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FOCUS SU RELAZIONE SEZIONE CONTROLLO SU UTILIZZO 100 MILIONI PIANO NAZIONALE; IN REGIONE PER PROGETTAZIONI UTILIZZATI IN TRE ANNI 1,6 MILIONI SU 7,5 DISPONIBILI

DISSESTO IDROGEOLOGICO: PER CORTE CONTI ANCHE IN ABRUZZO USO FONDI STATALI AL PALO

Pubblicazione: 09 novembre 2019 alle ore 06:38

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L'AQUILA - "Lentezza dell'attività dei centri di spesa", "complessità connesse alle varie procedure e all’esecuzione degli interventi", "la difficoltosa approvazione dei progetti per le complesse procedure di messa in gara dei lavori che determinano un allungamento dei tempi".

In una parola la micidiale burocrazia, che ha fatto sì che, a fronte di un importo di 100 milioni di euro, finanziato dallo Stato nel 2016, per interventi di mitigazione dei dissesto idrogeologico, una delle grandi emergenze, in Italia e in Abruzzo, le somme effettivamente trasferite alle Regioni ammontano solamente a 26,5 per cento, pari a soli 19,9 milioni di euro.

Soldi che dovevano essere già tutti spesi entro fine 2018.

E l'Abruzzo non fa purtroppo eccezione: dei 7,5 milioni a disposizione per progettare 7,5 interventi di capitale importanza, ne sono stati erogati appena 1,6 milioni. 

Questo il quadro impietoso descritto dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, e che con la relazione approvata il 31 ottobre, ha monitorato l'utilizzo dei 100 milioni del Fondo per la progettazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, istituito dalla legge 221 nel 2015, con il governo di Matteo Renzi, "al fine di favorire l'efficace avanzamento delle attività progettuali delle opere di mitigazione del rischio idrogeologico e provvedere a rendere le stesse immediatamente cantierabili, consentire la rapida attuazione del Piano nazionale contro il dissesto idrogeologico".

Solo uno dei canali di finanziamento, per fortuna. In Abruzzo infatti erano, e sono a disposizione anche capitoli di spesa del Masterplan per il sud, e alcuni interventi sul fornte del dissesto irogeologico sono stati per fortuna cantieriati. A febbraio di quest'anno, poi un decreto del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha stanziato solo per l'Abruzzo 203 milioni, suddivisi su tre annualità sempre per mitigare il dissesto idrogeologici, con ben 129 interventi previsti.

Canali di finanziamento che però già incorrono, e presumibilmente incorreranno, nella stessa difficoltà di spesa, propria del fondo 2016-2018, oggetto dell'analisi dei giudici contabili. 

un tema quello dl veloce utilizzo dei fondi per lemergenza frane e smottamento, di aprticloare importanza in Abruzzo, terza regione in Italia, dopo Valle d’Aosta e Campania, per la percentuale di territorio con massimo rischio, attestato sul 5,8%, cme calcolato dall'Ispra, e in cui vive il 2,2% delle imprese , e il 6,6% dei beni culturali.

Presupposto per l'ammissibilità era "uno studio preliminare adeguatamente corredato da dati tecnici ed economici dell’intervento ai fini della valutazione preventiva. Ai fini della formazione delle graduatorie, il Ministero dell'Ambiente ha richiesto alle Regioni di aggiornare, per ciascun intervento, le informazioni, di eliminare dalla graduatoria gli interventi già finanziati o in corso di finanziamento".

E ancora "di verificare il livello di progettazione già affidato; di eliminare dalla graduatoria gli interventi per i quali fosse già stata formalmente affidata la progettazione esecutiva e di validare quindi ciascuna scheda intervento".

Nella scheda relativa all'Abruzzo, si legge che la Regione è stata destinataria di 7,5 milioni di euro secondo il criterio di riparto con con decreto direttoriale n585 del 21 dicembre 2018, è stato approvato il finanziamento di 28 interventi contro il dissesto per un importo di 4 milioni e 4 milioni e 780.974 euro, capaci di attivare opere per 89 milioni di euro. Successivamente, il 10 aprile 2019, è stato effettuato il pagamento della somma di 1.164.533,46 euro pari alla prima quota". 

"Di questi 28 progetti uno rientra nel Piano stralcio città metropolitane - si legge ancora - , e consiste nella riduzione del rischio idraulico del bacino idrografico del Fino Tavo Saline, fiume Saline nel comune di Pescara, per un importo da finanziare della progettazione di 465.500 euro e un importo totale per lavori di circa 11 milioni di euro; sono previsti altresì 5 progetti relativi a interventi integrati - misure win-win a cura delle Autorità di distretto".

La Corte dei conti ha elaborato schede simili per tutte le altre regioni. A seguire è il giudizio complessivo, che non abbisogna di ulteriori commenti. 

"A distanza di tre anni dalla istituzione del Fondo e da oltre un anno e mezzo dall’erogazione della prima quota del finanziamento, si rileva che le Regioni non sono state ancora in grado di avviare la progettazione degli interventi, come attesta la mancata erogazione della seconda quota di finanziamento".

E ancora: "Risulta, dall’analisi dei dati finanziari, che il Fondo, creato per favorire la progettazione e accelerare la cantierabilità delle opere e degli interventi di contrasto al dissesto idrogeologico, non ha raggiunto ad oggi l’obiettivo per il quale era stato creato". 

"Le difficoltà sono molteplici - commenta dunque la Corte dei Conti - Regione per Regione, ma convergono su alcune criticità comuni: il carico di lavoro del Commissario che si avvale degli stessi uffici regionali e non di strutture di supporto ad hoc; la lenta approvazione dei progetti per le complesse procedure di messa in gara dei lavori che determinano un allungamento dei tempi. Inoltre, il tempo intercorso tra l’inserimento nel Repertorio nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo (Rendis), degli interventi da parte delle Regioni, alcuni dei quali risalgono al 2014, e il completarsi della procedura di presentazione della documentazione utile alla valutazione positiva del progetto stesso da parte del Ministero ha generato la necessità, in molti casi, di ulteriori indagini geologiche e rilievi topografici per aggiornare le tipologie di interventi inizialmente individuate e il rinvio delle procedure di gara".

"Ciò a dimostrazione che la sola disponibilità di risorse in bilancio non sempre è sufficiente a garantire la realizzazione di interventi efficaci", la perentoria conclusione. 

 

 



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