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DONNA MORTA SULLE SCALE A PESCARA: A GIUDIZIO IL COMPAGNO

Pubblicazione: 12 marzo 2019 alle ore 18:54

CHIETI - A processo il prossimo 29 marzo, davanti alla Corte d'Assise di Chieti, Gelu Cherciu, l'uomo accusato di avere massacrato di botte la convivente, Monica Gondos di 53 anni, fino a provocarne il decesso. 

L'imputato, 67 anni, di origini rumene come la vittima, come ricorda Il Messaggero, è in carcere dal novembre scorso. Nell'interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere. L'accusa: maltrattamenti in famiglia continuati e aggravati dalla morte della donna.

Il corpo di Monica Gondos fu rinvenuto, privo di vita, il 30 maggio scorso lungo le scale della sua abitazione in strada Colle Orlando a Pescara. Per gli inquirenti non si trattò di morte accidentale, come tentò di fare credere Cherciu, che per primo lanciò l'allarme, ma di un femminicidio maturato nell'ambito di un menage familiare segnato da violenze e maltrattamenti.

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Anna Benigni, hanno segnato una svolta grazie alle perizie che hanno smentito la ricostruzione fornita da Cherciu.

L'imputato quel giorno chiamò i carabinieri intorno alle 18, raccontando di aver trovato la convivente morta sulle scale. Sul posto, i militari lo trovarono scalzo, in mutande e ubriaco. Pochi giorni dopo l'autopsia restituì un'altra verità, stabilendo che il decesso era avvenuto cinque ore prima rispetto al momento in cui Cherciu lanciò l'allarme. E consentì di appurare che le tante ecchimosi rilevate sul corpo della donna non erano compatibili con le ferite provocate da una semplice caduta, essendo state prodotte da insufficienza respiratoria a seguito della rottura di due costole che perforarono il polmone della Gondos.

Cherciu cadde in contraddizione già nei primi giorni dell'inchiesta quando, interrogato dal magistrato, prima affermò di avere visto la convivente l'ultima volta alle 16 e poi collocando l'orario tra le 11,30 e le 12. Inoltre negò di avere picchiato la donna, anche se le figlie della Gondos riferirono di continui e violenti litigi tra i due romeni e dell'abuso di alcolici da parte di Cherciu.

Dopo essere stato interrogato dai carabinieri, non sapendo di essere intercettato, l'uomo lasciò anche intendere ad un amico che i militari non erano riusciti a smascherarlo. Nel complesso il quadro accusatorio appare piuttosto definito e difficile da smontare. La palla ora passa ai magistrati e ai legali della difesa. 



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