ECOCARDIOGRAFIA IN RIANIMAZIONE: STUDIO PILOTA
DI STUDENTESSA AQUILANA PRESENTATO A GINEVRA

Pubblicazione: 30 luglio 2017 alle ore 10:15

Giulia Salve
di

L’AQUILA – Un’indagine, portata avanti dall'Università e dalla Asl dell'Aquila, sulla frequenza e l'impatto clinico della disfunzione diastolica in Terapia Intensiva, ha fatto emergere elementi importanti che potrebbero impattare sulla durata della degenza in rianimazione, sulla qualità delle cure, nonché sui costi sanitari.

Lo studio, dal titolo "The diastolic dysfunction in Intensive Care Unit: a pilot study in the general Icu of L'Aquila", è stato oggetto della tesi di laurea in medicina e chirurgia della giovane studentessa aquilana Giulia Salve, laureatasi con lode, che nel frattempo ha intrapreso la professione medica, ed è stato presentato all'Euroanaesthesia 2017, il congresso della società europea di anestesia che si è tenuto dal 3 al 5 giugno a Ginevra.

"Al centro della mia tesi - spiega Giulia Salve ad AbruzzoWeb - c'è l'utilizzo dell'ecocardiografia in terapia intensiva, in particolar modo mi sono soffermata sullo studio della funzione cardiaca diastolica, solitamente poco studiata. La diastole è quella fase del ciclo cardiaco in cui il cuore si riempie di sangue prima di eiettarlo durante la sistole, la fase in cui il cuore si contrae".

Lo studio permette di guidare la terapia in modo molto più preciso, consentendo ai medici di esaminare attimo per attimo gli effetti che le terapie hanno sul cuore del malato.

"La parte della medicina che riguarda la cardioanestesia è tra gli argomenti attualmente più dibattuti sia in anestesia che in terapia intensiva - prosegue - per questo abbiamo inviato il lavoro che abbiamo portato avanti nel reparto di rianimazione insieme al professor Franco Marinangeli e a tutta l'équipe del reparto, al congresso, che lo ha accettato come abstract, dove ho avuto l'onere e l'onore di presentarlo personalmente davanti agli esperti del settore".

"Una soddisfazione non solo per me, ma per tutto il reparto - dice il dottor Antonello Zugaro, anestesista e rianimatore dell'Aquila, che ha seguito la studentessa nella stesura della tesi - Giulia ha gestito la sessione e non è consuetudine affidare il coordinamento a una neo laureata, quindi siamo doppiamente felici per questi importanti risultati".

"Abbiamo cercato di capire come potesse cambiare la prognosi del malato con questo nuovo approccio e abbiamo notato che si potrebbero ridurre notevolmente i tempi di degenza in rianimazione; anche la qualità del lavoro medico ne risente positivamente, per non parlare dei costi - sottolinea Zugaro - il costo della degenza giornaliera in questo tipo di reparto è particolarmente elevato e riuscire ad ottimizzare i tempi di degenza, perchè il paziente è stato gestito meglio, vuol dire poterlo rimandare prima in reparto. Questo può consentire non solo di ridurre i costi ma anche di avere una maggiore disponibilità di posti intensivi vista anche la crescente richiesta dall'ospedale e dal territorio".

Elementi non da poco se si considera che si parla di un reparto che solitamente gestisce casi piuttosto gravi. Lo studio-pilota è durato un anno e si è basato su un campione di oltre 100 pazienti ricoverati nella terapia intensiva aquilana ed è stato dal gruppo sanitario di anestesia e rianimazione composto da Antonello Zugaro, Antonello CicconeAlessandra Ciccozzi, Paolo Angeletti e Veronica Biancofiore.

La dottoressa Biancofiore è stata coautrice del disegno dello studio che è stato anche argomento della sua tesi di specializzazione in anestesia e rianimazione ottenuta con lode, a riprova di quanto sia attenzionato questo tema e di quanto ancora vada approfondito.

A tutti i malati, compresi quelli non affetti da patologie cardiache, è stato fatto l’accertamento ecocardiografico e in questo modo sono emerse informazioni che hanno messo in luce problematiche finora sconosciute.

Si tratta di un tipo di esame non invasivo, da sempre di competenza della cardiologia, ma che negli ultimi anni si è diffuso nell'utilizzo anche nelle terapie intensive. Le novità emerse assumono un’importanza maggiore considerando la natura dell’attività di un reparto come quello di terapia intensiva, chiamato a gestire situazioni di emergenza e di ordinaria gravità.

Il tutto rientra nella più ampia strategia su cui la Asl punta soprattutto nel settore della chirurgia, una delle branche a cui è affidato il compito di riportare l’asticella della qualità su valori ancora più alti.

"C’è una grande soddisfazione - afferma il professor Marinangeli, direttore della Unità ospedaliera di Anestesia rianimazione e terapia del dolore - perché ancora una volta è stato evidenziato come la sinergia tra Università e Asl è motivo di crescita per tutti. Un ringraziamento particolare va alla Fondazione Carispaq, che, sostenendo economicamente il progetto ha, di fatto, soddisfatto nel modo migliore la sua mission di sostegno al territorio, motivando al meglio una studentessa del corso di Laurea in medicina e chirurgia".



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