L'EX PRESIDENTE DELLA REGIONE AVREBBE CONFIDATO LA VOLONTA' AD ALCUNI AMICI, IN CASO DI SUCCESSO ALLE AMMINISTRATIVE DOVREBBE LASCIARE PALAZZO MADAMA

D'ALFONSO CANDIDATO SINDACO DI PESCARA, SENATORE PD MEDITA CLAMOROSO RITORNO

Pubblicazione: 06 settembre 2018 alle ore 13:45

PESCARA - Luciano D’Alfonso candidato sindaco di Pescara alle elezioni della prossima primavera.

Il senatore del Partito democratico che solo il 10 agosto scorso ha lasciato la presidenza della Regione Abruzzo dimettendosi in seguito alla convalida della carica a Palazzo Madana e dando il via libera ad elezioni anticipate, sta meditando un suo clamoroso ritorno in Abruzzo nella città dove è stato già apprezzato sindaco.

La voce di una seconda corsa nel capoluogo adriatico, destinata a provocare reazioni e, sicuramente, polemiche, circola negli ambienti politici e sarebbe stata innescata dalla confidenza fatta da D’Alfonso ad alcuni amici.

Il senatore dem, capogruppo della commissione Finanze e Tesoro, potrebbe presentarsi alle elezioni amministrative nella sua veste di parlamentare perché la legge non prevede l’incandidabilità: se dovesse essere eletto, però, scatterebbe la incompatbilità, trattandosi di un Comune con più di 15mila abitanti, e quindi D’Alfonso dovrebbe optare tra le due cariche.

Per cui nel giro di un anno la Giunta per le elezioni del Senato si troverebbe a gestire la seconda vicenda dopo quella della Regione Abruzzo.

Per ora non si tratta di un progetto politco: l’ex presidente, 53 anni, avrebbe confessato la sua idea ad alcuni amici intimi, ma conoscendo il suo temperamento è facile immaginare che il senatore stia prendendo in seria considerazione l’ipotesi di giocare la partita per succedere a Marco Alessandrini, che tra l’altro lui stesso aveva voluto e sostenuto come candidato e come sindaco.

La motivazione che ha fatto scattare la nuova molla “locale” è che a D’Alfonso, il quale nel corso dell’epopea renziana aveva reso pubbliche chance da ministro, manca l’operatività giornaliera che non c’è in Parlamento, ma soprattutto che non vuole lasciare a 53 anni il testimone della leadership territoriale ad altri, primo tra tutti al vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, 59 anni, indicato da più parti come candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione alle prossime elezioni.

E poi secondo i fedelissimi, D’Alfonso segue con attenzione la possibilità di elezioni politiche anticipate che cadrebbero dopo quelle europee che si terranno in concomitanza con le amministrative di Pescara. In caso di elezione, avrebbe un ruolo “sicuro” senza dover fare una battaglia per la ricandidatura in un Pd e un centrosinistra dal futuro molto nebuloso e diverso rispetto alla gestione dell’ex premier e segretario Renzi.

La clamorosa ipotesi circola, sia pure sotto traccia, in alcuni ambienti dem, ma non è possibile allo stato valutare il gradimento.

Secondo alcuni esponenti del Pd, la candidatura di D’Alfonso che tante polemiche e tensioni ha provocato durante il suo mandato regionale anche all'interno del centrosinistra, potrebbe far parte del piano di rilancio messo in atto dal partito e dalla coalizione in vista delle prossime elezioni che vedono il centrodestra e il Movimento cinque stelle in netto vantaggio: per alcuni D’Alfonso, che ha già guidato la città dal 2003 al 2008 e che a Pescara viene ricordato ancora positivamente, potrebbe correre per vincere nonostante non parta con i favori del pronostico.

Ma il pronto ritorno di un uomo “scomodo” come l’ex governatore, potrebbe dare fastidio ai tanti che stanno riorganizzando la ripartenza per la quale senza dubbio si punta sulla candidatura alla presidenza della Regione per il centrosinistra dell’attuale vice presidente del Csm, Legnini, il cui mandato cesserà dopo la seconda metà di settembre.

Legnini che ha spiegato che nel mese di ottobre penserà ufficialmente al pressante invito a scendere in campo che gli viene dall’Abruzzo e che se dovesse accettare e giocarsi la carta, non gioirebbe certo per una ricandidatura di D’Alfonso alla luce di rapporti che non sono mai stati idilliaci. (b.s.)



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