DA SULMONA A CHI L'HA VISTO?: MARIA LUCIA MONTICELLI
''OGNI STORIA PORTA CON SE' UN CARICO DI DOLORE''

Pubblicazione: 29 settembre 2017 alle ore 07:00

Maria Lucia Monticelli
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L’AQUILA - “Fare giornalismo spesso mette di fronte al dover raccontare la vita degli altri ed è importante ricordare che non si tratta di spettacolo ma, appunto, di vita”.

Lo sa bene Maria Lucia Monticelli, una delle firme del programma di Rai3 Chi l’ha visto? dove è approdata 9 anni fa e per il quale ha seguito da inviata casi di grande impatto come il delitto di Avetrana (Taranto) con l’omicidio di Sara Scazzi, e l’uccisione di Elena Ceste, vicino Asti.

Abruzzese, originaria di Sulmona (L’Aquila), per la seconda stagione è nella striscia mattutina dal titolo Chi l’ha visto? 11.30, al fianco di Federica Sciarelli, da 14 anni autrice e conduttrice del programma settimanale, giunto alla trentesima edizione.

L'appuntamento quotidiano va in onda su Rai3 appunto alle 11.30 per trenta minuti in diretta dalla redazione, prima del tg di mezzogiorno.

Con la Sciarelli, oltre alla Monticelli, a condurre l'appuntamento del mattino ci sono Veronica Briganti, Emily De Cesare, Liviana Greoli e Gianluca Nappo.

“Tutte le volte che mi sono trovata di fronte un caso, una scomparsa o quello in cui la scomparsa purtroppo spesso si traduce, ho avvertito un peso, una responsabilità sempre crescente - racconta la Monticelli ad AbruzzoWeb - Il denominatore comune di tutte le storie è sempre, però, il dolore, il contatto con chi in quel momento soffre. Può trattarsi di un familiare, un compagno, un amico della persona scomparsa”.

Si entra nel privato, si è inevitabilmente coinvolti nelle storie da raccogliere e raccontare. “Cose che segnano, difficili da dimenticare. Il delitto di Sara Scazzi l’ho vissuto fisicamente, ero forse la persona più vicina a loro - ricorda - sono entrata nella sua cameretta, tra i suoi oggetti”.

Storie dal forte impatto mediatico accanto a vicende meno note, ma non per questo con un carico inferiore di sofferenza per chi le ha vissute in prima persona e per le quali verrebbe da dire “che sarebbe stato meglio non aver dovuto seguirle, sul momento. Specie quando l’esito è stato poi tragico - rimarca - Poi, però, riflettevo di trovarmi accanto a persone che in qualche modo avevano bisogno di sentire una sorta di vicinanza, di sostegno".

"Come nel caso del barbiere di Benevento, Raffaele, padre di due bimbi - prosegue ancora - per il quale c’erano state tantissime segnalazioni di avvistamento ma che, in realtà, si era ucciso poco dopo la scomparsa, per aver ricevuto, si disse, delle cartelle esattoriali. Una storia che mi ha fatto molto male”.

Prima di approdare alla rete televisiva nazionale, Maria Lucia Monticelli ha sperimentato la realtà di una redazione di provincia, quella dell’emittente peligna Videoesse, nata nel 1988, dove la giornalista oggi a Rai3 ha mosso i primi passi.

“Quasi per gioco sono entrata in redazione e ho iniziato il mio viaggio. Il confronto con i colleghi, con nuove esperienze - ricorda - Anche se in una dimensione locale, l’impegno è lo stesso che a livello nazionale. La cronaca, la giudiziaria, la politica: se devi trovare una notizia è indifferente che lo si faccia in una città di provincia o in una grande metropoli. La professionalità puoi costruirla anche in una realtà più ristretta”.

L’opportunità, però, di una svolta è arrivata dopo essersi occupata di alcuni eventi importanti come il Sulmona cinema e il premio "Maria Caniglia".

“Lavoravo in tv, poi come ufficio stampa per manifestazioni culturali. Cose che mi hanno consentito di conoscere tanta gente e tanti nuovi colleghi - precisa - e in una di queste occasioni c’è stato l’incontro con una produttrice Rai che mi ha chiamato per un breve contratto. Un incarico dietro le quinte, ma che è stata la svolta. Da lì è iniziato tutto”. 

Un passo in più, oltre quella piccola dimensione di provincia, che l’ha condotta fino al battesimo del fuoco come inviata in diretta nei luoghi dell’omicidio Scazzi “una diretta nazionale, che non avevo mai fatto, proprio in collegamento con Federica Sciarelli”.

Da allora sono passati nove anni in prima linea, trascorsi a fare “il lavoro che amo. Poi c’è la dedizione, perché questo lavoro diventa la tua vita - evidenzia - perché sai che se ti chiama un familiare di uno scomparso, hai lasciato il tuo numero privato e rispondi. L’orario di lavoro non finisce alle 5 e poi si spegne tutto".

 "E dopo un po’ di tempo cominci a domandarti per quanto tempo sarà possibile reggere un ritmo del genere, conciliando lavoro, famiglia, relazioni - confessa - Questo mestiere ti fa pensare di più alle cose importanti, alla famiglia, agli affetti, al tempo che puoi dedicare loro”.

Ma c’è sempre tempo e voglia di un ritorno alle origini, in Valle Peligna, tra quelle montagne martoriate nei mesi scorsi dagli incendi, “perché avere un punto di riferimento è fondamentale. Le radici sono fondamentali”.



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