POSIZIONI DIVERSE DOPO BOCCIATURA CONSULTA DELLA NORMA ABRUZZESE,
MONTICELLI, ''CI SONO MARGINI MANOVRA'', D'IGNAZIO, ''NON CREARE ILLUSIONI''

DILEMMA SPIAGGE: ALTRA LEGGE CONTRO BOLKESTEIN O PREPARARSI A BANDI EUROPEI?

Pubblicazione: 17 giugno 2018 alle ore 08:45

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PESCARA - I balneatori abruzzesi non si preoccupino, perché "dobbiamo leggere bene la sentenza della Corte costituzionale  ma anticipo che ci sono margini per un altro intervento normativo sulla vicenda Bolkestein". 

Non demorde il consigliere regionale del Partito democratico Luciano Monticelli, dopo che la Consulta ha bocciato,  su ricorso del Governo, la sua legge regionale, dell'aprile 2107, che ha provato a impedire la totale liberalizzazione dell’affidamento delle concessioni demaniali, con la possibilità anche ad operatori di altri Paesi dell’Unione europea di partecipare ai bandi pubblici per l’assegnazione delle spiagge abruzzesi. Quello che prevede la famigerata direttiva "ultraliberista" che prende il nome da Frits Bolkestein, commissario europeo per il mercato interno della Commissione giudata da Romano Prodi.

Non è però l'unica posizione che si registra nella maggioranza. Il neoassessore al Turismo Giorgio D'Ignazio del Nuovo centro destra, ad Abruzzoweb, a margine del consiglio regionale di martedi ammette che  "ben vengano azioni normative  di contrasto agli effetti perversi della Bolkestein, ma  di fatto tutte le norme regionali, non solo quella dell'Abruzzo, che hanno provato a tutelare gli operatori in essere, sono state bocciate, e allora non dobbiamo nemmeno correre il rischio di illudere i balneatori, perché ricordo che la Bolkestein entrera' in vigore nel 2020, e poi ci saranno bandi europei, a cui anche i nostri operatori, nella peggiore delle ipotesi, devono prepararsi per tempo".

La Corte Costituzionale ha cassato in particolare l’articolo 3, della legge regionale abruzzese, il cuore del provvedimento abruzzese.

In esso si stabilisce che "nell’esercizio delle proprie funzioni i Comuni garantiscono che il rilascio di nuove concessioni avvenga senza pregiudizio del legittimo affidamento degli imprenditori balneari titolari di concessioni rilasciate anteriormente al 31 dicembre 2009".

Questo perché la competenza in materia non è regionale, e "le modalità di tutela dell’affidamento dei concessionari uscenti debbono essere regolate in maniera uniforme sul piano nazionale, in modo da assicurare una effettiva tutela della concorrenza e della parità di trattamento tra gli aspiranti concessionari".

La Corte relativamente alla legge abruzzese,  evidenzia come punto debole l'autorizzare i Comuni a prevedere sbarramenti che garantiscono continuità ai concessionari balneari già insediati, senza specificare che tipo di tutela possa essere accordata ai concessionari, ovvero una precedenza o una preferenza rispetto ad aspiranti nuovi concessionari, oppure di agevolazioni in senso economico, a carico di chi volesse subentrare. Secondo la Corte costituzionale, insomma nè la Regione nè i Comuni possono interferire con la libera concorrenza imposta dall’Unione europea e dalla direttiva comunitaria, con la conseguenza che non è possibile avvantaggiare i concessionari già esistenti. 

Non sembra essere dello stesso parere Monticelli, secondo il quale i margini di manovra ci sono ancora.

"Il pronunciamento della Corte ad una prima lettura - spiega Monticelli - non mette in discussione il principio del legittimo  affidamento che è stato ribadito nel 2016 anche dalla Corte di Giustizia europea, alla quale viene attribuito il controllo di legittimità su regolamenti e direttive".

Ovvero: regge il principio che gli operatori che hanno realizzato investimenti, attraverso i sacrifici propri e delle loro famiglie, sulla base di un rapporto fiduciario con lo Stato, rischierebbero di vedersi privare delle proprie aziende.
Legittima dunque una valutazione caso per caso che consenta di dimostrare che il titolare dell'autorizzazione poteva legittimamente aspettarsi il rinnovo della propria autorizzazione e ha effettuato i relativi investimenti. Con misure di tutela.

E aggiunge: "c'è un altro aspetto da valutare, su cui va sollecitato anche il nuovo governo: se sul territorio c'è ancora disponibilità del bene da mettere a bando, le spiagge. E la risposta e' affermativa, non tutte le spiagge sono occupate, e allora porre limiti e condizioni alle concessioni già in essere non contravviene alle norme comunitarie sulla concorrenza, si possono mettere a bando le spiagge disponibili, e senza concessione". 

D'Ignazio è anche da questo punto di vista più disincantato.

"L'azione a mio parere - spiega a questa testata -  va fatta a livello governativo, chiedendo innanzitutto un altra proroga all'applicazione della Bolkestein, e poi cambiare la direttiva. Il nuovo governo ha detto che sbatterà i  pugni sul tavolo, questo è un motivo per farlo, vediamo cosa accadrà".

Nel frattempo però c'è chi sostiene che non sarebbe una cattiva idea considerare l'ipotesi di partecipare ad una gara di stampo europeo. Facendo formazione, che è utile a prescindere, su come si partecipa e quali passi compiere per acquisire, per esempio, una certificazione ambientale dello stabilimento che sicuramente potrebbe rappresentare una palestra per migliorare la gestione dell’azienda e renderlaa più competitiva. Migliorare le regole di gestione aziendale, costruire aggregazioni su base multi-regionale, così da poter competere, nel caso, con le multinazionali leader del settore vacanze, che non è detto che siano invincibili invasori. 



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