DEFIBRILLATORI: IL CARDIOLOGO MACCARONE ''SALVANO LE VITE, CI VUOLE FORMAZIONE'' Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

DEFIBRILLATORI: IL CARDIOLOGO MACCARONE
''SALVANO LE VITE, CI VUOLE FORMAZIONE''

Pubblicazione: 31 gennaio 2018 alle ore 09:46

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L’AQUILA - L'Aquila, capoluogo di Regione, conta solo due punti, al di fuori dei presidi ospedalieri, in cui è possibile trovare un defibrillatore cardiaco: nel centro commerciale L’Aquilone, nella zona Ovest della città, dispositivo donato da un’azienda privata, e in centro storico, con la seconda unità donata dall’associazione Azimut nell’ambito della campagna “Io c’entro".

A rilanciare il discorso sull’importanza di una diffusione capillare di queste apparecchiature che, se usate in tempo, possono salvare la vita di persone colpite da arresto cardiaco e, quindi, ridurre la percentuale di decessi causati da questa patologia, è il dottor Carmine Maccarone, cardiologo aquilano, spesso impegnato oltre la sua attività di medico, in campagne informative e consulente per iniziative appunto di sensibilizzazione.

“L’arresto cardiaco è una patologia che interessa una persona su mille, solo all’Aquila sono attesi o, per meglio dire, stimati 70 casi del genere l’anno - illustra - Bisogna sensibilizzare cittadini e istituzioni circa l’importanza di avere a portata di mano dei defibrillatori, anche al di fuori dei contesti obbligatori per legge, come palestre e impianti sportivi”.

Diversa è la situazione in altre zone dell’Abruzzo: nel Comune di Avezzano (L’Aquila) sono almeno 11 le postazioni con defibrillatore sparse per la città ed è stata appaltata alla fine del mese di luglio del 2017 la gara per la fornitura di 170 macchinari per altrettanti comuni abruzzesi, con un investimento complessivo da parte della Regione pari a circa 260 mila euro.

Questo dopo che, nell'estate 2014, l'assessorato alla Salute ha avviato per l'Abruzzo la rilevazione del fabbisogno di defibrillatori presso i Comuni abruzzesi, ricevendo la risposta appunto di 170 amministrazioni locali su 305 interpellate.

“Avere questi strumenti in luoghi ad alta frequentazione, o contesti non facilmente raggiungibili dal 118, consentirebbe, in caso di emergenza, di intervenire nel minor tempo possibile - sottolinea Maccarone - Ogni minuto che trascorre dall’arresto cardiaco fa diminuire le probabilità di sopravvivenza della persona, nella misura di un 10-15 per cento. I minuti essenziali sono i primi 5 o 6. In determinati contesti, il tasso di sopravvivenza in presenza di un defibrillatore utilizzato su un soggetto colpito da arresto cardiaco, può passare dal 5 al 50 per cento di persone che riescono a essere salvate”.

Copertura dei punti nevralgici a maggiore traffico, passaggio e frequentazione sono le strategie-chiave, curando, però, un aspetto altrettanto importante che la presenza dell’apparecchiatura: formazione, preparazione e informazione di persone messe così in grado di saper utilizzare un defibrillatore in caso di emergenza.

Una preparazione di base è essenziale, anche se queste macchine sono del tutto o quasi automatiche, anche se sono programmate per riconoscere autonomamente se si è in presenza di un’aritmia o fibrillazione, prima di rilasciare la scarica elettrica necessaria a inviare uno stimolo al muscolo cardiaco, anche se l’assistenza telefonica di un operatore sanitario qualificato può guidare la persona che interviene in soccorso di una vittima di arresto cardiaco.

“È da ribadire il concetto che, in caso di emergenza, si deve intervenire nel più breve tempo possibile - rimarca il cardiologo - Esiste un articolo del Codice penale che dice che chiunque trovi un corpo umano inanimato o una persona ferita o in pericolo di vita, deve intervenire per prestare soccorso”.

“Si può dire che la defibrillazione se viene praticata in una situazione di oggettiva urgenza anche da parte di una persona che non appartiene al personale sanitario di fatto non costituisce reato né attività illecita, al di là della condizione ordinaria, la drammaticità di una situazione, la necessità di intervenire con estrema urgenza - precisa ancora Maccarone - ma è fondamentale che si riprenda una cultura del pronto soccorso, della gestione dell’emergenza, del prestare aiuto a persone che si possono trovare in difficoltà”.

Secondo le statistiche, la maggior parte degli arresti cardiaci avviene in ambienti non ospedalieri, quindi in ambiente domestico o lavorativo. È significativo che, in regioni come la Lombardia, si trovino defibrillatori nei condomini, specie in presenza di inquilini con patologie cardiache, e dove tra i condòmini ci sono persone formate con corsi specifici a utilizzare le apparecchiature.

La legislazione italiana condiziona l’uso del defibrillatore a personale medico e a personale "laico" che abbia ricevuto un’attestazione dal 118 o da provider accreditati.

“Mi sono attivato perché siano, appunto, formati più giovani possibili in tal senso, il discorso è a 360 gradi, coinvolgere le scuole non sarebbe sbagliato - l'invito del professionista - È partito a dicembre scorso un progetto per coinvolgere nella formazione al primo intervento i commercianti del centro storico, per esempio”.

Sempre nell’ambito dell’iniziativa promossa dall’associazione Azimut “Io c’entro, L’Aquila città cardioprotetta” che prevedeva anche l’installazione di un certo numero di defibrillatori a coprire l’area del centro storico.

“Il problema sta anche nel fatto che bisognerebbe essere in grado a priori di riconoscere se la persona in difficoltà sia effettivamente in arresto cardiaco o se si tratti di un malore di diversa natura”, fa notare ancora.

C’è bisogno, insomma, di una cultura nuova del primo soccorso, che porti a saper riconoscere una situazione di arresto cardiaco, a mettere in sicurezza prima se stessi per essere in grado di prestare soccorso al malcapitato, ad allertare la catena della sopravvivenza e a partire con quelle che sono le manovre di rianimazione cardiopolmonare, eventualmente utilizzando il defibrillatore in attesa dell’arrivo del soccorso avanzato degli operatori sanitari.

“Una persona caduta a terra, non ha polso, non risponde allo stimolo, sicuramente è una persona che è in arresto cardiaco, le disposizioni attuali ci dicono che bisogna iniziare subito a praticare il massaggio cardiaco e a utilizzare il defibrillatore - illustra Maccarone - In tutte le postazioni c’è un algoritmo visivo di guida all’utilizzo, una spiegazione visiva molto semplice, che riporta i vari step da seguire anche per chi non conosce o non sa riconoscere i sintomi di un malore”.

Si è ancora lontani, comunque, dalle situazioni di città come Los Angeles, negli Stati Uniti, dove per esempio nel solo aereoporto c’è un defibrillatore ogni 200 metri.

In Abruzzo, oltre ai 170 apparecchi forniti ai comuni delle 4 province, a Vasto (Chieti) due defibrillatori sono stati donati dai familiari di Roberta Smargiassi, vittima di un incidente stradale nel luglio del 2016; altri apparati sono stati donati dal Rotaract distretto 2090 ai comitati locali della Croce Rossa Italiana di L’Aquila, Chieti e Teramo, con il progetto Stop and go; il comune di Montesilvano (Pescara) ne ha ricevuti due in dono invece dalla Banca di credito cooperativo di Castiglione Messer Raimondo (Teramo), nel 2016.



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