CORTE GIUSTIZIA EUROPEA: 25 MILIONI DI MULTA ALL'ITALIA PER GESTIONE ACQUE REFLUE Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

CORTE GIUSTIZIA EUROPEA:
25 MILIONI DI MULTA ALL'ITALIA
PER GESTIONE ACQUE REFLUE

Pubblicazione: 31 maggio 2018 alle ore 19:36

L'AQUILA - "Ben 25 milioni di euro di multa, tanto costerà ai cittadini italiani, abruzzesi compresi, la 'competenza' della classe politica degli ultimi 20 anni sulla gestione delle acque del nostro Paese e della nostra regione". La stoccata arriva dal M5S abruzzese, a seguito della sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea che, oltre alla multa di 25 milioni, ha disposto sanzioni di 30 milioni per ogni semestre di ritardo nella messa a norma di reti fognarie e sistemi di depurazione delle acque di 74 centri urbani. 

La multa va ad aggiungersi ai circa 300 milioni che l'Italia ha pagato fino a oggi per altre due condanne, nel 2015 sull'emergenza rifiuti in Campania e nel 2014 sulle discariche abusive.

"Sia in Regione che in Parlamento abbiamo portato numerosi atti volti alla tutela delle sorgenti e delle acque in Abruzzo - commentano il deputato Gianluca Vacca e la consigliera regionale Sara Marcozzi - ma siamo stati inascoltati e oggi ci troviamo davanti a questa ennesima mazzata da parte dell’Unione europea. Pescasseroli e Lanciano - incalzano - risultano già nella lista nera della Unione europea, ma decine di comuni sono sotto procedura e potrebbero essere sanzionati in futuro. L'incapacità di mettere a norma i depuratori e gli scarichi di ben 74 agglomerati urbani, sparsi in 18 regioni d'Italia, costringe gli utenti a pagare sia un servizio scadente di depurazione che la successiva sanzione da parte dell’Ue. Mezzo servizio e doppio pagamento, che palesano una gestione delle acque reflue pessima. L’Acqua pubblica e la sua integrità - concludono Marcozzi e Vacca - è una priorità del Governo nazionale, come lo sarà per il Governo regionale sotto la guida del M5S". 

Lo Stato continua a pagare 120mila euro al giorno fino a che la situazione in Campania non sarà normalizzata, 400mila euro al semestre per ogni discarica irregolare con rifiuti pericolosi non sanata e 200mila euro ogni sei mesi per quelle con rifiuti non pericolosi. Una situazione "grave", ammette il Ministero dell'Ambiente, sottolineando però che le multe sono "più che dimezzate rispetto all'orientamento di 6 anni fa" e che sono stati programmati 124 interventi nei 74 agglomerati, per un importo complessivo interamente finanziato di 1 miliardo e 800 milioni. 

Sulle acque di scarico il nostro Paese era già stato condannato dalla Corte Ue nel 2012. A oltre sei anni di distanza il numero delle aree non conformi si è ridotto da 109 a 74. Circa 50 sono in Sicilia (per esempio frazioni di Palermo, Ragusa), 13 in Calabria (Reggio e Crotone), 6 in Campania (tra cui Ischia e Napoli Est), con un pugno di casi anche in Friuli, Liguria e Puglia. Ma il problema è nazionale. Ad oggi sono circa 900 in tutta la Penisola gli agglomerati che, per motivi diversi, non sono in regola con fogne e depuratori. Si va dalle grandi città a località turistiche, con Emilia Romagna e Molise uniche regioni a norma. 

Mentre un portavoce della Commissione europea ricorda che "sono disponibili finanziamenti Ue per le infrastrutture idriche nelle regioni di convergenza e i prestiti della Banca europea per gli investimenti nelle altre regioni", i Radicali italiani annunciano che nei prossimi giorni presenteranno "denuncia alla Corte dei conti affinché i responsabili di questo danno erariale possano rispondere di persona". La vicenda è la dimostrazione che "inquinare, e non impedirlo, è veramente un pessimo affare", commenta il Wwf. Giordano Colarullo, direttore generale di Utilitalia, l'associazione delle imprese di acqua energia e ambiente, sottolinea che "la multa decisa dall'Ue all'Italia sulla depurazione ha radici nella mancanza di investimenti negli ultimi 60 anni, solo oggi grazie all'esistenza di un'Autorità di regolazione, possiamo dire che si sta migliorando".



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