DALL'IMPRENDITORIA ALLA SCRITTURA: L'AQUILANO MARCO TIBERIO LANCIA ''FRANTIC'', THRILLER LAICO E ANARCHICO Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

DALL'IMPRENDITORIA ALLA SCRITTURA: L'AQUILANO MARCO TIBERIO LANCIA ''FRANTIC'', THRILLER LAICO E ANARCHICO

Pubblicazione: 07 agosto 2018 alle ore 07:33

Marco Tiberio e il suo thriller "emozionale" Frantic
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L’AQUILA - "Ho scritto un libro, risultato non di una scelta precisa, ma frutto di una necessità spirituale, ho sempre amato la lettura dei thriller, fin da bambino, e questo mio lavoro racchiude un po’ l’essenza di ciò che sono stato e ciò che sono".

Lui è Marco Tiberio, 40 anni, aquilano, anzi "aquilanissimo" come si definisce, autore del romanzo thriller Frantic, reduce da una serie di presentazioni in tutto l'Abruzzo, con un buon successo di pubblico e di vendite.

Non è uno scrittore consumato ma un imprenditore, gestisce con un socio a Francavilla al Mare (Chieti), il centro sportivo e culturale Tiki Taka village.

Appassionato di musica, sta organizzando nel suo centro un festival di musica punk e hardcore per Ferragosto al quale, ha voluto  dare lo stesso nome libro.

Frantic è anche un film di Roman Polanski del 1988, ma con il libro non ha nulla a che vedere, "a cosa mi sono ispirato? Alla parola stessa, che vuol dire frenetico, volevo che fosse qualcosa da leggere di molto veloce, quasi ermetico nel linguaggio, che potesse essere accessibile a tutti”, spiega l’autore ad AbruzzoWeb.

Il protagonista dell'opera è uno scrittore fallito, che si trova davanti all'omicidio della compagna, di cui sembra essere volatilizzato il corpo. Un caso irrisolto insomma, in cui si mescolano dolore, mistero e situazioni che appaiono senza una via d'uscita e portano il protagonista a vivere una serie di frangenti contraddittori.

"Il mio è un libro laico - aggiunge - o almeno questo è quanto mi sono promesso di ottenre, ci sono dei contraddittori tra le pagine, ma sono un po’ lo specchio del nostro mondo intriso di matrice cattolica".

Un'estrazione religiosa che, per l’autore, "rovina il libero pensiero della gente. Possiamo credere o meno, in piena autonomia, ma non riesco proprio a concepire l’istituzione Chiesa… La religione alla fine discrimina, divide, senza dimenticare che nei secoli è stata proprio questa istituzione oggi tanto osannata, a macchiarsi dei peggiori delitti economici e culturali".

Il suo quindi è un libro "senza religione" e "soprattutto senza politica",  nella quale oggi l’autore non si riconosce.

"Ci svegliamo odiando i deboli piuttosto che avercela con chi ci sta togliendo tutto. In questo io non mi ci rivedo, per questo preferisco l'arte del suono, le mie letture che a detta di qualcuno potrebbero essere definite stravaganti!".

Nonostante queste "amare constatazioni", Marco Tiberio ha avuto dei trascorsi politici, è stato consigliere provinciale durante la presidenza di Stefania Pezzopane, oggi onorevole del Pd, nei primi anni 2000 e consigliere comunale nel 2007, durante il primo mandato dell'ex sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, eletto in una lista che appoggiava il candidato sindaco Giorgio De Matteis, capogruppo in Consiglio comunale di Fratelli d'Italia.

Poi ha detto "basta" e ha deciso di lasciar perdere e dedicarsi ad altro, "alla musica, espressione di cultutra tra le più alte, sperando, con questo evento di Ferragosto, di creare un appuntamento fisso per gli amanti del genere punk in Abruzzo".

Per Tiberio un’altra delle "colpe" del cattolicesimo, così come della politica, è quella di, "aver svilito la figura della donna, in qualche modo è sempre stato così; quella stessa donna che è madre, vestale e biologicamente anche più intelligente dell’uomo, dal momento che nel suo corpo germoglia la vita".

"Le donne - ricorda - sono dovute scendere in piazza per vedere riconosciuti diritti elementari. Hanno dovuto combattere, anche in politica, per avere la apossibilità di farne parte attivamente, parliamo oggi di quote rosa, senza dimenticare, che poco più di 50 anni fa, le nostre nonne non potevano nemmeno andare a votare".

"Per vivere bene e per organizzare la società - conclude citando il filosofo anarchico russo, Mikhail Bakunin - bisogna fare in modo che ogni individuo, uomo o donna, possa trovare, nell’arco della sua vita, uguali mezzi per sviluppare le sue diverse facoltà".



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