeciti "do ut des" nell'ambito dell'assistenza sociale, con 7,7 per cento, dopo aver fatto domanda di benefici assistenziali contributi, sussidi, alloggi popolari, pensioni di invalidità o altri benefici.

L’Abruzzo è al top, con il 12,8 per cento anche nel fenomeno criminale delle richieste di denaro e favori nel momento della ricerca di lavoro, della partecipazione a concorsi o dell’avvio di un'attività lavorativa. Peggio accade ancora una volta solo in Puglia.

E non va affatto bene nel settore della sanità, dove il 7,5 per cento dei cittadini interpellati denuncia richieste indebite, per esempio per avere un occhio di riguardo per accedere a una cura. Un dato ben superiore alla media italiana del 5,9, e quarto assoluto in Italia, dopo Puglia, Lazio Campania e Sicilia.

L’Abruzzo eccelle anche il degradante fenomeno delle raccomandazioni per ottenere un posto di lavoro: con il 25,7 per cento è quarta in Italia, dopo l’immancabile Puglia al 34,3 per cento, e aseguire Basilicata, Sardegna, Lazio e Umbria.

In compenso sono al di sotto della media nazionale le persone in Abruzzo che hanno assistito nel loro ambiente di lavoro, a scambi di favori o di denaro che hanno considerato illeciti o inopportuni.

Commentano a tal proposito i ricercatori dell’Istat: “in Italia e non solo il fenomeno della raccomandazione è così ampio da essere spesso considerato una pratica quasi normale”.

La contropartita più frequente nella dinamica corruttiva in Italia, si legge poi nel rapporto, è il denaro (60,3 per cento), seguono il commercio di favori, le nomine e i trattamenti privilegiati (16,1 per cento), i regali (9,2 per cento) e,in misura minore, altri favori tra cui le prestazioni sessuali, 4,6 per cento.

C’è, tuttavia, altro un dato che suscita un amara riflessione: tra le famiglie italiane che hanno accettato lo scambio, ben l’85 per cento ritiene che aver pagato sia stato utile per ottenere quanto desiderato, in particolare nelle public utilities per ottenere un lavoro o una prestazione sanitaria.

Il 51,4 per cento delle famiglie lo rifarebbe senz’altro. Come a dire la corruzione conviene, e si accetta di buon grado che quello che è sarebbe un tuo diritto,  diventa una gentile concessione da parte di un corrotto che si arricchisce "vendendo" quello che non è suo, al cittadino regredito a suddito supplicante.

Non stupisce, insomma, che solo il 2,2 per cento di famiglie che hanno avuto richieste di corruzione denunci l’episodio, mentre la quasi totalità il 95,7 per cento non lo ha fatto, il 3,3 per cento preferisce "non rispondere" e l’1,9 per cento "non sa o non ricorda".

L'unico dei consiglieri regionali a definire gravissimi i dati del rapporto Istat è stato Leandro Bracco di Sinistra Italiana, che alla questione ha almeno dedicato un comunicato stampa. Seguito, dopo la pubblicazione dell'articolo di AbruzzoWeb, anche dal segretario regionale dell'Italia dei valori, Lelio De Santis.

LE REAZIONI

BRACCO: ''QUADRO A TINTE FOSCHE''

"Il quadro dipinto dall' indagine dell'Istat è contraddistinto da tinte a dir poco fosche - si legge nella nota - la concussione è purtroppo un architrave della pubblica amministrazione made in Abruzzo. Un vero e proprio cancro le cui metastasi hanno intaccato organi vitali del sistema. Primo fra tutti un elemento chiave di ogni società civile ossia l'etica. Un concetto basilare oramai spogliato di ogni significato e identità".

E aggiunge, accalorandosi, "riuscire a coniugare etica e diritto è una chimera? Probabile, anche se sono fermamente convinto che un politico che accettando il compromesso morale si lascia corrompere, non può che essere paragonato alla feccia. Una feccia nauseabonda e ributtante che infesta la società, ruba ai poveri opportunità di emancipazione e ammorba il futuro delle nuove generazioni".

Per il resto assoluto silenzio da parte della politica abruzzese di ogni ordine e grado.

Nessuna interrogazione, interpellanza o addirittura una richiesta di un consiglio regionale straordinario si è registrata a palazzo dell’Emiciclo. Iniziative che pure avrebbero il requisito della "cavallinità", per usare un termine aristotelico caro al presidente, Luciano D’Alfonso: essere cioè a tema, produttive di un qualcosa di concreto, almeno come momento di approfondimento e analisi, e non solo un vacuo e sterile esercizio stilistico per conquistare qualche titolo di giornale.

Va infatti ricordato che, per esempio, che dalla Regione dipendono un gran numero di enti, e in primis le Asl, dove l’Istat evidenzia preoccupanti fenomeni corruttivi. La Regione Abruzzo è poi obbligata per legge ad adottare e rendere efficace il Piano triennale della prevenzione della corruzione (Ptcp) e il connesso Programma triennale per la trasparenza e l'Integrità (Ptti). Strumenti che a leggere le risultanze dell’indagine Istat, hanno per ora l’efficacia di un pannicello caldo.

DE SANTIS (IDV) ''DA DATI ISTAT E' EMERGENZA, MESSINA A L’AQUILA''

“Il rapporto dell’Istat dalla corruzione in Italia e, in particolare, in Abruzzo fotografa una situazione drammatica di cattive pratiche e di malcostume a tutti i livelli”.

Lo scrive in una nota Lelio De Santis, segretario regionale  dell’Italia dei valori.

“La corruzione anche in Abruzzo è diventata la vera emergenza sociale, che deve essere combattuta con fermezza. Troppo spesso, nelle pubbliche amministrazioni, prevalgono l’indifferenza o  la complicità - sbotta - Noi dell’Italia dei valori ci siamo sempre battuti contro corruzione e malaffare, spesso suscitando un senso di fastidio!”.

“Ci vuole più determinazione e prevenzione nei luoghi dove si consuma la pratica del favoritismo, propedeutico alla corruzione. Nei prossimi giorni, a L’Aquila il segretario nazionale dell’Italia dei valori, Ignazio Messina, presenterà le nostre proposte contro ogni forma di corruzione”, conclude.



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