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E MACCIO CAPATONDA RISCOPRI' L'ABRUZZO:
''CI HO GIRATO IL FILM, CI TORNERO' A VIVERE''

Pubblicazione: 18 marzo 2017 alle ore 07:05

Maccio Capatonda in 'Omicidio all'italiana'
di

CHIETI - Fa ridere amaramente il nuovo lavoro cinematografico del chietino Marcello Macchia, in arte Maccio Capatonda.

Per il giovane comico e regista abruzzese, Omicidio all’italiana, film uscito il 2 marzo nelle sale, si tratta di “un passo avanti rispetto al precedente Italiano medio”.

Interamente ambientato in Abruzzo, il lungometraggio è una satira grottesca sulla società dove lui veste i panni del sindaco di un paesino di 16 abitanti nel quale la morte di una donna dà il La a una serie di rocamboleschi eventi.

Ancora una volta Maccio mette in luce alcune tra le meno virtuose dinamiche umane puntando i riflettori sulla costruzione mediatica degli eventi, il cinismo, l’ignoranza e l’incapacità di empatizzare con la tragedia.

Ma anche su un argomento delicato quanto abbastanza diffuso nelle zone sismiche: l’eterna lotta tra il desiderio di andar via e la disperata ricerca di un motivo per cui restare, che coinvolge anche lui.

Tanto che, stanco della vita metropolitana da milanese, ad AbruzzoWeb assicura: almeno per un po’, torno a vivere in Abruzzo.

Nel film ti avvali della morte di una donna per far conoscere il paesino arroccato con poche anime di cui sei il sindaco. Come ti è venuta l’idea e a cosa ti sei ispirato?

L’idea iniziale era quella di fare un film comico con Herbert Ballerina tipo Scemo e più scemo, poi, dovendo trovare una storia forte, ho tratto ispirazione dalla cronaca nera. Dal fenomeno di spettacolarizzazione che nasce da episodi di cronaca come quelli dell’isola del Giglio o Cogne che creano una sorta di turismo macabro e da programmi che fanno leva sulla curiosità cinica delle persone. I luoghi invece sono quelli delle mie origini. Insomma, ho preso spunto dalla realtà.

Anche se vivi a Milano sei un abruzzese doc legato alle sue radici. Torni spesso a Chieti, ti mancano quei luoghi?

Vado a Chieti 2 o 3 volte l’anno per le festività o le vacanze estive, quindi no, non torno spesso, ma sono rimasto legato alle mie terre. Il film è stato girato completamente a Corvara in Abruzzo (a metà strada tra L’Aquila e Chieti, ndr). Sono legato tantissimo a quei luoghi perché hanno un’essenza forte. Lì ci sono le mie origini e questo film mi ha dato l’occasione di riscoprire quei posti e di viverne altri che non conoscevo. Corvara è un posto verace, fatto di gente generosa e gentilissima. Vi sono pochissimi abitanti e, anche se può sembrare strano, la situazione lì è abbastanza come nel film. A Corvara sono state girate tutte le scene eccetto qualche interno che è stato girato nell’hinterland di Chieti. Si tratta di posti incantati, splendidi, ma purtroppo molti edifici sono crollati o diroccati. Sono in fase di abbandono e andrebbe fatto al più presto qualcosa per rimetterli in senso ma nonostante ciò sono bellissimi.

Nella vita reale, da sindaco, cosa faresti per risolvere i problemi di questi paesi e valorizzarli?

Bella domanda... Nella vita reale cercherei di ristrutturarli in modo consono perché alcuni paesi sono proprio distrutti. Cercherei di creare movimento attraverso iniziative con personaggi della letteratura o della musica per rendere questi bellissimi paesi più conosciuti, ma non solo per attirare turisti quanto per andarci ad abitare, perché la gente pensa che la vita vera sia in città, ma poi si perde queste perle che abbiamo. Poi cercherei di connetterli tutti a Internet e di agevolare le attività commerciali anche in rete in modo da trarne profitto a livello economico esportando i prodotti tipici di quelle zone. Avrebbero il vantaggio di rimanere piccoli ma con un mercato grande.

Se ti fosse possibile eliminare il provincialismo che si chiude al resto del mondo, vorresti debellarlo oppure pensi che sia un carattere troppo identitario per lasciarlo andare?

Sono per la glocalizzazione. Siamo troppo connessi, troppo globalizzati. Spesso non sappiamo dove siamo, ci dimentichiamo di quello che abbiamo intorno o non lo riconosciamo. Per quanto mi riguarda, mi voglio riappropriare dei paesini, dove ci sono le origini, ma anche la qualità della gente genuina, dei prodotti tipici. La direzione che il mondo sta prendendo è un appiattimento, basti pensare ai centri commerciali, identici in ogni posto del globo. Tutti si dirigono verso le città; io sono per un ritorno ai paesi. Vivo in centro a Milano, è vero, e per il lavoro è molto comodo, ma ho in programma di trasferirmi altrove. Mi piacerebbe vivere in qualche altro posto, probabilmente per un periodo a Roma e forse in futuro addirittura all’estero, ma sicuramente penso di tornare per un po’ in Abruzzo.

Questo film, in cui dopo “Italiano medio” ancora parli di “italianità”, è una critica non celata anche alle dinamiche televisive. Qual è il tuo rapporto con la tv?

Guardo tutta la tv, sia su Sky che la generalista. La accendo e guardo quello che passa, principalmente il tg, anche quelli regionali che sono un po’ trash. Guardo anche le serie tv, un po’ di sport come il tennis e anche un po’ di calcio, ma soprattutto i programmi di crimine. La tv generalista è un po’ vecchiotta, ma è un fedele specchio del nostro Paese. La televisione ha sempre fatto largo uso di sensazionalismo, è un modo non giusto di fare cronaca, ma ottimo per vendere bene le notizie, dato che il fattore economico è alla base, essendo tutto gestito dal denaro. Dall’altro lato, però, c’è da dire che sono cose che piacciono e che la gente ricerca. Si fa leva sul sentimento di cinismo da cui spesso la gente è attirata. Dalla cronaca al calcio, si soddisfa un bisogno che evidentemente esiste nella gente. La mia poetica a livello cinematografico si rifà molto alla televisione che è il riflesso della realtà e che per molti anni ha mediato il mio contatto con il mondo reale.

Che cosa potrebbe salvare la tv italiana?

La tv generalista andrebbe rinnovata con l’inserimento di programmi utili e la diminuzione del vuoto passatempo che è quello che ora ha per lo più da offrire. I giovani oggi non la guardano quasi più, hanno altri canali di informazione e al posto della televisione utilizzano Internet, guardano i contenuti di YouTube. La tv non sta al passo con questo, oggi c’è quasi solo intrattenimento, anche la cronaca nera lo è. C’è poca “ciccia” diciamo; l’unica ciccia che vedo è quella politica, ma è quasi totalmente inutile perché parla un linguaggio lontano dalla gente che io a stento capisco. Si dà un grande spazio al chiacchiericcio inutile invece penso che ci vorrebbero dei programmi utili.

Molti si chiedono se sei così autoironico in ogni aspetto della tua vita.

Abbastanza. Più che autoironico, perché sono molto permaloso, sono ironico in ogni aspetto della vita. Non tutti riescono a inquadrare la mia ironia, ma mi piace abbastanza scherzare e sdrammatizzare. Molto dipende anche dalle situazioni e dalla persona che ho di fronte perché in realtà sono molto timido. Sui social cerco di interagire, ma quando mi fermano i fan per la strada è molto imbarazzante per me perché loro mi conoscono ma io... beh, no, e quindi essendo timido non riesco a essere gioviale anche in quelle situazioni.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

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