DONNE E ISLAM: LA STUDIOSA, ''LE MUSULMANE
NON SONO COME LE IMMAGINA L'OCCIDENTE''

Pubblicazione: 08 marzo 2018 alle ore 08:41

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L’AQUILA -  Bisogna andare oltre gli stereotipi sulle realtà islamiche e, in particolare, sul ruolo delle donne nel mondo musulmano, uno spaccato che ancora oggi è drammatico, ma che allo stesso tempo rende ancora più combattivo il mondo femminile, il movimento emancipatorio per i diritti in ambito familiare e sociale, il femminismo di stato e quello islamico, fenomeni trasversali che devono essere collocati in contesti storici e geografici diversi tra loro.

“Le musulmane non sono solamente come le immaginano gli occidentali, ma ci sono verità che si tendono a non voler vedere”.

A raccontare l’altra faccia delle donne islamiche ad AbruzzoWeb è Leila Karami, studiosa dell'islam e della storia delle donne in contesti musulmani, nata in Iran e arrivata in Italia più di vent’anni fa, quando era appena maggiorenne.

“Ho vissuto in molte città italiane, soprattutto a Torino e all’Aquila, in quest’ultima per diciassette anni - spiega - Quando ci si sposta per motivi di studio, come nel mio caso, la percezione di sé nel mondo circostante è graduale. Anche la tanto decantata integrazione ha un suo corso naturale, ma il dramma reale è lasciare la casa dei propri genitori a 18 anni e trovarsi all’altro capo del mondo”. 

L’interesse da parte dell’Occidente sul ruolo della donna oggi nei paesi musulmani e in generale sulla religione islamica cresce in maniera esponenziale, “perché si tratta di una confessione praticata da molti credenti che risiedono in Italia, per questo sempre più italiani interagiscono con i musulmani - illustra - Questo sicuramente solleva interesse e curiosità, vuoi verso la religione e i diversi modi di praticarla, vuoi verso tradizioni e costumi etnico e culturali specifiche di persone provenienti da aree geografiche diverse”.

La Karami, che collabora con l’Università “La Sapienza” di Roma, dove si occupa degli studi di genere e della teologia femminile dell’islam, è tra le curatrici di un testo che mette al centro proprio il mondo femminile nel Medio-oriente.

Il protagonismo delle donne in terra d’islam - Appunti per una lettura storico-politica, un volume collettaneo, di cui io e Biancamaria Scarcia Amoretti siamo le curatrici, nasce con l’intenzione di offrire chiavi di lettura diverse, in un ambito non accademico, per fare conoscere i molti universi dell’islam e i vari modi in cui le donne sono protagoniste nei propri paesi, sia in pubblico che in privato, sul piano giuridico, culturale, sociale, economico e quant’altro”, aggiunge. 

Nel testo, infatti, sono raccolti undici seminari, che si sono svolti alla Casa internazionale delle Donne, con storie, racconti ed esperienze di persone diverse, provenienti da Paesi arabi differenti. Per riposizionare, dunque, la questione femminile in terra d'islam nel giusto contesto, “bisogna ascoltare le voci di chi racconta”.

Ma in concreto come si può tradurre il protagonismo delle donne in questi grandi realtà, così distanti eppure così vicine tra loro? “Quello del diritto, in Iran, ma non solo lì, è ancora un settore assai spinoso: disparità sul piano ereditario, testimonianza, divorzio e molto altro - dichiara - Ma d’altra parte la presenza delle donne in Iran è reale, visibile e sentita in tutti i settori della società. Purtroppo, sono molte le verità che volutamente l’Occidente non vede. Nel testo non a caso c’è una lunga introduzione sull’islam e il mondo musulmano, sul Corano, sul diritto, sulle problematiche delle donne, e su circa 13 paesi islamici, in cui le varie autrici contestualizzano, nel solco della storia di ciascun paese, le battaglie delle donne per l’istruzione pubblica, la presenza delle donne nelle lotte di liberazione, dal colonialismo alla nascita degli Stati nazione, l’associazionismo e il giornalismo femminile, tutte battaglie vinte dalle donne per le donne”. 

Con le ultime elezioni in Iran, qualcosa sembra essere cambiato in positivo, con qualche passo avanti verso il mondo femminile. “L’ultima legislazione iraniana sta spendendo molta energia per recuperare l’immagine dell’intero Paese sul piano internazionale che, a causa dell’operato della precedente legislazione, è stata minimizzata. Certo, non è specificità iraniana attribuire le proprie insufficienze ai governi precedenti  - prosegue - Per quanto riguarda la questione delle donne e le manifestazioni pubbliche, una battuta di arresto è percepibile se paragoniamo la presidenza di Hassan Rouhani del 2013, con la presidenza di Mohammad Khatami, dal 1997 al 2005”.

Rouhani, infatti, presidente in carica dell’Iran, si è sempre mostrato “favorevole a una maggiore inclusione delle donne in tutti gli strati della società iraniana”.

Fondamentale per un percorso di diritti e libertà è l’istruzione e, in questo senso, la Karami spiega quello che agli occhi di un occidentale potrebbe sembrare un paradosso.

“L’alto tasso di istruzione delle donne iraniane è legata al velo. Mi spiego. L’obbligo di portare il velo, messo in atto all’inizio della rivoluzione islamica del ’79, ha fatto sì che molte famiglie tradizionali vedessero di buon occhio l’istruzione di massa, anche delle donne. Inoltre, sicuramente, l’istruzione porta alla consapevolezza e a volersi appropriare del proprio destino”.

L’interesse da parte dell’Occidente sul ruolo della donna oggi nei paesi musulmani e in generale sulla religione islamica cresce in maniera esponenziale, “perché si tratta di una confessione praticata da molti credenti che risiedono in Italia, per questo sempre più italiani interagiscono con i musulmani - illustra - Questo sicuramente solleva interesse e curiosità, vuoi verso la religione e i diversi modi di praticarla, vuoi verso tradizioni e costumi etnico e culturali specifiche di persone provenienti da aree geografiche diverse”.

Lo scorso gennaio molte donne iraniane hanno denunciato soprusi, anche sessuali, nei loro confronti, altre al contrario si dicono libere e molte, di quest'ultima categoria, non porta neanche il velo. “Le manifestazioni dello scorso gennaio sono di tipo economico e non hanno connessioni dirette con la questione del velo né con la questione delle donne nello specifico”, spiega dal suo punto di vista la studiosa.

Nel suo percorso in Italia la Karami ha incontrato qualche ostacolo “inutile negarlo, nella mia esperienza, ho riscontrato qualche caso di pregiudizio, ma sono sempre andata avanti con la stessa forza”.

Per capire davvero il modo di vivere in Iran, per la studiosa, bisogna comprendere e vedere da vicino anche il contesto. “Per esempio non sarebbe possibile mettere a confronto le città italiane in cui ho vissuto con Teheran, molti si fermano a pensare che sia una realtà povera e arretrata, ma non è così: Tehran è una metropoli, oltre che la capitale di un grande paese nel panorama medio-orientale. Grande nel senso storico-culturale e nel senso identitario - racconta la Karami - Cambia costantemente faccia, si allarga e si allunga urbanisticamente. Nella città ci sono molti atenei frequentati dai giovani, che hanno un proprio peso sul futuro del paese, più di quanto normalmente immagina l’occidente. L’Aquila mi resta nel cuore perché per me è ‘luogo’ di amicizie che durano nel tempo, pur non vivendo più lì”.

Con uno sguardo al futuro, infine, la Karami ammette di avere un progetto ambizioso: “Mi occupo dell’islam che, come è noto, è una religione che dà molta importanza alla ‘comunità’, quindi direi che anche i progetti futuri vanno in quella direzione. Cioè provare a coniugare tutte le diverse declinazioni dell’islam stesso”.



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