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COVID-19: DE AMICIS (EUROSTOP), ''L'AUSTERITA' HA PERSO I SUOI 'SACERDOTI'''

Pubblicazione: 26 marzo 2020 alle ore 12:52

Alfonso De Amicis

L’AQUILA – “La crisi era in atto da tempo, anzi non ne eravamo mai usciti, e la pandemia di oggi ha solo accelerato quello che era evidente. Il Covid19 ha accelerato verso l’implosione di un sistema economico globale basato su sfruttamento estremo e finanza volatile. Questa volta se ne può uscire con una pianificazione generale finanziato dal governo e puntando su una diversa qualità della spesa e investendo sul pubblico”.

È il passo di una lunga riflessione, non l’unica di questo periodo complicato per via dell’emergenza Coronavirus, di Alfonso De Amicis, esponente aquilano del Movimento EuroStop.

“È passato un anno da quando Vladimiro Giacché, presidente del Centro Europa ricerche, in uno studio accurato e particolare anticipava quanto sta accadendo oggi sul piano della deflagrazione del sistema Euro e dell’intero sistema economico finanziario mondiale”, commenta De Amicis.

“La violenza di questo shock – prosegue – nel mezzo di una situazione già precaria ha indotto persino i ‘sacerdoti’ dell’austerità e del patto di stabilità ad ammettere che lo Stato faccia immediatamente ricorso alla spesa in deficit. Quello che ieri era considerata una bestemmia, una violazione di una sacralità immutabile oggi viene invocata. Quando a rischiare non sono soli i lavoratori ma anche imprese e banche, il debito pubblico è il benvenuto: soldi che non ci sono mai, ricordate gli ammonimenti di Cottarelli, ‘mica crescono sugli alberi’, come per miracolo oggi ci sarebbero, anzi ci sono”.

IL RESTO DEL COMUNICATO

Mario Monti, Carlo Cottarelli, Elsa Fornero, Alesina e Giavazzi incoraggiano i governi alla spesa in deficit. 

Possiamo dire che la prima vittima è l’austerità? Non penso. 

Perché l’austerità non è solo recessione, essa è anche controllo e disciplina sociale. 

Ed infatti in questi giorni si usa la crisi sanitaria per imporre un sistema repressivo che va oltre la normale prevenzione, usando i media per additare gli untori (i runner, i ciclisti), anche se nello stesso momento le fabbriche restano aperte. 
In questa situazione eccezionale gli interventi devono essere eccezionali e straordinari come richiede l’occasione. 

Una crisi che distrugge contemporaneamente sia la capacità di spesa che di produzione. 

Dentro questa bufera va rigettata la firma sul cosiddetto Fondo salva-Stati, ossia il Meccanismo europeo di stabilità.

Esso ci consegnerebbe alla speculazione e alla firma di memorandum di cui la Grecia ancora oggi sta pagando le conseguenze. 

I più realisti del re come sempre ci sono, vedi Radicali e quelli del Partito democratico. 

La Lega e il resto del centrodestra pensano di salvarsi rimanendo attaccati all’ex locomotiva tedesca; ma, come già detto, proprio per la complessità di questa crisi c’è la necessità di una vera è propria pianificazione pubblica.

Non servirà come in passato pompare a dismisura forme di liquidità, come successo nella recente crisi del 2009. 

Oggi bisogna rendersi conto della fragilità della moderna produzione capitalista che potrebbe incepparsi in qualsiasi momento. 

Il piano sta dentro la necessità di una crisi irrisolvibile che ci costringe a coordinare azioni che prima erano caotiche e divergenti. 

Per dirla tutta, il ritorno del pubblico è l’unica possibile salvaguardia per evitare fenomeni di mercato nero. 

Con una diversa dinamica pubblica anche nella vita sociale e democratica eviteremmo di sentire: “È giunto il momento di militarizzare l’Italia”, parole di Vincenzo De Luca, del Pd, qual cosa di raccapricciante come questo passo di Alessandra Daniele, da CarmillaOnline: “Che differenza possono fare qualche giorno e qualche fabbrica in più, qualche migliaio di morti, niente per cui il capitale sia mai stato disposto ad accettare un calo dei profitti…”.

Come dicono a Wall Street, del resto, è quando il sangue scorre per le strade che si fanno gli affari migliori.



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