L'UOMO UCCISE LA MOGLIE, LETIZIA PRIMITERRA E L'AMICA, LAURA PEZZELLA.
GIUDICE NON RICONOSCE AGGRAVANTI DELLA PREMEDITAZIONE E CRUDELTA'

DUPLICE OMICIDIO ORTONA: FRANCESCO MARFISI E' STATO CONDANNATO A 30 ANNI

Pubblicazione: 06 luglio 2018 alle ore 12:55

ORTONA - Il giudice del tribunale di Chieti, Isabella Maria Allieri, ha condannato a 30 anni di reclusione, non riconoscendo le aggravanti della premeditazione e della crudeltà, Francesco Marfisi, il 51enne di Ortona (Chieti) che il 13 aprile 2017 ha ucciso con un coltello da macellaio la moglie, Letizia Primiterra, e l'amica di lei, Laura Pezzella.

Il Pubblico ministero, Giancarlo Ciano, aveva chiesto la condanna all'ergastolo.

La sentenza è stata emessa oggi dopo un'ora e mezza di camera di consiglio al termine di una udienza dedicata alle repliche.

Il giudice ha condannato Marfisi, che era in aula, al risarcimento dei danni in separato giudizio disponendo una serie di provvisionali immediatamente esecutive a favore delle parti civili: in particolare 200 mila euro alla figlia e 150 mila al figlio della Primiterra, 100 mila euro al padre della Primiterra, Iziano Primiterra che ha seguito tutto il processo e 50 mila euro a favore del fratello della vittima.

Centomila euro ciascuno di provvisionale avranno invece il marito e i due figli della Pezzella.

''Il giudice ha deciso e ha deciso così, non si può essere soddisfatti, si tratta comunque di un duplice omicidio, è quello che ho chiesto ed è quello che abbiamo ottenuto'', ha detto il difensore di Marfisi, l'avvocato Rocco Giancristoforo.

Marfisi, oltre che del duplice omicidio, era accusato anche di tentato omicidio nei confronti della donna che ospitava la moglie in casa quando si verificarono i fatti e di lesioni personali nei confronti di sua figlia incinta, rimasta ferita al cuoio capelluto mentre il padre sferrava fendenti alla moglie.

"Leggeremo le motivazioni, ovviamente poi verificheremo, probabilmente il ragionamento del giudice è stato differente dal mio, lo rispetto, lo leggerò con grande attenzione. Prima leggo le sentenze, le motivazioni, e poi si decide se fare o meno appello", ha detto il pm Giancarlo Ciani commentando la sentenza

Il magistrato nelle repliche questa mattina aveva insistito molto sull'esistenza delle aggravanti della premeditazione e della crudeltà che però non sono state riconosciute nella sentenza.

"Regna un po' di stupore e di amarezza - ha detto uno degli avvocati di parte civile, Luca Tirabassi - nel senso che ritenevamo e riteniamo che Marfisi dovesse meritare la pena massima. Dobbiamo attendere le motivazioni, ma mi pare possibile ipotizzare che il giudice abbia ritenuto che Marfisi abbia agito con un dolo d'impeto, escludendo che abbia agito in esecuzione di un disegno criminoso programmato e meditato".

E sempre sul fronte delle parti civili l'avvocato Ilario Cocciola ha sottolineato: "L'ergastolo ci stava tutto, anche con la riduzione del rito. Il pm Ciani - ha sottolineato Cocciola - ha fatto un lavoro eccelso".

Le motivazioni saranno depositate fra 90 giorni. 



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