EDOLO MASCI, L'ARTE DALL'ABRUZZO AL MONDO
TRA MADONNE, LUCIO DALLA E LUIS BACALOV

Pubblicazione: 02 aprile 2018 alle ore 08:30

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L’AQUILA - Una scatola di colori e una tavolozza gli mostrarono, da bambino, il suo futuro di artista.

Un quadro con una trasgressiva Madonna dalle gonne corte, a 21 anni gli diede fama internazionale.

Sono trascorsi quasi dieci anni dalla morte, nel novembre del 2008 a Roma, di Edolo Masci, pittore, acquerellista, incisore nato nel 1938 nell’Abruzzo di colline verdi e fiumi di acqua trasparente, tra le rue strette di Castiglione a Casauria (Pescara) ma vissuto per quasi tutta la vita a Roma, respirando l’aria dei caffè di Via del Babuino e piazza del Popolo a contatto con i maestri della scuola romana degli anni Sessanta, da Mario Mafai a Giulio Turcato, passando per Giovanni Omiccioli e Amerigo Tot.

Masci, anche se schivo, è stato un autentico personaggio conosciuto in tutto il mondo: nel suo studio romano, nel cuore della Capitale in un attico con vista in piazza San Lorenzo in Lucina, si potevano incontrare volti notissimi come Lucio Dalla, grande amico e testimone di nozze a Ortona (Chieti), nel 2000, in occasione del secondo matrimonio, con la storica e critica d’arte Sissi Aslan, e Luis Enriquez Bacalov.

Resta ancora forte e ben viva la sua anima nelle opere che sfiorano l’astrattismo, nelle immagini rarefatte ed essenziali, nei verdeombra e nei clichés verre degli anni Novanta, disegni realizzati su fogli trasparenti a richiamare la tecnica delle lastre di vetro incise e poi stampate con tecniche calcografiche e fotografiche.

“Edolo Masci è un figurativo, con una forte tendenza all’astrazione simbolica. Sintetizzava le immagini dipinte fino a renderle al rigore dei canoni”, lo descrive Sissi Aslan, che ad AbruzzoWeb racconta di come i luoghi abruzzesi dell’infanzia, vissuti fino al dopoguerra, ritornino a tratti nei quadri dell’artista soprattutto “nei paesaggi, nelle nature morte, nei voli di farfalle che hanno significati ampi di interiorità e ricordi rappresentati quasi come sogni”.

“Divenne famoso per questa Annunciazione, dalla stampa internazionale chiamata la Madonna con le gonne corte, un quadro considerato scandaloso, tanto da convincere il New York Times a dedicargli una prima pagina, come pure quotidiani francesi e tedeschi. Ne seguì, nel ‘61, un quadro dal titolo Inferno, esposto nella pinacoteca dantesca del Palazzo Gizzi di Torre de’Passeri, di cui si occupò il settimanale statunitense NewsWeek”.

Tutto è partito però da una scatola di colori regalatagli dalla madre quando era bambino, per tenerlo buono in un periodo in cui era a letto malato.

Ed è stato Masci stesso a raccontare questo episodio in un libro di ricordi dal titolo Sbadigli, in cui sono raccolti appunti sparsi di infanzia e vita vissuta “così come mi vengono”, scriveva l’autore.

E narrava della prigionia del padre, capomastro e muratore, originario del paesino di Acciano, nella valle dell’Aterno, in provincia dell’Aquila e di come, tornato a casa a Castiglione dalla guerra, non venisse riconosciuto tanto era magro e scarnito; e le conche di rame, portate sulla testa dalle donne, in equilibrio perfetto fino alla fonte, a litigarsi il posto migliore per raccogliere l’acqua, e la madre, la cui sagoma Masci riconosceva da lontano, tra le tante.

Un personaggio schivo e riservato, a dispetto dei vivaci ambienti culturali frequentati, che non ha lasciato una grande produzione di quadri, tre dei quali sono esposti nella sala della Provincia di Pescara a lui intitolata sul finire degli anni Novanta, mentre molte delle opere sono finite in collezioni private in Italia e all’estero.

Di Masci, Lucio Dalla disse, in un contributo per il libro I giovani che amo, “Volevo in qualche modo apparire quello che sembrava lui, cioè un uomo fuori dal tempo, un essere con dei riferimenti alla Roma della fine dell’Ottocento e dei primi del Novecento. Poteva sembrare un pittore nazareno, un intellettuale o un poeta inglese, o un tedesco raffinato”.

Non si può dire che Masci sia stato influenzato nel suo percorso artistico da questo o quell’artista in particolare, “certo non può esistere una pittura che nasce dal nulla - sottolinea ancora Sissi Aslan - Ci sono sempre dietro, questo vale per chiunque, una conoscenza, un amore, uno studio, un maestro, tanto per cominciare, anche solo un maestro idealizzato e magari non frequentato. Edolo ha studiato in una scuola che era l’istituto Galilei di Roma che prima si chiamava Museo Artistico industriale, dove, come in una sorta di Bauhaus, si facevano pittura, cinema, scenografia, disegno, incisione. Credeva di seguire le impronte del padre che di mestiere era capomastro e muratore. Ma la vocazione artistica ha avuto il sopravvento”.

Per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo da vicino, come il professor Enzo Conti di Sulmona (L’Aquila), amico e appassionato d'arte, Edolo Masci trasferiva nei suoi quadri “l’idealizzazione della figura femminile, in quanto espressione della natura.

I tratti di queste figure femminili non sono mai volgari anzi estremamente leggeri” è il ricordo del professore, che conobbe Masci frequentandone lo studio d’arte a Roma.

“La donna diventa una figura quasi da sogno, non un ritratto come lo immaginiamo noi, la bella donna in un ritratto - spiega ancora Conti - Edolo sapeva cogliere i particolari, rendendoli quasi evanescenti così come farà anche con tutte le opere che riguardano la natura”.

L’Abruzzo ha omaggiato questo artista con due mostre, un’antologica con le opere dal 1961 al 1997, organizzata nel 1997 dalla Provincia di Pescara in occasione del 70esimo anno di istituzione dell’Ente, mentre nel 2002 è stata inaugurata la Sala Esposizione Edolo Masci presso il Palazzo della Provincia sempre a Pescara.

Scrive di lui il critico d’arte Antonio Del Guercio “La critica italiana è in uno stato di intollerabile debito nei confronti di quest’artista che è uno dei più originali e significativi dell’Italia del Dopoguerra”.



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