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DENTISTA QUANTO MI COSTI! IN ABRUZZO
CONTI SALATI E NO ALTERNATIVE AL PRIVATO

Pubblicazione: 26 febbraio 2018 alle ore 07:00

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PESCARA - In Abruzzo curarsi i denti costa caro, molto più che nelle altre regioni italiane. E questo perché i cittadini sono costretti volenti o nolenti rivolgersi in massa agli studi privati, pagandosi fino all’ultimo centesimo il salatissimo conto, visto che si suppone, la sanità pubblica offre meno che altrove alternative, visti i lugnhisimi tempi di attesa.

A dirlo sono i dati dell'Istat, contenuti nel Rapporto sulle condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari in Italia e nell'Unione europea, dove un capitolo delle tabelle pubblicate sulle prestazioni è dedicato alle cure di dentisti e igienisti dentali, con un focus su ciascuna regione italiana.

Scorrendo tali tabelle balza agli occhi che tra gli abruzzesi dai 15 ai 65 anni l'88,2 per cento si è rivolta ai privati,  e sopratutto l'86,8 ha pagato per intero la prestazione, senza cioè potersi giovare di rimborsi delle assicurazioni.

L'Abruzzo in questa speciale classifica è la seconda in Italia, dietro solo alla Val d'Aosta, dove ha pagato per intero la prestazione l'88,7 per cento della popolazione. In terza posizione la Calabria, con l'84,7 per cento, seguita dall’Umbria con l’84,4 per cento.

La media italiana di coloro che devono pagarsi interamente le cure dentistiche è di 80 abitanti su cento,  i costi sono più accessibili al contrario in Sicilia, dove sono “solo” il 75,3 per cento coloro che pagano per intero la fattura senza sconti, il  Lazio, 77,2 per cento, e Lombardia 77,3 per cento e le Marche 79,7 per cento.

Del resto in Abruzzo solo l’8,7 per cento della popolazione si rivolge ai dentisti delle strutture pubbliche, che hanno costi decisamente più accessibili. La media italiana è dell’11,7 per cento.

Da questo punto di vista, stanno messe decisamente meglio la provincia autonoma di Bolzano dove si curano i denti in una struttura pubblica il 27,7 per cento della popolazione,  seguito dalla Provincia autonoma di Trento con il 19,5 per cento  e dalla Sicilia, con il 18,5 per cento.

Mentre al contrario è un paradiso dei dentisti privati   Valle d’Aosta, dove solo il 3,5 vanno nelle strutture pubbliche,  seguita da Basilicata, (4,8 per cento), e Umbria (5,9 per cento).

Va un pò meglio per i "nonni" abruzzesi, over 65: a pagare per intero le prestazioni, il 79,9 su 100. Questa volta un dato inferiore alla media nazionale che è dell'81,6 per cento.

Le cure odontoiatriche, in Abruzzo come altrove, sono parzialmente escluse dai Livelli essenziali di assistenza (Lea) il che significa che il Servizio Sanitario Nazionale eroga soltanto alcune prestazioni.

Come si evidenzia dunque nel rapporto, "chi ha problemi con i denti alla fine fa parte del gruppo delle persone che rimandano o rinunciano alle cure che non essendo possibile avere come le altre nel pubblico si dovrebbero pagare di tasca propria e non tutti, specie con la crisi, ce la fanno".

E chi ha problemi di denti e "non vuole trascurarli è costretto, almeno finora, a rivolgersi comunque al settore privato, pagare di tasca propria. Spesso senza rimborsi perché la maggioranza di assicurazioni e fondi integrativi non coprono questo tipo di assistenza. assicurazioni e fondi integrativi non coprono questo tipo di assistenza".

Andare dal dentista privato in Italia è però molto costoso, vedendo alla media europea e non è un caso che cresce il fenomeno del turismo  medicale, essendo ma sono circa 200 mila italiani che vanno oltre confine cercando, prevalentemente prestazioni meno care in chirurgia dentale, oltre che in estetica e ricostituiva e trapianto dei capelli. Tra le mete più ambite i paesi dell’est Europa, tra cui la Croazia e l’Ungheria.

Contemporaneamente diminuiscono i clienti dei dentisti italiani: in base ad un'altra ricerca dell'Istat, il 39,3 per cento si era recato dal dentista, nel 2013 la percentuale è scesa  al 37,9 per cento.

E sopratutto aumenta il numero di persone che scelgono di sottoporsi ad un solo trattamento nell’arco di un anno, dal 49,3 per cento del 2005 si è passati al 70,7 per cento del 2013.



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