DAI CESARONI ALL'INDUSTRIALE FALLITO PER COLPA
DELLO STATO, FASSARI A L'AQUILA CON IL TEATRO CIVILE

Pubblicazione: 27 aprile 2017 alle ore 10:45

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L’AQUILA - "Quando ho letto il testo di Mauro Santopietro​, sono rimasto colpito dal tema attuale, se vogliamo crudo, ma sicuramente di grande attualità. Un ruolo drammatico, che ho fatto subito mio e nel quale mi sono trovato bene, come se fosse un abito di buona fattura, cucito sulla mia pelle".

Così Antonello Fassari, attore romano, in anteprima nazionale all'Aquila per la stagione del Tsa con la pièces drammatica ''Per ciò che è Stato'', stasera alle 21 e venerdì 28 alle 17,30.

Fassari è noto nel piccolo schermo per la sua poliedricità, non solo il simpatico oste Cesare, per esempio, interpretato nella lunga serie I Cesaroni​, insieme a Claudio Amendola, ma una carriera lunga circa 40 anni, in cui ha spaziato dai ruoli comici a quelli drammatici, come l’interpretazione di Ciro Buffoni, personaggio legato alla Banda della Magliana, nel film Romanzo Criminale. O ancora il personaggio, discusso e ai limiti della legalità, del padre di Sebastiano in Suburra, film denuncia, recente campione di incassi, sui vizi della Capitale.

"Questa anteprima aquilana porta in scena un testo di teatro sociale - spiega Fassari ad AbruzzoWeb - un testo ritenuto divisivo, scritto con sapienza magistrale da Santopietro che stimo moltissimo come professionista e come persona. Viene bandito il buonismo, e si presenta la realtà così com'è, senza mezze misure".

"Si tratta di una storia di strozzinaggio da parte dello Stato, la cui vittima, messa letteralmente in ginocchio, è un imprenditore che si ritrova senza mezzi a causa dei crediti non versati da parte delle istituzioni - racconta - Questo industriale, si troverà davanti al baratro del fallimento per credito e non per mancanza di lavoro, una vera e proria crisi che investirà non solo la sua impresa ma tutto il suo personale, coinvolgendo anche la famiglia, cercando una soluzione per andare avanti".

L’interesse che potrebbe suscitare, secondo Fassari non è solo per la tematica molto attuale ma perché, spiega, "si tratta di una vera e propria innovazione a livello teatrale. Sono storie che i media portano tutti i giorni alla ribalta nazionale, che il cinema ha affrontato raramente, con un paio di titoli, ma che in teatro è una novità assoluta".

Un lavoro di equipe, con una compagnia che ritiene "assolutamente perfetta. Mi trovo benissimo e lavoriamo davvero a braccio con grande rispetto, sono fortunato, faccio una cosa che mi piace e con piacere".

Un occhio anche ai giovani a cui questo spettacolo sociale sembra quasi dedicato, i giovani traditi e privati del futuro. "Un momento molto delicato - dice - a cui guardo con una leggera apprensione. Sono un padre, di una giovane donna, Flaminia, che fortunatamente ha trovato la sua strada in Italia. È una chef, ha frequentato tante scuole ed è riuscita ad inserirsi".

"Tanti suoi coetanei, invece - sottolinea - sono dovuti andare all’estero, dove l’eccellenza italiana culinaria è molto richiesta ma comporta anche dei grandi sacrifici. Non sono il classico padre che tiene i figli sotto una campana di vetro, o che scarica le proprie ansie su di loro, se devono muoversi devono farlo da giovani, e lo dico io che a 19 anni ero già in tournee in giro per l’Italia".

Per Fassari non è la sua prima all’Aquila, c’era già stato, dopo il terremoto, per fare delle riprese per Cesaroni, quando venne ambientata una puntata nella zona rossa.

"Devo dire che tornare è stata una bella sorpresa - afferma - noto con piacere che tanto è stato fatto. Vedo finalmente tanti palazzi storici tornare a nuova vita, mi rendo conto che è stato e sarà un lavoro difficile ma sicuramente possibile. Una crisi terribile come quella vissuta dagli aquilani prima, e dagli abitanti delle zone di Amatrice poi, può essere anche una grande opportunità, per sperare in un futuro migliore, ricostruendo la propria città meglio di prima".

Viene da chiedersi, dopo una carriera così lunga e poliedrica, se ci sia un personaggio o un ruolo caro all’attore. "No - afferma convinto - non c’è! Vengo dal teatro ma è molto interessante cimentarsi anche con la televisione e il grande schermo. Recentemente ho partecipato alla mini fiction della Rai, C’era una volta studio Uno, con la quale abbiamo cercato di far conoscere soprattutto alle nuove generazioni la bella tv di una volta, fatta di personaggi come Antonello Falqui o la incredibile Mina".

"Non ho mai fatto differenze, pur sapendo che essere etichettati paga molto di più, ma a me un ruolo deve piacere, devo sentirlo mio, comico o drammatico che sia", svela

E tanti sono stati anche i colleghi con cui ha lavorato, tanti amici e qualcuno anche che non c’è più. "Una partner garbata, simpatica e molto preparata era Monica Scattini - ricorda - purtroppo scomparsa a causa di un brutto male con cui girammo, divertendoci molto, il film Selvaggi, e poi Massimo Popolizio e Franco Branciaroli​, due grandi del patrimonio teatrale italiano. O lo stesso Claudio Amendola​, interpretet come me di una certa romanità, con cui davvero ho lavorato benissimo".

Roma, la sua città che tanto ama e che come può porta in scena con una battuta o una situazione, non caso nei Cesaroni interpretava proprio il classico oste capitolino, con una bottega alla Garbatella, che più che un quartiere definisce ''una città dentro la città".

"La Garbatella, in particolare, pur essendo nata tra la fine dell’800 e l'inizio del 900, ampliata durante il fascismo, è anche un esempio importante di architettura delle case popolari. Così come i dintorni di piazza Euclide, zona molto signorile dove si sviluppa il quartiere dei Parioli, sono formati da tantissime palazzine nate come case popolari. Se uno ci pensa bene, nonostante siano di un secolo fa, questi quartieri sono dei veri gioielli, soprattutto se paragonati al modo con cui oggi si costruiscono le case popolari".

Ci sono infine i progetti imminenti, dopo la tournée con ''Per ciò che è Stato'', "tanti in realtà sui quali ancora mantengo un certo riserbo".

"Intanto mi auguro davvero che il pubblico aquilano capisca e possa apprezzare questo lavoro", è l'auspicio di Fassari. "È importante che il teatro parli di attualità, in modo da allontanare il clichè della narrazione autorefenziale, portando in scena argomenti sui qualiil pubblico può trarre anche uno spunto costruttivo di riflessione".



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